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17 Ottobre 2018 - 18:53
"Non vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso”, è un antico proverbio che il Sindaco Francesco Cavallero dovrebbe imparare. Già perchè il Sindaco di Casalborgone da ben cinque anni, non ha perso occasione per sbandierare pubblicamente che aveva querelato per diffamazione a mezzo stampa Amos Giardino e che sarebbe stato sicuramente condannato. Era talmente certo di questo che, nel giugno del 2014, alla prima udienza, quando si costituì parte civile, per ottenere un lauto risarcimento del danno alla sua immagine, io e il direttore del giornale fummo rinviati a giudizio, atto peraltro scontato per poter procedere al giudizio. Prima ancora di uscire dal Tribunale di Biella, Cavallero inviò SMS a tutti con scritto: “l’ex sindaco Amos Giardino e Liborio La Mattina direttore de La Voce, sono stati rinviati a giudizio...”, nemmeno fossimo stati condannati. I proclami non finirono lì, Cavallero e il suo “fido” Vice Sindaco Fabrizio Conrado, presente in tribunale ad ogni udienza, anche in assenza di Cavallero, non persero occasione per additarmi pubblicamente come “rinviato a giudizio”, bugiardo, spacciatore di notizie false e quantaltro, come se la sentenza di condanna fosse già stata emessa. Mi chiedo a che titolo e per quale motivo Conrado sia sempre stato presente alle udienze, visto che la causa non riguardava il Comune, ma i “cittadini” Francesco Cavallero e Amos Giardino. I proclami sono proseguiti fino alla seduta di Consiglio Comunale del giugno scorso, quando, dopo aver dichiarata chiusa la seduta, il Sindaco si è premurato di informare tutti i presenti, me compreso, che a giorni ci sarebbe stata la sentenza della querela per diffamazione ad Amos Giardino, ed allora avrebbe provveduto a diramare comunicati sull’esito della causa e sul lauto risarcimento che averebbe ottenuto. Tutto questo prima avveniva prima della sentenza, mi sarei aspettato che almeno per coerenza avesse comunicato la sentenza qualsiasi fosse stato il giudizio, magari le scuse per tutte le sue dichiarazioni diffamatorie espresse prima della sentenza. Invece nulla di tutto questo, Cavallero lancia proclami, esce su giornali quando denuncia e si costituisce parte civile per intascare “lauti risarcimenti”, ma quando perde tace. Secondo le motivazioni espresse nella sentenza, il diritto di critica è legittimo e il fatto storico appare veritiero, di conseguenza i due imputati Amos Giardino e Liborio La Mattina sono stati assolti perchè il fatto non costituisce reato. Ora Cavallero dovrà farsene una ragione, chissa se si è reso conto che si puo legittimamente non essere d’accordo con lui, che le sue scelte possono fare sorgere molti dubbi è consentito criticarle. Sarà svanita la sua speranza che non mi sia più consentito scrivere sul giornale? Cavallero con questa sentenza ha dovuto rinunciare alla “punizione esemplare” del “lauto risarcimento” che, secondo lui, avrei dovuto pagare. Questo non è il solo caso in cui Cavallero proclama azioni legali e poi tace quando perde la causa. Come è accaduto con il ricorso al TAR del Lazio sull’IMU agricola, dove Cavallero promotoredell’iniziativa ha perso, e gli agricoltori che, fiduciosi delle dichiarazioni del Sindaco di una vittoria certa, non hanno pagato il dovuto ora dovranno essere sanzionati proprio dallo stesso Cavallero. E ancora la parcella pagata all’avvocato per difendere il Comune dalla vertenza impiantata per illegittimità del licenziamento dall’ex agente di polizia municipale, che esito ha avuto? Queste cause sono state pagate dai casalborgonesi che avrebbero almeno il diritto di conoscerne l’esito. Se la scuola di Cavallero è stata quella della causa ventennale, per l’acquisto del magazzino Comunale, persa in tutti e tre i gradi di giudizio, e costata piu del valore del capannone stesso ai contribuenti di Casalborgone. Una “causa temeraria” iniziata dall’allora Sindaco Gianna Pentenero e proseguita con il ricorso fino in Cassazione dall’allora Sindaco Franca Chiapino, quando l’Assessore al bilancio era proprio lui, Francesco Cavallero. Malgrado le sconfitte legali, non ha ancora imparato che la politica si fa con gli argomenti e non con la carta bollata, ma forse sono proprio gli argomenti che gli mancano. Le critiche in democrazia, sono legittime, ma forse il termine “democratico” è sconosciuto a Cavallero, probabilmente pensa che sia solo il nome di fantasia un Partito politico. Insomma Cavallero continua a lanciare “boomerang” e non ha ancora capito che se il bersaglio non viene colpito il boomerang ritorna indietro e questa volta ha colpito lui.
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