Al prossimo consiglio comunale si parlerà anche del
carcere di Ivrea. Con una mozione, il consigliere
Francesco Comotto chiederà infatti al sindaco di attivarsi presso tutte le Istituzioni competenti per denunciare il degrado in cui versa l’istituto, ma anche ad aprire un canale di comunicazione con l’Amministrazione Penitenziaria programmando visite periodiche da parte dell’Amministrazione comunale, quindi ad organizzare uno o più incontri con i responsabili della gestione della Casa circondariale, gli operatori del settore e le associazioni di volontariato che operano nella struttura.
Con un’interpellanza, invece, il consigliere comunale del Pd Gabriella Colosso chiederà che si inviti in audizione il garante dei detenuti
Paola Perinetto a relazionare in consiglio comunale, sull’attività svolta in questi ultimi due anni, un modo per conoscere le reali condizioni di detenzione, individuare le problematiche e conoscere i bisogni e le istanze dei detenuti e del personale che in carcere lavora.
“Tutto questo – commenta –
per rispondere, da un lato, a quanto richiesto dal regolamento e dall’altro per collaborare e supportare la Garante nel suo agire quotidiano…”.
Non è la prima volta che il consiglio comunale affronta questo argomento. Nel dicembre del 2018 approvò una mozione firmata da
Comotto e dall’allora collega d’opposizione
Alberto Tognoli in cui si evidenziavano diverse criticità tra le quali: il mancato funzionamento dell’impianto antincendio, i debiti verso i fornitori, l’impianto idrico a rischio legionella, l’inadeguatezza degli allarmi anti-scavalcamento e anti-intrusione, il mancato funzionamento delle luci esterne, la grave carenza di personale, il sovraffollamento di detenuti che anche oggi, nonostante quella denuncia sono 258 contro i 196 posti disponibili a norma di legge.
“‘L’allora Giunta – ricorda
Comotto –
aveva preso degli impegni precisi che sono rimasti lettera morta. Da allora ad oggi la situazione invece di migliorare è notevolmente peggiorata tanto da diventare anche un caso nazionale con ripetute sollecitazioni della Garante dei Detenuti, del sindacato di Polizia Penitenziaria OSAPP e di una interrogazione al Ministro Bonafede del deputato piemontese Andrea Del Mastro…”
Oltre a queste criticità si sono aggiunte la mancanza di un Direttore e di un Comandante di Polizia Penitenziaria tanto da far dire proprio all’onorevole
Del Mastro che:
“ad oggi gli organi regionali sembrano completamente disinteressarsi anche in considerazione del grave stato di abbandono e del completo “caos” organizzativo dell’Istituto”. Gli ha fatto eco il Segretario generale dell’OSAPP
Leo Beneduci dichiarando che:
“il carcere di Ivrea versa nel completo sbando”.
La tragedia dei suicidi
Al degrado, alla mancanza di un direttore fisso, al sovraffollamento s’aggiunge la tragedia dei suicidi, l’ultimo ad inizio novembre.
“La Casa Circondariale – passa e chiude
Comotto –
è di fatto un quartiere della città. Chi abita quel luogo, sia esso un detenuto o un operatore della giustizia, ha tutto il diritto di poter vivere e/o lavorare in una situazione di normalità e di dignità umana…”. Da qui la proposta di progetti mirati e condivisi con il mondo del volontariato, finalizzati ad allentare la barriera di incomunicabilità che c’è “tra il dentro e il fuori”.
“All’interno dell’ istituto in questi mesi di Covid – stigmatizza Colosso –
è venuto meno il distanziamento sociale e non sono stati distribuiti sufficienti dispositivi di protezione individuale. Sono inoltre state ridotte le attività rieducative e resi maggiormente difficoltosi i già carenti rapporti con le famiglie…”. Insomma più che un carcere, l’inferno.
Le indagini da Ivrea a Torino
Al consiglio comunale
probabilmente si dibatterà anche delle quattro inchieste aperte negli anni passati dalla Procura di Ivrea in merito a presunti pestaggi avvenuti in carcere tra il 2015 e il 2016. Tre di queste sono state “avocate” dal procuratore generale
Francesco Saluzzo di Torino che ha accolto il ricorso presentato dall’associazione Antigone e dal garante dei detenuti eporediese
Paola Perinetto.
Resta a Ivrea la quarta richiesta riguardante la repressione avvenuta tra il 25 e il 26 ottobre 2016.
Le inchieste eporediesi
L’istanza di avocazione dei fascicoli aperti a Ivrea
alla Procura generale della Repubblica di Torino, firmata del garante dei detenuti e dall’avvocato Maria Luisa Rossetti, risale allo scorso mese di febbraio 2020, quando a Torino scoppiò il caso “Vallette”.
“Contrariamente a quanto si sosteneva in una richiesta di archiviazione presentata dalla Procura di Ivrea – scrivono Saluzzo e Lupacchiotti della Procura generale di Torino –
è presente documentazione medica in ordine alle lesioni riportate da un detenuto giunto in infermeria per essere medicato per escoriazioni e sanguinamento nasale e che presentava numerose escoriazioni su gambe, braccia e polsi (manette) e che ha riferito di essere stato immobilizzato a trasportato di peso da alcuni agenti di polizia penitenziaria. Nessuna indagine è stata svolta per circostanziare i fatti e i maltrattamenti con riguardo”.
E ancora la Procura di Torino sui pestaggi che vanno dal 7 al 17 agosto 2015 si lamenta che
“le uniche indagini svolte si sono concretizzate nell’acquisizione, presso la Casa circondariale di Ivrea, del registro delle sanzioni disciplinari, da cui risulta che il detenuto è stato sottoposto a isolamento, in esecuzione di quanto deliberato dalla direzione della casa circondariale di Vercelli, dunque, in mancanza di qualsiasi indagine volta a fissare il quando del pestaggio asseritamente patito dal detenuto…”.
Il dito è puntato sul Procuratore capo di Ivrea
Giuseppe Ferrando che
“per lo svolgimento delle indagini si è avvalso della Polizia penitenziaria del carcere di Ivrea, alla quale appartengono gli indagati e le persone che, in virtù degli esiti di tali indagini, avrebbero potuto essere indagate”.
Stando alle denunce, i maltrattamenti dei detenuti sarebbero avvenuti all’interno della “cella liscia”, quella che dalle guardie penitenziarie veniva chiamata “l’acquario”: una stanza al piano terra del carcere che avrebbe dovuto essere la sala d’attesa dell’infermeria. Qui, invece, i detenuti venivano chiusi anche per ore, senza che nessuno potesse vedere all’interno, mentre erano sottoposti a trattamenti “di contenimento”.
“Ci abbiamo riflettuto bene prima di chiedere l’avocazione perché era qualcosa di non scontato. Sui 4 procedimenti però avevamo visto un rallentamento eccessivo e azioni che non venivano fatte dalla procura di Ivrea” ci avevano spiegato gli avvocati Simona Filippi per l’associazione Antigone e Marialuisa Rossetti
in rappresentanza della garante di Ivrea.
Come base di partenza la relazione ufficiale del Garante nazionale
Emilia Rossi. Dopo una visita a Ivrea confermò il racconto delle vittime:
“Gli agenti fecero ingresso nella stanza di uno di loro lanciando il getto dell’idrante sul pavimento interno e lo presero violentemente a schiaffi e pugni sul viso e sulla testa e, quando era scivolato a terra, a colpi di manganello sul costato”.
Lo stesso racconto è riportato anche dall’associazione Antigone e sulla pagina web infout.org, sulla quale altri detenuti scrissero:
“Noi qui stiamo testimoniando tutto quello che è accaduto, poteva esserci un altro caso Cucchi, addirittura più accentuato e che avrebbe coinvolto altre persone”.
Morale? La Procura di Ivrea aveva risposto con l’archiviazione ed era poi stato il gip
Stefania Cugge a rimandare indietro i fascicoli chiedendo di svolgere ulteriori indagini per individuare i responsabili dei pestaggi. Da qui la decisione del Garante di chiedere aiuto alla Procura di Torino con le istanze di avocazione.
L’acquario c’era e si trovata al piano terreno vicino all’infermeria.
Storie di pestaggi in carcere.
“Poi toccò a me. Di colpo aprirono il blindo e con un getto di acqua gelata di idrante mi stordirono e entrarono in tre o quattro velocemente in cella, mi buttarono per terra ammanettandomi e mi diedero nei costati dei colpi di manganello, poi mi tirarono su e nel tragitto verso l’infermeria, nei corridoi e per quattro piani di scale, presi schiaffi e manate in testa, finché non venni lasciato, credo qualche ora, chiuso senza vestiti, nell’Acquario al piano terra”.
Si dirà:
“Tutto falso..”.
“E’ solo scivolato, caduto!”. Ma sul referto, il medico che quella sera visitò il detenuto, scriverà che la caduta da lui descritta
“non è compatibile con le lesioni riscontrate…”.
La cella “
Acquario”, una cella liscia, una sorta di sala d’attesa senza panca, senza riscaldamento e con le finestre oscurate i detenuti non se l’erano sognata. Lo scriverà subito dopo a chiare lettere il
Garante Nazionale. L’acquario c’era e si trovava al piano terreno, vicino all’infermeria.
Per quei fatti, risalenti alla notte tra il 25 e il 26 ottobre del 2016, si è svolta, nel febbraio dello scorso anno, un’udienza in tribunale a Ivrea durante la quale la Procura ha chiesto l’archiviazione, il Garante Comunale si è opposto e il gip Stefania Cugge ha dato loro ragione, disponendo altri sei mesi di indagini e accogliendo così le richieste dell’avvocato Maria Luisa Rossetti.
Da una parte ci sono gli esposti dei detenuti sui pestaggi subiti, dall’altra
gli agenti
che dicono di vivere in condizioni disumane e che non ci stanno più a passare come i “cattivi”.
Finita qui? No!
Agli atti una lettera, con nomi e cognomi, inviata dal detenuto Matteo Palo di Chivasso ai Radicali e pubblicata sul sito infoaut.org.
Ultima fermata di un calvario cominciato con la protesta del 14 ottobre dello stesso anno organizzata per richiedere un televisore in cella. E’ il racconto di chi si era ritrovato ostaggio di 3 o 4 agenti. E’ la disperazione che sale di notte, quando la direttrice non c’è.
Il Quinto dossier
Per 10 giorni l’impianto per il riscaldamento non ha funzionato. Le finestre, ormai decrepite, non riescono a fermare gli spifferi o a bloccare all’esterno l’acqua quando piove controvento.
Piove anche al secondo piano, ma qui la colpa è del tetto che non regge più. E poi l’umidità, le muffe,
il campo da calcio inutilizzabile in autunno e in inverno, le recinzione arrugginite e pericolanti, l’impianto di videosorveglianza che c’è ma solo per metà. .
Così il garante dei detenuti Paola Perinetto durante l’illustrazione del quinto dossier delle “criticità strutturali degli istituti penitenziari piemontesi”.
Perinetto, ha anche dato notizia che il CPI ha organizzato un team di 9 insegnanti,
ma mancano gli spazi per organizzare un lezione con più di 7/8 persone.