E’ Federica Ranieri in Grijuela la Vezzosa Mugnaia 2019. Bellezza ed eleganza, sorriso contagioso, grinta da vendere sono i suoi tratti distintivi. Per indossare i panni di Violetta, Federicà si è tolta, per qualche giorno, la toga. Laureata in Giurisprudenza in Procedura Penale, è una delle tigri del foro di Ivrea. Da oggi è lei il simbolo della città ed è con orgoglio e tantissima emozione che ha accettato. Nata a Torino l’11 aprile del 1981, Federica Ranieri è venuta a vivere ad Ivrea con la mamma, Ester, e il padre Giacobbe, a soli 8 mesi. “Ero un fagottino quando sono arrivata ad Ivrea. Per questo mi reputo un’eporediese. Eporediese Doc!”.
Sua mamma, originaria di Sanremo, conosce il futuro marito in Università a Torino. Studiano entrambi Legge. Dopo la laurea Giacobbe Ranieri intraprende l’attività forense. E’ proprio il suo lavoro a portarlo nel 1980 qui in città. La mamma, invece diventa una resposabile dell’ufficio pratiche legali dell’Asl.
Per Federica sciegliere di studiare legge è naturale: “Mi sono laureata nel 2005 in procedura penale. Nel 2006 ho preso il patrocinio legale. Ero molto emozionata”. Sono anni intensi per lei: “Volevo fare il magistrato. Al mattino frequentavo la scuola per la magistratura in via delle Rosine. Il pomeriggio andavo in studio da mio padre. Mi metteva a scrivere atti. Intanto facevo lo stage da un giudice civilista, prima, poi da un Gip ed è qui che ho appreso in campo la procedura penale”. Intanto sboccia l’amore per l’avvocatura. “Lavorando con mio padre ho capito che quel che davvero volevo fare era l’avvocato”. Un legame a doppio binario che la lega all’amato genitore: “Sono super affezionata a mio papà. Grazie a lui sono cresciuta professionalmente e in questo momento, soprattutto, il nostro legame è molto stretto. Lui ha dovuto fare un passo indietro lasciando lo studio per problemi di salute. E io ne ho ho fatti due in avanti. Sento forte il senso di responsabilità. Mio padre, una persona dura, schietta, rigida, ha saputo tirare ben dritti i binari necessari per non sporcarti in questa professione. Oltre che di diritto societario commerciale, sono anche curatore fallimentare. Ho a che fare quotidianamente con le disgrazie di incappa in queste procedure. Ci vuole un grande equilibrio”.
Un equilibrio che a Federica non manca e le permette di chiudere la porta dello studio ed essere moglie e mamma super sprint di bue bimbi di 5 e 4 anni: Jacopo e Leone Ramon. “La mia tata diceva sempre:Quando sarai la mugnaia...”
“Da piccola? Non ho mai sognato di fare la Mugnaia. Sapevo che sarebbe successo”. Una consapevolezza che non fa che amplificare l’emozione nel vestire oggi i panni di Violetta e che fa volare i ricordi di Federica a quando era appena una bambina.
“I miei genitori erano molto impegnati con il lavoro e per questo vivevo gran parte della mia giornata con la famiglia Nicolotti, eporediesi innamorati del Carnevale che mi hanno trasmesso un amore viscerale per questa manifestazione. Il figlio era uno degli ufficiali e la mamma cuciva le divise. Ricordo la mia infanzia tra queste stoffe, tra il bianco e il blu delle uniformi. Ricordo l’attesa e poi la gioia per le feste. Con loro non si perdeva una tappa di questa meravigliosa festa. Il 6 gennaio l’uscita dei pifferi, la consegna di sciabola e felucca al Generale, l’alzata degli Abbà. Andavamo a prendere i fagioli. Respiravamo a pieni polmoni l’aria del Carnevale.La mia tata mi diceva sempre: “Quando sarai la mugnaia... quando sarai la mugnaia...”, ne parlava come di un evento certo e sono, così cresciuta con questa convinzione. Oggi è arrivato il grande giorno e sono emozionatissima”. Federica si commuove pensando alla sua amata tata: “Ero molto legata a lei. E’ mancata nel 2013, l’anno in cui aspettavo il mio primo figlio”.
Ed è proprio la nascita di Jacopo un altro di quei tasselli che segnano il legame di Federica con il Carnevale. Un legame che sembra tessuto dagli astri. Jacopo, infatti, nasce il 27 febbraio del 2014. E’ giovedì grasso. “Ricordo ogni attimo di quel giorno. Ero ad Aosta perché in quel periodo la maternità ad Ivrea era chiusa. In sala parto c’era un grande orologio che continuavo a guardare. Alle 15 pensai: ecco adesso il generale sta uscendo a cavallo... e subito dopo Jacopo nacque. Proprio sotto la stella della nostra festa più bella”.Toniotto
E’ Luca Grijuela, nipote dell’ex sindaco Fiorenzo Grijuela (suo zio) il Toniotto 2019.
E’ il 2009 quando Federica e Luca si sposano. Celebrano la loro unione qui ad Ivrea nella chiesa di Sant’Ulderico. Nel 2010 vengono chiamati a piantare il pich. “As pianta al pich a l’uso antic” . La tradizione vuole che sia una coppia di sposi dell’anno precedente a dare il primo colpo di pich e pala la mattina del Lunedì Grasso e qui verrà poi innalzato lo Scarlo.
Dalla loro unione nel 2014 nasce il primo figlio, Jacopo. Nel 2015 il secondogenito Leone Ramon. “Per entrambi abbiamo scelto il nome del nonno. Materno il primo, paterno il secondo”.il carnevale
Da sempre delle Picche, la prima iscrizione di Federica risale al 1995: “Avevo 14 anni”. Poi anni trascorsi sui carri: “A 16 anni sono riuscita a convincere i miei genitori a salire su un carro. Era il 1997. All’epoca non c’erano molte donne, soprattutto di quell’età. E così raggiungemmo un accordo con gli organizzatori. Il patto era che mio padre dovesse seguirmi. Che sacrificio per lui che è sempre stato poco sportivo. Credo che abbia accettato solo perché la mia felicità era incontenibile”. Le foto che raccontano quegli anni parlano di una Federica sempre sorridente, entusiasta. “Ho sempre continuato a tirare. E’ una passione incontenibile”.
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