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15 Gennaio 2020 - 14:45
Questa è una di quelle storie senza lieto fine che si raccontano con l’amaro in bocca, ma che nonostante ciò meritano di essere messe in risalto per il lungo ed “acculturato” cammino iniziato più di vent’anni fa. Esattamente nel 1998, quando nella piccola Montanaro nasceva una delle prime associazioni culturali, gli “Amici del Castello e del Complesso Abbaziale di Fruttuaria”. La grande passione verso il paese, le sue origini e le famiglie, che univa gli allora 15 volontari, li portò a fondare insieme l’associazione, per donare e mantenere viva la storia e la memoria dei monumenti montanaresi, attraverso dei progetti culturali. Una cultura a 360° gradi, che vedeva all’interno del direttivo referente, diversi personaggi di spicco della zona, come Don Silvio Tapparo, celebre canonico del Canavese, la vice presidente Amelia Prono, l’ex medico di famiglia Dottor Carlo Clara e la storica presidente Giovanna Sini Lanzillo, per citarne alcuni. Ma è l’ultimo capitolo di una storia che è giunta verso la fine e che vede oggi l’associazione chiudere. “Ci dispiace molto essere giunti a questa scelta.” Racconta Giovanna Sini e continua, spiegando le motivazioni: “Non era più possibile tenere in vita questa associazione, purtroppo l’iter burocratico e severo, che la riforma del Terzo settore ha imposto, ha colpito in maniera decisa il volontariato e le sue piccole Onlus e di conseguenza la nostra. Inoltre non siamo riusciti nell’intento di “rinnovare” l’associazione, magari con qualche studente o un gruppo di giovani che potesse supportarci e portare un po’ di energia. A malincuore quindi, siamo arrivati a questa soluzione”. Gli Amici del Castello, sin dagli anni 90 hanno sempre svolto un ruolo fondamentale nel paese, non solo con l’organizzazione di mostre all’interno della Confraternita di Santa Marta, ma anche custodendo e restaurando diversi pezzi di storia montanarese. Tra le attività più importanti si ricordano il restauro di due mappe, una napoleonica del 1800 e una Casarini del 1700 ritrovate nell’archivio del paese, il restauro dei quadri del Castello, come quello raffigurante il Senatore Frola ed ancora le 10 pubblicazioni, dei veri e propri percorsi di cultura del paese fino al racconto del poeta montanarese Giovanni Cena. Una storia lunga 22 anni che spegne le luci del palco, ma che continuerà comunque a donare il proprio supporto per la Chiesa di Santa Marta e per il Castello. “L’associazione chiude, ma noi continueremo ad essere da supporto a Don Aldo per la Chiesa di Santa Marta e per qualche attività all’interno del paese. Da aprile con la giornata di apertura mensile di visita del Castello, come guide di riferimento e con la Mostra Barocca piemontese, di cui Montanaro ne è protagonista” dichiara ancora la presidente e conclude: “In fondo il nostro motto è sempre stato ‘Ad Maiora Semper’, dunque andiamo avanti senza abbatterci”.
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