Fiato alle trombe rullo di tamburi, Renato Lavarini, capo del Gabinetto del sindaco, assunto a tempo determinato per farne le veci ed occuparsi a tempo pieno dell’Unesco, è stato espulso, cacciato, buttato fuori a “calci nel sedere” (si fa per dire) dal Grande Oriente d’Italia. La notizia, che è dei giorni scorsi, ha subito fatto il giro di tutte le stanze del Municipio. Se non è ancora ufficiale a Ivrea è perché deve ancora essere protocollata. A consegnare la missiva sarebbe stato lo stesso Lavarini, non senza qualche lacrimuccia di circostanza. Tutto poteva, infatti, immaginare (e lo immaginiamo noi) tranne che la sua lettera di dimissioni, per trasformarsi in un “insonne”, avrebbe prodotto gli effetti che ha prodotto.
Perchè dal Grande Oriente, come si sa, una volta entrati, non si dovrebbe uscire mai. Si può chiedere di essere dimenticati, questo sì, e Lavarini, terminati i suoi incarichi “municipali” avrebbe potuto tornare a fare il libero muratore.
A tagliare il “cordone ombelicale” con i suo vecchi amici sarebbero state una serie di dichiarazioni non gradite, rilasciate ai giornali, sul ruolo che sarebbe andato a ricoprire in piazza di città.
Filosofo e ormai ex “Presidente del Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili di Piemonte e Valle d’Aosta del Grande Oriente d’Italia” i dubbi su Lavarini e sulla sua appartenenza alla Massoneria erano sorti fin dai tempi dell’ex sindaco Carlo Della Pepa che per primo lo nominò come super consulente e coordinatore della candidatura dell’Unesco.
Ma Chi è Lavarini?
Nato a Torino nel 1960, dal 1986 al 1998 iscritto all’Ordine dei Giornalisti, dal 1989 al 1993 dipendente del Gruppo G Srl, poi dal 1993 al 1996 alle Cartiere Burgo, quindi all’Ente Fiera di Rimini e da Gancia. Dal 1996 al 2002 è stato collaboratore e poi socio di PRO Srl dove ha seguito Ferrero SpA, Soremartec S.A., Bersano&Riccadonna SpA e altre aziende. Dal 2002 al 2009 socio e amministratore di Estesa Srl e, infine, dal 2010 alla fine del 2012 consulente presso l’Assessorato alla Cultura e Turismo della Provincia di Torino. Ed è proprio quando s’è messo a lavorare in Provincia che il suo nome è balzato per la prima volta agli onori della cronaca. Lo chiamavano il “pupillo dell’assessore Perone. “Per tutti – scriveva Lo spiffero il 13 aprile del 2011 – a Palazzo Cisterna, il dottor Renato Lavarini, è stato ed è lo “staffista” del filosofo Ugo Perone, ex assessore comunale alla Cultura con Valentino Castellani...”
In realtà Lavarini, non è mai stato “staffista” dell’assessore Perone (cioè assistente-segretario-portavoce-portaborse) bensì “collaboratore”, assunto il 4 gennaio 2010 per coordinarele celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Alla Provincia era stato “prestato” temporaneamente e senza alcun onere.
Di sicuro l’equivoco staffista/collaboratore è stato utile per evitare polemiche. “Fino a che non si è conosciuta – con una spifferata, diceva Lo Spiffero – la sua candidatura alla direzione dei Beni e attività culturali. E allora sì, si è alzato il mugugno, non solo dei funzionari che si son visti scavalcare, ma soprattutto dai circa 20 dirigenti a tempo determinato che non sarebbero stati riconfermati.” Poi è arrivato il decreto Brunetta e l’assunzione di Renato Lavarini è saltata.
La storia recente di Lavarini è nota a tutti. Un contratto con Della Pepa, poi una proroga, poi un nuovo incarico esterno, poi un contratto, un’altra proroga, infine l’assunzione a tempo determinato e fino allo scadere dell’Amministrazione Sertoli.
Con Della Pepa si occupava della gestione del progetto di candidatura di Ivrea “Città industriale del ventesimo secolo a patrimonio Unesco”; oggi continua ad occuparsi delle tante cose che restano da fare per meritare la denominazione a cominciare dal visitor center, passando per l’ennesima Fondazione, da mettere in piedi con tutti i soggetti interessati (Comune, Archivio Olivetti, Fondazione Guelpa ecc…).Si aggiungono i rapporti con i giornali (non il nostro), i rapporti con le minoranze e la rappresentanza dell’Ente. Tutte cose che in realtà dovrebbe fare il sindaco ma che non fa.
Insomma non si riesce a fare a meno di lui e Sertoli & C lo hanno scritto più volte “nero su bianco” aggiungendo che “il prestigioso riconoscimento Unesco imponeva l’attuazione del piano di gestione ma anche di mantenere attivi i canali di comunicazione tra le amministrazioni e gli altri Enti aderenti al Tavolo della candidatura…”Il passato
In un cassetto tutte le polemiche che quasi stavano per mandare a casa l’ex sindaco Della Pepa (qualcuno se le ricorda ancora?), firmate congiuntamente da una buona parte dell’allora Pd, in testa Elisabetta Ballurio (che oggi tace), passando dai consiglieri Alberto Tognoli, Francesco Comotto e dalcentrodestra.
Tutti quanti con il dito puntato su quei 60 mila euro scuciti nell’aprile del 2015, senza alcun bando, dalla Fondazione Guelpa al “Consorzio per gli Insediamenti produttivi” per il piano di gestione del sito Unesco.
E si scriveva “Consorzio…” ma si leggeva e ancora si legge “Alberta Pasquero”, ex membro del direttivo Pd.
Peccato che quel lavoro avrebbe dovuto farlo Lavarini e così c’era scritto (toh guarda) nel supercontratto siglato, sempre con Guelpa, nell’ottobre del 2013 (circa 4.000 euro al mese).
“Vogliamo sapere come mai si è pagata due volte la stessa cosa…” avevano chiesto in coro Ballurio, Tognoli, Comotto, Gilardini e pure Borla (l’attuale presidente del consiglio), senza mai ottenere (e ancora la stanno aspettando) una risposta…. Tant’è! Prendere o lasciare…
Finito un incarico ne era seguito un secondo, di 16 mesi e per un compenso di circa 20 mila euro, assegnato attraverso un bando in cui il Comune si diceva alla ricerca di una figura professionale idonea ad accompagnare e organizzare il processo di verifica dell’Unesco. Di persone se ne presentarono cinque. Oltre a Renato Lavarini (punteggio ottenuto: 88), anche Antonio Scuderi (86), Sabino Maria Frassà (80), Sara Lyla Mantica (72), Bianca Maria Seardo (72).
Non c’è il due senza il tre, ad agosto e fino alla fine del 2018 Lavarini si è portato a casa altri 5 mila euro, felice come una Pasqua, c’è da giurarci, per essersi preso una bella rivincita sui suoi passati “persecutori”…. Poi ancora un contratto da 12 mila euro sino al giugno del 2019, infine l’assunzione.
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