L’Orsa Maggiore e l’Orsa Minore.
Callisto Figlia di Licaone, sovrano dell’ Arcadia, era una delle ninfe del seguito di Diana. Vedendola riposare in un bosco, Giove se ne invaghì; decise quindi di sedurla assumendo le sembianze della dea Diana, la giovane, infatti, rifuggiva gli uomini. Dopo qualche mese Diana, stanca per la caccia, decise di fermarsi con le sue compagne per farsi il bagno presso una fonte. Callisto, che fino a quel momento era riuscita a nascondere l’accaduto, esitava a spogliarsi: le compagne allora le sfilarono la veste scoprendo così la verità; adirata Diana la cacciò. Una volta nato il bambino, Arcade, anche Giunone decise di vendicarsi trasformandola in un orsa. In seguito Arcade, ormai quindicenne, durante una battuta di caccia s’imbatté nell’orsa e proprio quando stava per ucciderla intervenne Giove, che trasformò entrambi in due costellazioni, l’Orsa Maggiore e l’Orsa Minore. Giunone, adirata perché la sua rivale era diventata una dea, chiese al dio Oceano che le nuove costellazioni non tramontassero mai. Quello di Callisto è uno dei pochi miti greci, assieme a quello di Ifi, che presenta il tema dell’amore fra donne. E come era immaginabile, fu ben presto offerta una rilettura patriarcale del mito. Callisto si unisce ad una femmina, la dea Artemide, il cui corpo celava in realtà quello di un maschio, Zeus, al quale fu data la capacità di rendere feconda la ninfa. Nel mito però si cela anche la spiegazione di un fenomeno ben preciso, il fatto che le due costellazioni, l’Orsa Maggiore, Callisto, e l’Orsa Minore, Arcade, siano in realtà circumpolari, astri cioè che, nel moto apparente diurno di rotazione della volta celeste, non tramontano mai. E con questo mito gli antichi furono in grado di spiegare un complesso fenomeno astronomico! Numerose sono le opere d’arte realizzate nel corso dei secoli ispirate al mito di Callisto. Tra gli esempi più significativi vi è l’affresco realizzato nel 1510 circa da Baldassare Peruzzi per Agostino Chigi nella sua Villa Farnesina – come oggi è chiamata – a Roma. Peruzzi rappresenta il momento in cui la ninfa viene resa immortale e innalzata in cielo per volontà di Zeus, trasformata nella costellazione dell’Orsa Maggiore. Tiziano invece nel 1556 realizzò per Filippo II di Spagna il dipinto “Diana e Callisto” scegliendo di fissare sulla tela il momento in cui Artemide scopre il tradimento della ninfa. Il famoso pittore olandese Rembrandt, nel 1634, nel suo “Bagno di Diana e storie di Atteone e Callisto”, presenta la particolarità di riunire le iconografie di due miti differenti delle Metamorfosi, quello di Callisto e quello di Atteone, che sono strettamente connessi tra loro per un comune riferimento alla trasgressione nei confronti della castità di Diana. Il pittore fiammingo Rubens nel 1616 realizzò “Giove e Callisto” scegliendo di ritrarre il momento esatto in cui il dio, assunte le sembianze di Artemide, seduce la ninfa.
Favria, 19.11.2020 Giorgio Cortese
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