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IVREA. Ceratti rovina il Carnevale che non c’è

Quelli che il Carnevale dicono di avercelo nel sangue più degli altri e perciò non ne riescono proprio a fare meno. Quelli dei pranzi e del berretto frigio a tutti i costi e a più non posso. Quelli che “al diavolo le ordinanze del Comune” e “al diavolo pure la pandemia”. Quelli degli inni e delle canzonette. Quelli che se ne fottono dei cerimoniali, delle tradizioni e della storia. Quelli che a Carnevale tornano bambini e non vogliono sentire ragioni. Quelli che è inutile parlare con te che non sai cos’è il Carnevale. Quelli che in pochi giorni sono riusciti a trasformare una manifestazione di interesse nazionale in una festicciola per avinazzati. Quelli che non gliene importa nulla dell’interesse nazionale perchè il Carnevale a Ivrea è una cosa intima e seria solo per chi lo fa. Quelli che su Facebook hanno incitato alla libertà, non si è ancora capito bene da chi e da che cosa.  Ma il 2021, se proprio dovrà essere ricordato, lo sarà per l’invitanza “a indossare il berretto frigio” appiccicata in ogni dove e firmata dal Generale Vincenzo Ceratti alla sua terza “campagna”, questa volta non autorizzata. Un’invitanza che non è un’ordinanza ma in fondo in fondo lo è, perchè non è che basta cambiare il nome per trasformarla in qualcosa di diverso.  Ed è la rivincita di chi, ai tempi in cui in città governava il centrosinistra, chiedeva inutilmente di poter fare il Generale, ma nessuno lo stava ad ascoltare.  Solo oggi, ahìnoi, si è capito perchè. Peggio di Attila, il Re degli Unni. Cattivo fino al midollo come solo può esserlo chi passa il tempo a fotografare le macchine degli altri parcheggiate in divieto di sosta  per poi pubblicare le foto sui social al pubblico ludibrio.  Tant’è!  Prima o poi ce ne libereremo. Di lui come “Generale” in simbiosi con il “lui” che fa politica e nel tempo libero veste i panni di segretario cittadino di Froza Italia.  Per il resto, nel sabato di Carnevale, in città, un po’ ovunque si è respirata solo tanta malinconia.  «Manca la solita atmosfera che anticipa l’uscita della Mugnaia dal balcone del Municipio» confessa Miriam Meli, Violetta nel 1994 a spasso in piazza Ferruccio Nazionale in compagnia del presidente del consiglio Diego Borla, Generale nel ‘97.  Un sabato carico di malinconia anche per Aldo Bessero, Generale dell’edizione del 1992 e anche lui sabato mattina passeggiava per le vie del centro. A dirci che non sono giornate come tutte le altre, a parte l’aria gelida, ci sono le vie e le piazze imbandierate con i colori delle squadre degli aranceri. Ci sono le vetrine dei negozi del centro con le fotografie delle passate edizioni, le divise del Generale e gli abiti della Vezzosa Mugnaia. Ci sono i ristoranti tutti pieni, a Ivrea ma soprattutto nel circondario, un modo come un altro per non assecondare l’ordinanza del sindaco Stefano Sertoli con il divieto di asporto di bevande dopo le 14. Gli aranceri della Pantera nera, giusto per citarli, hanno scelto Samone La mattinata di sabato è terminata con la firma sul libro storico della Scorta d’Onore della Mugnaia nel negozio Divina di via Palestro. Nel pomeriggio, gli aranceri degli Scacchi hanno lanciato qualche arance davanti alla sede in via Quattro Martiri. In serata qualcuno ha sparato, in clandestinità, qualche fuoco d’artificio.  
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