Il colmo per un impresario? Cercare casa. Che poi dipende dall'impresario: se il nostro si chiama Giorgio Chiesa la vicenda tanto paradossale non è. Soprattutto perchè Chiesa non cerca una casa di mattoni, intonaco e tegole (di quelle ne ha costruite a centinaia e ne ha quante ne vuole), ma piuttosto di una sistemazione politica. Udite udite, il costruttore volpianese nelle ultime settimane sembra sempre più vicino al Pdl, un partito a cui, per la verità, ha ronzato intorno anche in passato, e anche con una discreta faccia tosta. Correva il dicembre 2012, si era in piena campagna elettorale per le politiche di febbraio, e il nostro eroe organizzava un convegno a Volpiano, ralatrice l'assessore regionale al lavoro Claudia Porchietto, Pdl. Che c'è di strano? Niente, a parte il fatto che Chiesa era pure referente dell'Udc, all'epoca acerrimo rivale del partito di Berlusconi. Poi, volendo, si potrebbe parlare del fatto che in quella stessa campagna elettorale Chiesa figurava pure fre i collaboratori di Oscar Giannino (candidato premier di Fermare il Declino). Aggiungiamo che l'Udc, in una manovra che esplorava nuove frontiere del ridicolo, a quelle stesse elezioni in cui Chiesa aveva flirtato con qualunque partito tranne il proprio, lo candidò pure, anche se in una posizione di second'ordine. Le politiche furono il de profundis del partito di Casini, il risultato alle urne fu misero, e quell'etichetta, “onorevole Giorgio Chiesa”, rimase relegata nei sogni degli impresario volpianese e negli incubi di qualun altro. Sarà stato allora, forse, che Chiesa ha capito che mai e poi mai l'Udc avrebbe potuto dargli quello che lui cercava: una poltrona. E allora ecco il costruttore, pronto a rispolverare un vecchio “amore”, il Pdl. Tanto da figurare come presenza fissa, in questi giorni, ai gazebo che il referente “azzurro” Beppe Miotto ha allestito per raccogliere le firme per il referendum sulla giustizia. E Chiesa non solo ha firmato: ha pure autenticato le sottoscrizioni, in qualità di consigliere comunale. Basta per dire che che siamo di fronte a un secondo tentativo di abbordaggio del Pdl da parte dell’impresario? C’è chi dice sì. Le prime avances agli azzurri Chiesa le aveva fatte ai tempi delle amministrative 2011, quando cercò in ogni modo di ottenere il simbolo, voluto all'epoca anche da Nevio Coral. Non lo ottenne. Il partito non diede il simbolo a nessuno (salvo poi concederlo a Maria Grazia Bigliotto, oggi quota Fdi, ma questa è un’altra storia). I tempi ora sembrano quelli giusti. Il Pdl sta per esalare l'ultimo respiro, il leader pregiudicato Silvio Berlusconi ha già annunciato la rinascita di Forza Italia e in tutta la nazione i coordinatori regionali sono intenti a promuovere la “Rifondazione anticomunista”. Insomma nella nuova creatura del Cavaliere ci sarà posto per molti. E, se tutto va secondo i piani dei “berluscones”, presto potrebbero esserci poltrone da spartire. E volete che Giorgio Chiesa si faccia sfuggire l'occasione?
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