Sergio Alagna non si dimenticherà per molto tempo di quei suoi due viaggi verso l’aeroporto di Caselle, per accogliere e poi riportare quella sua amica affetta da paraplegia e il figlio di 10 anni, provenienti dalla Norvegia.
“Perché quei due viaggi mi sono costati la bellezza di 180 euro di multa per divieto di sosta e per essere passato in una corsia vietata per colpe non mie. Per essermi attenuto a quanto mi ha spiegato un addetto aeroportuale”, spiega il 45enne torinese.
Tutto si svolge a fine giugno, quando Alagna va al “Sandro Pertini” per accogliere la sua amica e suo figlio.
“Non essendo pratico delle procedure, avevo chiesto ad un addetto di poter utilizzare il posto riservato ai disabili, visto che la persona era paraplegica dalla nascita. Gli addetti aeroportuali, capita la situazione, hanno subito acconsentito all’utilizzo del posto riservato. Poi me ne sono andato via, con grande tranquillità”.
Dopo una settimana, Alagna riporta l’amica e il figlio in aeroporto, seguendo alla lettera la procedura. Ma un paio di settimane dopo “mi vedo recapitare due multe dalla polizia municipale di Caselle per divieto di sosta, una all’arrivo ed una alla partenza”. Con grande arrabbiatura, fa immediatamente ricorso al prefetto, allegando tutta la documentazione necessaria e le “prove” della sua buonafede.
“Ho allegato tutta la documentazione che comprova la disabilità della mia amica, il biglietto aereo che coincide con la data delle multe e tutto quello che potesse far capire che l’ho fatto in buona fede”.
Ma il ricorso è stato bocciato, con il signor Sergio che ha così dovuto pagare la bellezza di 180 euro perché non “ha rispettato le limitazioni alle corsie determinate nell’ordinanza vigente ed indicata anche dall’apposita segnaletica”, come si legge nelle motivazioni spiegate dallo stesso prefetto nel bocciare il ricorso del desolato Alagna.
“Sono deluso e fortemente amareggiato. Sono stato multato alla pari di qualsiasi altro furbetto che cerca scorciatoie per non pagare il parcheggio o cose similari. E invece io stavo solamente recuperando e, nel secondo caso, riaccompagnando, una donna con gravi disabilità motorie. Di certo non abbiamo fatto una bella figura a livello internazionale…”.
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