“Vorrei dire a Di Maio che...”. Non siedono più a Montecitorio e a Palazzo Madama. I salotti romani li frequentano solo per qualche reunion tra ex colleghi. Uno la politica la fa ancora, nelle sedi istituzionali. L’altro solo sui giornali, almeno così dice. Andrea Fluttero e Renato Cambursano, ex parlamentari di casa a Chivasso, del governo giallo-verde nato dal contratto tra Movimento 5 Stelle e Lega Nord non hanno una gran opinione. E, probabilmente, non potrebbe essere altrimenti, non foss’altro per i percorsi politici differenti, soprattutto rispetto agli attuali onorevoli grillini.
Da qualche giorno a questa parte, però, hanno un motivo in più per mal digerire il Def partorito dai due schieramenti che fanno capo, rispettivamente, a Luigi Di Maio e Matteo Salvini: il taglio ai vitalizi. Nel caso specifico, i loro.
In verità, prima che la sforbiciata che costerà qualche centinaio di euro sulla pensione maturata dai due ex parlamentari, sono le parole con cui il vice ministro a 5 Stelle ha annunciato il taglio che hanno fatto andare di traverso qualche cena a Fluttero e a Cambursano.
“Io non sono un parassita che ha mangiato sulle spalle degli italiani per troppi anni”, ha replicato, su facebook, l’ex sindaco e senatore Andrea Fluttero in riferimento ad una dichiarazione rilasciata alla stampa dal vice premier Di Maio.
Fluttero, quell’exploit, se l’è legato al dito e, sempre sul social network, il capogruppo in Regione di Forza Italia annuncia di voler adire le vie legali.
“Sono un cittadino che a 20 era capofamiglia - scrive Fluttero -. A 21 era apprendista. A 24 apriva la prima partita Iva e per 15 anni ha creato posti di lavoro. A 39 veniva eletto sindaco di Chivasso dove per 8 anni ho compiuto il mio dovere lavorando a tempo pieno al rilancio della città. Poi per 7 anni ho avuto l’onore di essere Senatore della Repubblica. Ho ricoperto tutti i ruoli pubblici con diligenza, serietà ed impegno. Ho ricevuto gli stipendi e maturato la pensione (vitalizio di 2.200 euro) prevista dalle allora leggi vigenti che avrei percepito a 65 anni. Dal 2013 dopo un brutto infarto sono tornato al lavoro privato con la mia partita Iva...”.
“Mi sono sentito molto offeso - commenta, a freddo, qualche giorno dopo, Fluttero, finito anche nel mirino dei supporters del Movimento sui social -. Un Governo può decidere di fare quello che vuole: tagliare, ridurre, aumentare. E’ nelle loro facoltà. Vogliono ridurre i vitalizi? Bene, lo facciano pure, ma per quale ragione si permettono anche di offendere? Io ho fatto il mio dovere in maniera leale e competente, non accetto di essere accusato così da Di Maio”.
Renato Cambursano il parlamentare l’ha fatto per 15 anni, oltre ad essere stato anche lui sindaco di Chivasso. Il suo vitalizio, ogni mese, è di 3.791 euro netti. “Il taglio porterà una decurtazione dell’ordine di 700 euro”, precisa. E poi attacca. “In tutte le cose della vita credo che ci debba essere un limite - incalza -. Ecco, penso che su ogni argomento questo Governo il limite l’abbia ampiamente superato. Come parlamentare credo di non aver nulla da rimproverarmi. Sentirmi dare del parassita da uno che fa a sua volta il parlamentare, credo sia molto grave: queste dichiarazioni alimentano l’odio nei confronti delle istituzioni. Cosa vuole il Movimento 5 Stelle? La guerra civile? Di Maio non pensa che un domani anche lui sarà dall’altra parte? Io ho sempre detto la mia sul taglio dei vitalizi e non ho nulla da dire nel merito. Ora però mi chiedo: ma non dovevano anche ridurre il numero dei parlamentare e tagliarsi le remunerazioni? Hanno fatto qualcosa a riguardo? Mi pare proprio di no. Ecco, prima di parlare dovrebbero cominciare a guardarsi un po’ allo specchio. Se è così che pensano di risolvere i problemi del Paese, siamo ampiamente fuori strada. C’è un Governo che anziché preoccuparsi di creare posti di lavoro, cerca soluzioni per l’assistenza a chi un lavoro non ce l’ha. C’è un Governo che non tutela chi ha pagato le tasse, ma anzi pensa ai condoni fiscali. La gente non dovrebbe farsi incantare in questa maniera, ma purtroppo io non ci posso più far niente. E’ proprio per questo che la politica oggi non mi piace più”.
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