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23 Luglio 2019 - 17:59
Giovanni Campanino, presidente dell'Ascom di Chivasso
Si stava meglio quando si stava peggio è uno dei detti più abusati nel lessico del nostro Paese. A volte a sproposito, talvolta correttamente.
Il pensiero, dallo scorso fine settimana, è balenato nella testa di molti negozianti, sotto i portici di via Torino.
Se non meglio, sicuramente era “diverso” l’approccio che c’era tra i commercianti fino a qualche tempo fa. E, in particolare, tra la mai rimpianta abbastanza presidente dell’Ascom Maria Luisa Coppa e gli esercenti chivassesi.
Oggi, la musica nell’associazione di categoria è infatti completamente diversa e i rapporti tra il presidente Giovanni Campanino, eletto poco più di un anno fa, e i colleghi sono ai minimi storici.
L’idillio per la verità è durato ben poco, ma tant’è.
Il coperchio della pentola è saltato la scorsa settimana. Boom, boom. Dopo la mezzanotte della serata flop di “Venerdìmento”, con buona parte dei negozi chiusi mentre in via Torino sfilava la banda “Bandakadabra”, non ci sono stati i fuochi d’artificio ma sono volati gli stracci nel vero senso della parola tra i commercianti chivassesi e chi li dovrebbe rappresentare.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso sono state le tante attività che alle 20, massimo alle 21, hanno abbassato la serranda.
Campanino s’è infuriato per aver dovuto, suo malgrado, constatare che in via Torino alle 23 erano più i negozi chiusi che quelli aperti per la serata organizzata dall’Ascom. E così, cellulare in mano, s’è messo a fotografare tutte le saracinesche abbassatte e a condividere le foto nella chat facebook della “Grande Vetrina”, il gruppo che racchiude i commercianti di Chivasso.
“Se andiamo avanti così, non andiamo da nessuna parte”: è il rimprovero che, per farla breve, Campanino avrebbe rivolto alla ventina di colleghi che hanno preferito fare altro piuttosto che lavorare nella serata del 19 luglio.
Apriti cielo. La forma e la sostanza usate dal presidente dell’Ascom hanno fatto infuriare i commercianti. Tutti, o quasi.
“Non mi rappresenti”. “Straccio la tessera dell’Ascom”. “E’ una vergogna”. Il tenore delle risposte è stato pressoché identico: dall’inizio alla fine di via Torino s’è levato un coro di indignazione da parte di chi s’è sentito violato della propria libertà di scegliere se, come e quando lavorare. Oltre che “umiliato” per essere stato messo alla gogna dal “blitz fotografico” del presidente Ascom. E così è saltato il tappo di un vaso già colmo. “Non si può pretendere partecipazione se poi non c’è condivisione”, spiega uno dei tanti commercianti, a microfoni spenti e taccuini chiusi, che ha tenuto il negozio chiuso venerdì sra.
“Ogni iniziativa ci viene calata dall’alto senza possibilità di discuterne”, gli fa eco un altro.
“Un negozio non è un centro commerciale - spiega un altro ancora, che venerdì sera non era Chivasso - apro alle nove e chiudo alle diciannove tutti i giorni. Se mi viene chiesto di tenere aperto fino a mezzanotte, dovrò avere un ritorno, oppure il tempo che sottraggo alla mia famiglia non ha un valore? Il primo venerdì di luglio ho tenuto l’attività aperta e non è entrato nessuno in negozio. L’altra settimana, così, ho preferito far altro”.
La patata bollente ora passa nelle mani dell’amministrazione comunale e, in particolare, dell’assessore al Commercio Pasquale Centin. Ricucire lo strappo è un’impresa difficile, anche perché la sensazione è che si sia superato il limite.
Che farà l’assessore Centin? Chiederà a Campanino un passo indietro oppure di andare avanti per la sua strada, facendo finta di nulla di fronte al malumore di tutti i commercianti del centro?
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