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COASSOLO. Undici indagati per la morte del piccolo Aldo al Rally Città di torino (VIDEO)

COASSOLO. Undici indagati per la morte del piccolo Aldo al Rally Città di torino (VIDEO)
Sono undici gli indagati per la morte di Aldo Ubaudi, il bimbo di 6 anni travolto e ucciso da un’auto durante la seconda prova speciale del Rally Città di Torino a Coassolo il 27 maggio 2017. Il sostituto procuratore della procura di Ivrea, Daniele Iavarone ha chiuso le indagini preliminari. Un’inchiesta lunga e piuttosto complicata caratterizzata da perizie, verifiche tecniche, controlli dei regolamenti sportivi, testimonianze per ricostruire la tragedia, che se si fossero adottate tutte le precauzioni necessarie, forse, avrebbe potuto essere evitata. Il reato ipotizzato dalla Procura è “omicidio colposo” per una cooperazione di colpe. Ognuno di loro con un ruolo ben preciso. Il titolare della società “Team Eventi” e organizzatore del Rally Mario Ghiotti, 66 anni, di Pavarolo; il direttore di gara Alfredo Dellani, 70 anni, di Biella; il direttore di gara aggiunto Giuseppe Rustichelli, 70 anni, di Settimo Torinese; il delegato di allestimenti del percorso Fabrizio Giuggia, 50 anni, di Frabosa Sottana (Cuneo); il capo posto del luogo dell’evento Giampiero Loffi, 70 anni, di Alice Castello (Vercelli); il commissario di percorso Gabriele Crutto, 47 anni, di Netro (Biella) e gli occupanti delle tre vetture apripista: Guido Penasso, 62 anni, di Pecetto Torinese, Antonio Multari, 64 anni, di Rivoli con Massimo Sasso, 43 anni, di Carmagnola; Gianluca Morello, 50 anni, di Giaveno con Valentina Grassone, 27 anni, di Castagneto Po. Sono difesi dagli avvocati Stefano Tizzani, Saverio Rodi, Chiaffredo Perrone, Claudia Casalino e Flavio Manavella. Durante le indagini preliminari il pm aveva stralciato (il gip l’ha archiviata) la posizione dei genitori del piccolo Aldo travolto dalla Skoda Fabia, che anziché curvare tirò dritto travolgendo la famiglia Ubaudi. Per la Procura, dunque, nonostante la presenza nel punto della tragedia del nastro biancorosso, non c’erano delle indicazioni specifiche su come posizionare la segnaletica. In sostanza non furono predisposte aree idonee per il pubblico e non venne eseguita la corretta sorveglianza da parte degli organizzatori. Sempre durante le indagini il sostituto procuratore Daniele Iavarone aveva chiesto di stralciare la posizione del pilota della Skoda: Cristian Milano di Prascorsano e del suo co-pilota Luca Pieri, ma l’avvocato Davide Nizza che assiste la famiglia Ubaudi si è opposto all’archiviazione e giovedì scorso ne ha discusso con il giudice Marianna Tiseo che si è riservata qualche giorno per decidere. Il pilota Milano ha sempre sostenuto che quel giorno ebbe un “vuoto” di memoria di circa 7 ore. La cronaca di quel giorno Doveva essere un sabato di festa. Una bellissima giornata primaverile in vallata, con tanti residenti e tanti turisti fermi ai bordi delle strade a vedere sfrecciare quelle auto da rally che compiono manovre al limite dell’impossibile pur di compiere il percorso in pochissimo tempo. Attorno alle 11,30, in frazione Castiglione di Coassolo arriva la famiglia Ubaudi che abita non molto distante, in un rustico di via Magnetti a Coassolo. Con il papà Giacomino che voleva far passare qualche momento sereno a sua moglie Valeria e ai suoi due figli, soprattutto a Aldo, di 6 anni. Mai e poi mai avrebbe pensato che di lì a pochi istanti si sarebbe compiuta una tragedia che avrebbe tolto la vita al piccolo Aldo. Perché la macchina numero “12”, condotta dal pilota esperto Christian Milano - noto imprenditore, padre di famiglia, presidente della Pro Loco di Prascorsano ma soprattutto un uomo con decine di rally alle spalle - all’improvviso esce di strada, finendo sulla famiglia Ubaudi, che si era temporaneamente posizionata vicino ad un pilone votivo, in attesa di collocarsi in una zona ancora più sicura del tracciato.  Perché Milano, al volante della “Skoda Biella”, ha un malore, come poi denunciato dal copilota, Luca Pieri. “Avevo indicato la svolta a destra, ma lui non rispondeva. Si è chinato sul volante e mi sono accorto che stava frenando. Ho provato a evitare la tragedia ma non ci sono riuscito”. E Pieri avrebbe provato a riportare in asse l’auto azionando il freno a mano. Sulle prima la Skoda torna in posizione ma poi incoccia con un cordolo stradale in pietra che le fa prendere quota per poi planare sugli Ubaudi. A oltre 90 chilometri orari. Giacomino Ubaudi, 45 anni, e la moglie Valeria Roci Pellino, di 37, sono feriti ma in modo lieve. Illeso l’altro figlio, di tre anni. L’equipe medica del 118 della Croce Rossa di Piossasco assieme al medico rianimatore convergono tutti sul piccolo Aldo. Sono consci che la situazione sia gravissima e che vi siano poche possibilità che sopravviva. Ma ci provano, con tutte le loro forze, salvo poi desistere e decretarne la morte dopo oltre 50 minuti di massaggio cardiaco, tra la disperazione dello zio e di altri parenti, che hanno protetto il corpo sino all’arrivo delle autorità giudiziarie e dei carabinieri della compagnia di Venaria. Il precedente Non è la prima volta che in queste zone avviene una tragedia associata ad una gara di rally. Il precedente è dell’ottobre di 29 anni fa. Era il 1988 e tra Balangero e Coassolo si svolgeva una prova speciale del 30° “Rally di Sanremo”. A perdere la vita furono due francesi, anche loro molto esperti: il pilota 28enne Jean Marc Dubois, vicecampione di Francia e il suo navigatore, Robert Moynier, di 42 anni. I due erano intenti a svolgere la prova speciale notturna a bordo della loro Citroën Ax Sport quando, all’improvviso, Dubois andò lunga in curva, e finì in mezzo ad una boscaglia, schiantandosi contro alcuni alberi.   

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