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22 Aprile 2020 - 17:32
Con il coronavirus migliora la qualità dell’aria?
Tra le tante notizie drammatiche e luttuose di questi giorni, se ne trovano per fortuna anche alcune positive e confortanti, prima tra tutte la solidarietà e il sostegno reciproco che si sono attivati dappertutto.
Un’altra buona notizia viene dall’analisi dei dati sulla qualità dell’aria. Come si sa, la Pianura Padana è una delle zone più inquinate d’Europa e a Torino e cintura, compresa Chivasso, si è respirata per anni una delle peggiori arie d’Europa. I dati di quest’anno, però, sembrano indicare un cambiamento. Se prendiamo, infatti, i dati relativi al PM10, le pericolose polveri sottili originate soprattutto dal traffico, dal riscaldamento e dalle attività produttive, possiamo vedere come, rispetto agli inverni precedenti, in quello appena trascorso la situazione sia decisamente migliorata. Per legge, è permesso un massimo di 35 superamenti all’anno del limite giornaliero di 50 milligrammi per metro cubo di PM10. Nel 2017, i superamenti del limite registrati dalla centralina situata nei pressi della centrale elettrica erano stati oltre 80, più del doppio di quelli ammessi per legge. Nel 2018, i superamenti sono stati una sessantina, tutti naturalmente nella stagione invernale. Nell’ultimo periodo, da ottobre 2019 a marzo 2020, i superamenti sono stati in totale 44, di poco sopra il limite ammesso.
Prima di provare a indagare le cause di questo miglioramento, occorre però precisare che da metà febbraio circa, i dati rilevati dalle due centraline poste a Chivasso e Castagneto e diffusi dal sito della Centrale non sono più disponibili.
Abbiamo provato a telefonare in Comune per chiedere spiegazioni, ma in questi giorni naturalmente sono tutti impegnati in cose più importanti e urgenti e non abbiamo avuto risposta. Per il periodo da metà febbraio in poi, quindi, seguendo le indicazioni dell’ARPA, occorre fare riferimento ai dati diffusi dalla centralina che si trova a Leinì, che in generale sono abbastanza simili a quelli delle due centraline poste sul nostro territorio.
Di miglioramento della qualità dell’aria in tutta la Pianura Padana si è già parlato nell’ultimo periodo e si è vista una foto scattata dal satellite ESA, relativa al biossido di azoto (NO2), provocato in particolare dal traffico, che evidenzia un sensibile cambiamento. Molti hanno collegato questo miglioramento con le restrizioni al traffico imposte per il coronavirus. Da alcune parti si è stabilito anche un rapporto diretto tra coronavirus e inquinamento dell’aria e si è avanzata l’ipotesi che la diffusione del germe nel Nord Italia sia stata favorita dalla concentrazione di polveri sottili. Secondo gli studi scientifici basati sui virus degli ultimi anni non ci sono ancora prove dirette, per cui non è possibile per ora stabilire un collegamento.
In uno studio recente di Legambiente, sono stati analizzati i dati di circa 200 centraline poste nella Pianura Padana e nel periodo da febbraio a marzo 2020, si è registrata una riduzione di oltre il 50% dell’inquinamento dell’aria. Non si tratta però di un fenomeno costante e uniforme, ma presenta delle eccezioni. Ad esempio, nei giorni dal 27 al 29 marzo si sono registrati degli sforamenti record in tutta l’area mediterranea per le polveri provenienti dal deserto libico. E un’altra eccezione è quella relativa soprattutto alla provincia di Brescia, dove gli spandimenti dei liquami prodotti dagli allevamenti hanno provocato un aumento del PM10 nei mesi di gennaio e febbraio.
Secondo Legambiente, è difficile fare correlazioni tra anni diversi, perché le condizioni atmosferiche cambiano da un anno all’altro. In generale, i giorni favorevoli all’inquinamento sono diminuiti negli ultimi anni, a causa dell’evidente cambiamento climatico che ha portato inverni meno rigidi. Detto questo, la diminuzione di oltre la metà dell’inquinamento climatico nell’ultimo inverno rispetto a quelli degli anni precedenti è sicuramente dovuta in buona parte alla riduzione del traffico e delle attività produttive.
E’ urgente quindi che si cominci a pensare, in vista di una prossima ripresa, a sostanziali interventi sulla mobilità, sul traffico e sui cicli produttivi, tenendo presente che l’inquinamento dell’aria provoca ogni anno in Italia migliaia di morti premature. E il coronavirus ha avuto un effetto così drammatico nelle nostre zone, anche perché colpisce una popolazione già debilitata da un inquinamento che origina gravi problemi respiratori e di altro genere.
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