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25 Ottobre 2018 - 16:05
Il sindaco Vittorio Covacci
Si comincia a trovare qualche documento del progetto di recupero dell’area un tempo adibita a deposito di carburante dell’esercito. Un’area in parte pianeggiante e in parte collinare e boscata. Il Demanio Militare l’ha ceduta pare gratuitamente al Comune ai primi di agosto.
Ancora prima della cessione, già in aprile, era cominciato quel taglio degli alberi nella parte collinare, che ha incuriosito e contrariato alcuni residenti. Perché tutti questi abbattimenti delle vecchie querce? Chi sta eseguendo il taglio? Chi l’ha autorizzato? Chi incassa i soldi della vendita del legname?
Una quindicina di giorni fa abbiamo iniziato a chiedere al Comune un po’ di documentazione. Non abbiamo ancora ricevuto risposta ma l’ente ha tempo trenta giorni. Però, come abbiamo appena scritto, qualcosa si comincia a sapere. L’azienda che ha effettuato in tutto o in parte il taglio dovrebbe essere la Fratelli Baima Besquet di Rocca Canavese, una ditta di commercio all’ingrosso di legname, semilavorati in legno e legno artificiale.
In ottemperanza del regolamento forestale, la Baima Besquet ha presentato in Regione una comunicazione semplice “per tracciabilità biomasse Monteu da Po Demanio militare” che prevedeva l’inizio dei lavori per il 4 aprile.
L’intervento è così descritto: “Taglio di ceduazione del robinieto in area strategica militare al fine di ripristinarne la percorribilità, oltre che per ringiovanire popolamento in fase di collasso strutturale”. Il tipo di intervento consiste nel “taglio finale di un impianto di arboricoltura da legno”. La finalità del taglio è “Legna per uso energetico” e la destinazione è quella “commerciale”. Le specie arboree alle quali appartengono gli alberi tagliati sono la robinia (10.000 quintali), il rovere (2.000 quintali) e il castagno (1.000 quintali). La comunicazione contiene anche questa precisazione: “Note sull’esbosco: necessità di ripristino dell’originaria viabilità ora completamente occlusa”.
Il luogo è indicato come Monteu da Po, foglio 7, part. 999, superficie 1,8 ettari, e part. 998, superficie 8,2 ettari. In totale 10 ettari.
E qui sorge qualche domanda. Se la pone Laura Gastaldo, già sindaco, oggi consigliera di minoranza insieme ai colleghi Graziano Bronzin e Marco Ferrero: “Il Comune avrebbe dovuto chiedere al Demanio di consegnargli l’area con il bosco intatto: sarebbe stato il Comune a far tagliare, eventualmente, un po’ di alberi per guadagnarci qualcosa. Non tanti alberi quanti sono stati abbattuti, anche meno: in ogni caso qualche euro sarebbe entrato nelle casse del Comune. Casse che hanno sofferto molto per cinque anni a causa dell’ammanco di cui tutti sanno”.
Il Demanio avrebbe potuto non essere d’accordo…
“E allora il Comune avrebbe potuto chiedere almeno una parte del ricavato. Un tentativo presso il Demanio bisognava farlo. Il sindaco l’ha fatto? Sarebbe interessante sapere quanto è stato ricavato dalla vendita di tutti quegli alberi. E mi faccio un’altra domanda”
Cos’altro c’è di strano?
“Credo che un taglio su un’area così vasta richieda l’elaborazione di un vero e proprio piano forestale, da sottoporre alle autorità competenti per ottenere l’autorizzazione. Non penso che basti una semplice comunicazione alla Regione”.
La consigliera Gastaldo solleva altri interrogativi. Riguardano i vincoli che possono gravare sul bosco e sull’intera area. Nei precedenti articoli abbiamo già citato il “Verbale di presa in consegna anticipata” al Comune firmato il 6 agosto 2018 da un ufficiale del Ministero della difesa, da un dirigente del Demanio Regionale e dal sindaco Vittorio Covacci. Il verbale definisce l’area “zona a servizi”. “Però - osserva l’ex sindaco - il progetto “Food for Forest”, elaborato dall’associazione Cornalin di Lauriano, a quanto si sa destina l’area, o parte di essa, all’allevamento di maiali, cioè ad una attività produttiva: in tal caso non occorre una variante di piano regolatore?”
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