VERRUA SAVOIA. La vicenda del progetto di escavazione e “rinaturazione” in località Sasso è emblematica di come funzionino i rapporti tra cavatori, Regione e Comuni, e di quale possa essere il ruolo della libera informazione nei confronti dei lettori-cittadini.
Dunque: la società Allara nel 2020 presenta il progetto (che aveva avuto un preliminare assenso, dieci anni fa, dal Parco del Po) alla Regione. La Regione ai primi di novembre avvia l’istruttoria e lo pubblica sul proprio sito, tra i progetti in Valutazione di Impatto Ambientale, affinché gli interessati possano consultarlo e presentare osservazioni; per qualche motivo, però, non dà comunicazione ufficiale né al Comune di Verrua Savoia (sul cui territorio l’intervento è previsto) né al limitrofo Comune di Crescentino. E siccome né gli amministratori comunali di Verrua e Crescentino - molto avvezzi all’uso dei social network, probabilmente meno alla consultazione dei siti istituzionali - né i funzionari dei loro uffici tecnici se ne avvedono, il progetto rischia di “passare” senza che nessuno se ne accorga.
Se ne avvede però il nostro collega de La Voce Piero Meaglia, da sempre attento compulsatore di albi pretori e siti istituzionali di Ministeri, Regione, Città metropolitana e Comuni. Studia il progetto e ne dà notizia con un articolo che pubblichiamo ai primi di dicembre. I residenti delle frazioni verruesi e crescentinesi lungo il Po lo leggono, fanno un salto sulla sedia e si mobilitano, chiamando geologi e avvocati. Da quel momento - finalmente - se ne avvedono anche i Comuni. In poche settimane piovono osservazioni sui tavoli della Regione, e pochi giorni fa la ditta proponente - con motivazioni piuttosto bizzarre: prima spende migliaia di euro per far predisporre tavole e studi e poi si accorge che manca un “programma operativo” per la sistemazione idraulica di quel tratto di fiume? - decide di ritirare il progetto.
(Almeno) tre considerazioni si impongono. La prima è: com’è possibile che una ditta privata presenti un progetto di escavazione su terreni di proprietà di un Comune senza che quel Comune - a quanto dice il sindaco Castelli - non ne sappia nulla?
La seconda: com’è possibile che il doveroso - perché previsto dalle leggi - rapporto informativo tra Regione e Comuni non abbia funzionato? Gli uffici della Regione possono “dimenticarsi” di avvisare formalmente i Comuni su un progetto che riguarda il loro territorio?
La terza: è forse il caso che sindaci, assessori e funzionari comunali, oltre a passare le giornate su facebook e su instagram, ogni tanto controllino - magari facendo una ricerca per parola, digitando “Verrua” o “Crescentino” - anche i siti di Regione, Provincia e Città metropolitana. Stavolta li ha avvisati Piero Meaglia (e lo ringrazino) su La Voce, dimostrando l’importanza dell’informazione locale fatta bene e a servizio dei cittadini: ma è un lavoro che potrebbero - e forse dovrebbero - fare innanzitutto loro.
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