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13 Marzo 2019 - 18:04
Al rifiuto di terminare i lavori in un cantiere edile, avevano risposto sparando tredici colpi di pistola contro il cancello dell’abitazione di un imprenditore 48enne di Tornaco, in Provincia di Novara.
Imputati per tentata estorsione aggravata in concorso, detenzione e porto abusivo di pistola tre impresari edili: Giuseppe Carbone, 29 anni, (avvocato Antonio Mencobello del Foro di Torino), il fratello Guido di 36 anni e suo cognato Francesco Ierardi, 31 anni, difeso dagli avvocati Mauro Bironzo del Foro di Ivrea e Fabrizio Cardinali di Novara, tutti residenti a Brandizzo, sono stati condannati a 3 anni ciascuno di reclusione. Due anni con sospensione della condizionale, invece, per il quarto componente della banda, il geometra Davide Visentin, 31 anni, anch’egli brandizzese.
La sentenza è stata pronunciata, ieri mattina, in tribunale a Novara dal giudice Silvana Pucci. Tutti e quattro gli imputati, attualmente detenuti agli arresti domiciliari, avevano scelto di essere giudicati con la formula del rito abbreviato.
Quei colpi alla cancellata a Tornaco erano stati sparati la sera del 10 gennaio dello scorso anno. Ad aprile, quattro mesi dopo, i carabinieri di Novara li avevano arrestati a Brandizzo eseguendo quattro ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip Roberta Gentile. Durante l’operazione dei militari, Francesco Ierardi aveva anche cercato di sfuggire all’arresto ed era stato poi rintracciato e fermato grazie all’intervento dell’elicottero dell’Arma alzatosi in volo.
I colpi sparati sul cancello della casa dell’imprenditore novarese rappresentavano un avvertimento dopo il suo rifiuto di realizzare nel cantiere di alcune villette a schiera, dei lavori extra senza il pagamento del dovuto.
Le indagini avevano anche permesso di scoprire altre minacce: nel dicembre 2017 Giuseppe Carbone aveva addirittura chiesto all’imprenditore novarese il pagamento di 10mila euro come indennizzo per quei lavori che non erano stati ultimati alle villette nella zona nord di Brandizzo.
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