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BRANDIZZO. Andrea Cassola, l’uomo dei sorrisi

Lui è l’uomo dei sorrisi, quello a cui quando chiedono cosa fa nella vita risponde che “vende sorrisi”… di chi stiamo parlando? Di Andrea Cassola, uno smile designer… Curiosi di sapere di cosa si tratta? Sarà lui stesso a spiegarlo in questa intervista.

Attualmente residente a Brandizzo, è nato a Torino il 15 giugno 1976. “Nasco come bimbo iperattivo, ero un vero demonio. I miei genitori si sono sempre prodigati per il mio benessere e per la mia educazione; erano molto impegnanti nel lavoro e spesso stavo con i nonni, i quali mi hanno trasmesso grandi valori morali come l’attaccamento alla famiglia, il legame con la tradizione, in particolare quella culinaria, e per lo sport. Ne ho praticati tantissimi, ma il mio l’ho trovato solo da grande: lo squash, nel quale sono diventato un giocatore ad alti livelli e allenatore per la federazione ‘ASSI’ - comincia a raccontare -. La curiosità mi ha sempre portato ad essere interessato a tante cose su più fronti. Sono un grande amante dei viaggi e ne ho fatti parecchi fin da piccolo; credo che servano ad aprire la mente e questo mi ha aiutato ad essere una persona che non giudica, che non si spaventa di fronte alla diversità… anzi, amo la scoperta e la reputo un valore aggiunto della vita”.

Andrea si definisce figlio d’arte, ma ci spiega che non ha trovato subito la sua strada. Però ha poi capito di voler seguire le orme del padre odontotecnico e oggi gestisce il laboratorio di famiglia, di via Aosta 5 a San Mauro, che altro nome non poteva avere se non “Laboratorio Cassola”. Alle superiori ho studiato come odontotecnico, ma intorno ai vent’anni le mie passioni si sono fatte sentire con prepotenza, in particolare quella per la cucina e per i vini. Questo mi ha portato a fare banqueting e cioè ad andare a casa delle persone e cucinare per loro menù ad hoc. Parallelamente c’era anche lo squash. Dopo qualche anno ho capito che dovevo fare una scelta e ho deciso di dedicarmi all’odontotecnica - spiega -. Inizialmente ho lavorato in una grande clinica in centro a Torino e questo mi ha permesso di raggiungere l’indipendenza e di andare a vivere da solo a ventun’anni. I soldi però finivano in fretta dato che ero giovane e così, per arrotondare, sono andato anche a fare il barman in discoteca. Il lavoro è sempre stato una condizione fondamentale e importante nella mia vita, dato che sia i miei genitori che i miei nonni sono stati dei grandi lavoratori. Quando mi sono reso conto di dover fare una scelta è avvenuto perché mi sono reso conto che non era possibile gestire tutto insieme e poi avevo davanti il grande esempio rappresentato da mio padre. Fare l’odontotecnico è diventata così la mia passione più grande” spiega ancora. Tanti corsi fino a diventare un ottimo odontotecnico, ma questo ad Andrea Cassola non bastava. Ha collaborato con tanti clinici e strutture ospedaliere di prestigio e grazie alla tecnologia e agli investimenti fatti nel laboratorio di famiglia ha elevato il suo sapere. E’ arrivato a frequentare l’unico master in Italia che rilascia il certificato di “SDT”, ovvero “Specialist Dental Technician, e lo ha fatto presso l’Università “Marconi” di Roma. “Da quel momento mi sono potuto definire uno smile designer - afferma -. Ci so fare con la tecnologia e dall’arte manuale e analogica ora sono passato a quella coadiuvata con progetti realizzati grazie a elaborati software. Lo smile designer si può considerare come un odontotecnico molto evoluto, che grazie al suo sapere tecnologico e digitale crea protesi che passano attraverso le nuove tecnologie e supporta le operazioni dei clinici, dentisti e chirurghi maxillo - facciali, con protocolli prevedibili, altamente estetici e con un risultato sempre predicibile per medici e pazienti - spiega -. Una volta si ascoltava il paziente e si cercava di riferire al laboratorio cosa andava fatto attraverso materiale fotografico e testo scritto. Oggi la prima visita è coadiuvata da un tecnico e dal team dello studio; sulle foto scattate vengono fatti dei rendering per mostrare i risultati definitivi. Si passa poi al momento in cui si deve realizzare la promessa fatta al paziente. Intervengono i chirurghi maxillo - facciali se, ad esempio, serve un apporto di osso; si procede poi con l’analisi dei volumi del viso del paziente tramite scansioni facciali su cui verranno allineati i modelli digitali e tutti gli esami radiologici. Si supporta in toto la parte clinica e chirurgica, si parte dalla promessa estetica ma controllando anche la chirurgia; è tutto previsto, il paziente è consapevole di ogni aspetto e il margine di errore è piccolissimo”. Andrea crea i progetti al CAD attraverso software appositi e i file rispecchiano tutte le fasi della lavorazione delle protesi, fino ad arrivare a quelle definitive. Questi file non sono pezzi fisici, ovviamente, e quindi in laboratorio vengono realizzati dei prototipi grazie alla stampa 3D e ai macchinari CAM, che sono delle specie di fresatori. In pratica si importano i file creando dei semi lavorati, o stampati o fresati. “La parte più importante viene realizzata poi grazie all’estro artistico, nonostante io ami la tecnologia. Per me essere un designer significa utilizzare la tecnologia per i progetti digitali ma finalizzando i miei restauri protesici con l’arte che ho nelle mani. La tecnologia arriva fino ad un certo punto, è molto impersonale, serve l’arte per realizzare le sfumature e i colori delle ceramiche, ad esempio. In questo lavoro c’è un mix di chimica, fisica e tecnica di sottrazione del colore… secondo me l’odontotecnico riassume un po’ tante arti, è un po’ sia scultore che pittore - spiega -. Il mio leitmotive è emulare la natura. Le piccole imperfezioni, quelle che a tanti non piacciono e che rappresentano un motivo per non sorridere, per me sono colpi di genio ideati dalla natura per renderci unici. Ogni dente è diverso dagli altri e ogni persona è diversa dalle altre… è un qualcosa che adoro” afferma.

Con il suo lavoro Andrea Cassola ha abbracciato tante branche, ad esempio quella inerente alle malattie del sonno legate al cavo orale dove offre supporto con i dispositivi per la cura delle apnee ostruttive e delle roncopatie. Lo fa collaborando con l’Odontostomatologia del Mauriziano, dove è anche relatore nelle loro conferenze più importanti. Da qualche anno realizza anche protesi per i pazienti oncologici di modo da permettergli di riacquistare, grazie alla tecnologia, una vita più decorosa.

E’ stato molto oneroso a livello energetico colmare la curva di apprendimento necessaria per arrivare a raggiungere l’eccellenza - racconta -. Ci ho speso anche tante domeniche e tante notti, ma oggi sono gratificato dai risultati e insegno anche progettazione digitale di protesi in tutta Europa. Per questa ultima cosa devo molto alla ‘8853 spa’ di Milano che lo ha reso possibile: ha preso i migliori quattro di noi, ci ha formati e affiancati a professori italiani ed esteri - racconta ancora -. Il mio è un lavoro senza orari, in una giornata possono capitare un sacco di imprevisti e devo adattare tutto il resto della mia vita agli impegni professionali… ci tengo a ringraziare la mia compagna Liù per la pazienza nello starmi a fianco, sono un uomo molto fortunato anche nel privato. E lo sono anche per il fatto di essere il papà di Martino, un bimbo di quasi 8 anni che è la ragione per cui ho ancora fame di vita. Cerco di trasmettergli i valori importanti, è un bambino curioso, solare, spigliato e con lui vivo tante avventure viaggiando, scoprendo nuovi cibi. Devo dire che il lockdown è stato una benedizione per me sotto certi aspetti; per la prima volta ho stoppato la vita professionale, anche se ho lavorato da casa, e ho potuto passare più tempo con mio figlio”.

Andrea è un uomo che guarda sempre al domani e che spesso è molto critico nei confronti dei risultati raggiunti. Si ritiene soddisfatto della sua vita e l’unica cosa che vorrebbe ancora, forse, è avere delle giornate e settimane di durata maggiore… “Anche se probabilmente mi ritroverei solo a lavorare di più” ammette ridendo. Ci racconta di avere tantissimi amici e che considera le persone che lo circondano la misura della sua felicità. “Nei confronti del futuro un po’ di timore c’è, dato il periodo storico… ma io continuo a fare il mio percorso facendomi forte dei dati certi della mia vita, in primis Martino e la costanza con cui mi dedico a ‘vendere sorrisi’”.

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