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VOLPIANO. Tempo di bilanci

VOLPIANO. Tempo di bilanci

A quasi una settimana dall’ultimo consiglio di quest’anno mi accingo a tirar le somme dal mio punto di vista. Lunedì 28 in apertura di consiglio ho portato un saluto ad una persona a me cara che aveva avuto un ruolo importante nella nostra comunità, avvisando prima dell’inizio della seduta che quel particolare giorno avrei partecipato ma in silenzio, senza discutere la mia interrogazione perché ero provata da ciò che era appena avvenuto.

Il fatto di rimanere lì come spettatrice un po’ “frastornata”  non ha però fatto sì che mi sottraessi ai miei doveri, primo tra tutti, e spesso dimenticato da diversi colleghi,  quello di un attento ascolto di interventi ed esposizioni propedeutici a dibattiti e votazioni. E qui, senza banalizzare l’argomento,  parto già con le prime valutazioni negative sull’interesse e la responsabilità verso il proprio ruolo.

Fare il consigliere non è un hobby, per qualcuno forse sì, per qualcuno  forse è un impegno preso senza pensare alle “conseguenze” sull’onda di un entusiasmo che si è sciolto come neve al sole. Quanto detto lo si poteva constatare presenziando ai Consigli (se a qualcuno mai fosse venuto in mente!), ma è ancora più esasperato dalla situazione  contingente e da queste sedute online. Serietà, impegno e presenza: voto “scarsissimo”. Scene di “sbrago” sul divano, videocamere sempre spente e assenze sempre giustificate da chissà quali fantomatici impegni, quasi da NC (per i più giovani voto = non classificabile). La parte focale della serata era l’approvazione del Bilancio, sviscerato in vari punti all’ordine del giorno e poi votato tutto in coda. Tra le righe degli interventi fatti da sindaco, presidente del Consiglio e dall’assessore al Bilancio appunto si sono ascoltate incongruenze e lievi divergenze,  ma ciò che non si può più ascoltare sono le litanie sulle difficoltà incontrate per il  virus.

Sono solo cambiati i presupposti e le scuse, ma i risultati sono sempre egualmente deludenti. Il fatto è che non si può accettare che si dica che ormai non vi è margine per l’indirizzo politico nelle decisioni  quando poi invece è palesemente il contrario. Non si possono ascoltare le “favole” raccontate anche in modo arrogante sul fatto che i denari possono essere spesi solo in determinati modi perché chi lo racconta sa che anche in quella decisione ci sono ampi margini per esprimere propri criteri valutativi che influenzano le scelte, i tempi e i modi per spendere il denaro pubblico sono strettamente legati alla visione di chi ha la facoltà di farlo. Esempio molto banale per intenderci per cui io critico molto il nostro Assessore al Commercio e che sarebbe stato in parte argomento da riprendere nella mia interrogazione: il Comune ha ricevuto in passato del denaro a “compensazione” per la costruzione di due grossi poli commerciali limitrofi al nostro territorio, il vincolo di spesa di quella cifra era naturalmente legato al “commercio di prossimità” e questo e’ pacifico, ma il come e il quando spendere questi danari dipende dalla capacità e dalla  volontà di chi governa.

Se devo destinare soldi alle opere pubbliche devo avere ben chiara una priorità e una programmazione di intervento  pronta a fronteggiare gli imprevisti che possono intervenire.

Non si può essere infallibili, ma non si può certo accampare sempre e solo scuse per i risultati e scaricare ad altri errori proprio legati a quella volontà politica tanto “bistrattata”.

Ho sentito il Presidente del Consiglio fare un intervento non troppo in linea con la propria maggioranza sulla questione delle tariffe riguardanti la raccolta rifiuti: il non cambiare,  il voler far passare come virtuoso non aver variato una tariffa, non è poi così trasparente.

Non prendere decisioni o posizioni in fondo è un modo per farlo, non avere il coraggio di riprendere in mano la situazione e rivalutarla è come avere preso la decisione di rimanere in una zona comfort comoda dal punto di vista politico dati i risultati sin qui ottenuti, rimettere in discussione un sistema provoca incertezza.

Un argomento mi ha molto colpito e riguardava stanziamenti alla Chiesa, penso che questo argomento lo tratterà più approfonditamente una mia collega di minoranza.

Dico solo che sempre “ascoltando” mi sono sembrate imbarazzanti le parole del sindaco che stava candidamente esponendo un chiaro caso di decisione politica effettuata a fine mandato in un ottica prettamente pre-elettorale. La naturalezza con cui ho sentito fare affermazioni marcatamente d’indirizzo negando vi siano mi ha fatto pensare che sarei dovuta intervenire sul momento stesso ad arginare quel fiume di affermazioni molto discutibili, ma avremo tempo di chiarire e “sviscerare” questi argomenti.

Per ora chiudiamo il bilancio sul bilancio in modo marcatamente negativo, qui non si tratta di parere di revisore dei conti, perché quello è positivo, è il parere di chi ascolta la gente e vive il Paese e sa che in questo caso non è una mera questione di calcoli da “far quadrare”.

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