Sorpresa sorpresa: nella società Waste Italia, che controlla SMC, cioè le discariche di Chivasso, entra un fondo d’investimento americano. E’ il Sound Point Capital Management LP di New York.
Così interpretiamo il comunicato del Gruppo Waste Italia del 5 dicembre, il quale rende noto che la controllata Waste Italia ha ottenuto dal Tribunale di Milano l’omologazione della proposta di concordato preventivo “in continuità aziendale indiretta con assunzione”.
Il concordato prevede che gli attivi e i passivi di Waste Italia vengano assunti da due “assuntori”. Il primo è semplicemente Pietro Colucci stesso, o per essere precisi la sua Sostenya Group PLC, che è il maggior azionista del Gruppo Waste Italia. Il secondo è di nuovo Colucci, ma solo in parte: questo secondo assuntore è infatti la nuova creatura SPC Green srl. La nuova creatura è bensì controllata per il 50% dalla solita Sostenya Group plc di Colucci. Ma il restante 50% è appunto di un fondo americano: la “società statunitense Sound Point Capital Management LP… e il suo fondo di investimento)”.
Un fondo che proprio in questi giorni fa parlare di sé in Italia: starebbe infatti per concedere un grosso prestito al gruppo Astaldi. La grande società di costruzioni – fra le sue realizzazioni: l’alta velocità Roma-Napoli, la Fiera di Milano, l’Ospedale di Mestre, l’impianto idroelettrico di Pont Ventoux di AEM Torino, il Terzo Ponte sul Bosforo, l’autostrada dell’Anatolia - ha chiesto a settembre il concordato preventivo. Ora è alla ricerca di finanziamenti per rendere la sua domanda credibile di fronte al Tribunale fallimentare. E in suo soccorso sarebbero arrivati i fondi Fortress e appunto Sound Point Capital, disponibili a fornire complessivamente dai 150 ai 200 milioni, con un ritorno del 10-15%.
Non è la prima volta che la finanza internazionale entra in Waste Italia. Nel novembre 2014 la società ha emesso 200 milioni di euro di obbligazioni quinquennali, che sono state comprate da “investitori istituzionali”, cioè banche, fondi, finanziarie. Interesse del 10,50% annuo, da pagarsi in cedole semestrali di dieci milioni l’una. Alti interessi ma alti rischi? Sta di fatto che Waste ha pagato solo due cedole, quelle del 2015, e non ha più pagato quella del maggio 2016. E nemmeno quelle successive. Oggi quei 200 milioni costituiscono la gran parte dei 302 milioni di indebitamento finanziario netto dichiarati dal Gruppo Waste Italia pochi giorni fa: in pratica, il gruppo è in mano alle banche e in generale alla finanza. Le obbligazioni scadono nel novembre 2019, e non sappiamo come farà Colucci a rimborsarle.
Waste Italia aveva già subito un considerevole mutamento nel 2017. Non solo perché nel corso dell’anno quasi tutte le società del gruppo, compresa SMC, hanno chiesto il concordato. Ma anche per un’altra ragione: dal marzo 2017 tutte le attività operative di gestione dei rifiuti di Waste e delle sue controllate sono passate in carico a Green Up srl, società controllata al 100% da Waste stessa, cioè sempre da Colucci. Sono passate a Green Up in seguito alla “definizione del contratto di affitto di ramo d’azienda delle attività di raccolta e smaltimento dei rifiuti (compresi impianti e discariche), con decorrenza dal 6 marzo 2017. Alcuni impianti operativi rimangono comunque in carico a Waste Italia, come riportato nello schema sottostante”. Citiamo da un comunicato dell’azienda. Anche SMC è andata in gestione a Green Up? Lo “schema sottostante” non è chiarissimo. Però il nuovo responsabile delle discariche e degli impianti di Chivasso ci tiene a venire indicato come dirigente di Green Up e non di SMC.
Torniamo alla notizia dalla quale siamo partiti: il fondo d’investimento americano Sound Point Capital entra in Waste Italia. La stampa specializzata lo definisce un “hedge found”, cioè un fondo speculativo. Sono fondi che adottano strategie d’investimento più rischiose degli altri. Come gli investimenti in derivati. O come le vendite allo scoperto. Poiché non siamo del ramo, citiamo semplicemente wikipedia: “operazioni effettuate con titoli non posseduti, finalizzate a conseguire profitti o a coprirsi contro i ribassi del mercato. In pratica, la scommessa del gestore è che, dopo aver venduto i titoli, questi perdano valore. In questo modo, quando per concludere l’operazione dovrà riacquistarli, lo farà ad un prezzo inferiore, incassando quindi una plusvalenza”. Non sono Dame della San Vincenzo.
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