Il clima è rovente, in via Siccardi, a due passi due dall’isola pedonale di via Torino e da Palazzo Santa Chiara. Non tanto, o meglio, non solo per le temperature torride di queste prime settimane d’estate.
Da una manciata di giorni ha aperto il cantiere per il rifacimento della pavimentazione stradale: si toglie il porfido per rimettere il porfido, ma di un altro tipo.
I malumori dei residenti sono noti.
Almeno dal 2013 - sei anni fa - lamentano tutta una serie di criticità legate all’attuale pavimentazione stradale e, da altrettanto tempo, chiedono esattamente il contrario: la sostituzione del porfido con asfalto fonoassorbente. Troppo forti le vibrazioni dovute al passaggio degli autobus, che partono dal Movicentro, e di lì transitano ogni benedetto giorno. E anche la notte. Insopportabile, alle orecchie, il rumore.
Le trenta famiglie che vivono nei condomini ai civici 1, 5 e 7 ogni anno, puntuali, hanno chiesto prima all’allora sindaco Libero Ciuffreda, poi all’attuale Claudio Castello - che già con primo cittadino oncologo si occupava di lavori pubblici - di risolvere i loro problemi.
Ma niente. “Nisba”.
Dopo anni di promesse, sopralluoghi, speranze mal riposte e aspettative disilluse, la mazzata di questi giorni: i lavori si fanno, sì, ma il porfido non se ne va.
“Dopo il rifacimento del fondo stradale in calcestruzzo e rete metallica - provano a rassicurare da Palazzo Santa Chiara -, i cubetti saranno posizionati con l’utilizzo di particolari resine che sostituiranno la sabbia assicurando una significativa riduzione delle vibrazioni”.
Da qui la rabbia, mista a rassegnazione. E le proteste. Pacifiche, pacate ma anche documentate.
Come l’ultima sollevata da Daniele Mancin, ex responsabile della sicurezza nei cantieri, oggi in pensione, tra i più agguerriti sostenitori delle ragioni del quartiere.
Fotografie alla mano, Mancin denuncia l’incompletezza del cartello affisso all’ingresso del cantiere di via Siccardi per chi arriva a piedi da via Demetrio Cosola. “Guardate, guardate qua. Mancano alcune informazioni che per legge sono indispensabili - inforca Mancin, ferito dalle promesse non mantenute da Castello & c. - Non è indicato l’importo dei lavori, che invece dovrebbe esserci, nè tanto meno sono scritti da qualche parte gli importi relativi. Non è riportato il numero del permesso di costruire nè c’è indicazione sul responsabile del procedimento. Inoltre - conclude - mancano i nominativi dei responsabili della sicurezza in progettazione e in esecuzione, che devono essere indicati dal committente, ossia dal Comune...”.
Insomma: questo cantiere, così com’è, non s’aveva da aprire.
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