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25 Febbraio 2021 - 14:46
La protesta andata in scena l'altra sera al Concordia
Da quando è scattata l’emergenza Covid-19, infatti, i teatri di tutta Italia non hanno più aperto. Ed è ormai passato un anno. Un anno fatto di cassa integrazione, di spettacoli saltati, di eventi di varia natura rimandati a data da destinarsi. Di soldi gettati nel cesso per mettere a norma luoghi che ora continuano ad essere chiusi nonostante le promesse, le raccomandazioni e le speranze di chi ci governa a livello nazionale.
E così, lunedì sera, il Concordia è tornato vivo per poche ore, aderendo all’appello di U.n.i.t.a. (Unione Nazionale Interpreti Teatro Audiovisivo). Contestualmente, nel foyer sono stati affissi cartelloni bianchi dove ognuno ha potuto scrivere un pensiero in favore del mondo del teatro.
“Per una sera siamo tornati a incontrare quella parte essenziale e indispensabile di ogni spettacolo senza la quale il teatro semplicemente non è: il pubblico. A un anno di distanza dal primo provvedimento governativo che come prima misura di contrasto al Coronavirus intimava la chiusura immediata dei teatri nelle principali regioni del Nord, estendendo rapidamente il provvedimento a tutto il territorio nazionale nel giro di pochi giorni, chiediamo al nuovo Governo che si torni immediatamente a parlare di Teatro e di spettacolo dal vivo. Che lo si torni a nominare. Che si programmi e si renda pubblico un piano che porti prima possibile ad una riapertura in sicurezza di questi luoghi”, commenta il direttore artistico del Concordia, Mirco Repetto. Presenti alla manifestazione il sindaco Fabio Giulivi, il vicesindaco Gianpaolo Cerrini, il presidente del consiglio comunale Giuseppe Ferrauto, gli assessori Marta Santolin, Paola Marchese, Marco Scavone, Giuseppe Di Bella e Luigi Tinozzi, i consiglieri Marco Santagostino e Luca Mancini, il direttore di Asm, Mario Corrado, gli artisti Marta Azzalin, Riccardo Genovese e Laura Zinno.
“Abbiamo voluto dimostrare la vicinanza di tutta la Città al mondo della cultura, stremato come altri comparti da un lockdown lungo un anno. La Cultura, i teatri, i cinema, i musei, la storia, la musica, la danza e l’arte in generale sono il Dna del nostro paese. Speriamo si possano nuovamente accendere le luci e riprendere queste attività, per poi non spegnerle mai più. Perché la Cultura è vita!”, commenta Giulivi.
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