Martedì 5 febbraio i consiglieri comunali di Castellamonte, insieme a tecnici e rappresentanti istituzionali della Città Metropolitana, hanno visitato la discarica di Vespia; alla visita è seguito un incontro in sala consiliare.
I consiglieri di due dei tre schieramenti di minoranza - ovvero Maddio, Falletti e Tomaino del gruppo “Per la nostra terra, per la nostra città” e Paolo Recco del Movimento 5 Stelle – hanno inviato una lettera alla Città Metropolitana, per la precisione al Presidente della II Commissione (quella che si occupa dei Lavori Pubblici e delle questioni ambientali) ed al sindaco di Castellamonte, avanzando tre richieste.
Chiedono innanzitutto alla Città Metropolitana che convochi una Conferenza dei Servizi per affrontare il tema degli abusi edilizi rilevati nell’area della discarica e per i quali il responsabile dell’Ufficio Tecnico Comunale aveva emesso il 20 ottobre 2017 un’ordinanza di demolizione. Ne era seguito un ricorso della Agrigarden al TAR, che si è pronunciato l’8 gennaio scorso.
“Contrariamente a quanto riportato dagli organi di stampa – si legge nella lettera – il TAR Piemonte ha riconosciuto la non conformità dei manufatti realizzati ai tipi abitativi edilizi a suo tempo rilasciati (anni 1995-2001)ed ha riconosciuto altresì che la recente baracca di cantiere risulta essere realizzata in assenza di titolo abitativo edilizio, e perciò ne ha confermato la demolizione. Il giudice amministrativo ha stabilito che il Comune di Castellamonte, da solo, non può ordinare la demolizione dei manufatti più antichi (antecedenti all’autorizzazione ambientale integrata) e che tale determinazione deve essere fatta oggetto di nuova conferenza dei servizi indetta da Città Metropolitana di Torino poiché gli interessi coinvolti hanno natura sovracomunale”. In quella sede dunque si dovrà “verificare la persistenza dei requisiti di esercizio della discarica di Vespia e concertare la sanzione edilizia da applicare ai manufatti realizzati in maniera difforme dal titolo abitativo in epoca 1995-2001”.
Questo per quanto riguarda gli abusi edilizi. La preoccupazione degli scriventi si concentra poi sul problema dell’inquinamento: “Non paiono risolte le cause che hanno portato alla presenza di indici di contaminazione da percolato in corrispondenza dei pozzi PA 10 e PA 12, così come evidenziate nella relazione Arpa del 15 novembre 2018”. Chiedono pertanto alla Città Metropolitana “quale attività di vigilanza e verifica sia stata assunta dalla Direzione Ambiente, o dalla Commissione stessa , in merito agli inadempimenti riscontrati dall’Arpa e di valutare, se del caso, una temporanea sospensione dell’attività di conferimento in assenza delle apparecchiature di lavaggio dei mezzi in uscita dal sito”.
La terza richiesta è rivolta al sindaco di Castellamonte al quale si chiede di “predisporre, in accordo con la Città Metropolitana, un progetto di fattibilità tecnica ed economica inerente la rinaturalizzazione dell’area occupata dalla discarica da finanziare col contributo degli Enti Superiori” non essendo stato accantonato l’importo necessario per la riqualificazione ambientale e la gestione trentennale del post-mortem.
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