La notizia ripetuta fino alla noia su queste pagine da qualche settimana a questa parte è che la GDF Suez chiuderà nei primi giorni di novembre gli uffici di stradale Torino. Una tragedia greca considerando che, per anni, centinaia di cittadini se ne sono serviti per una lunga serie di servizi legati alle bollette del gas di casa. La notizia è questa ma le domande sono altre. Una su tutte: Gdf Suez era ed è tenuta a tenerli aperti questi benedetti uffici oppure no? In attesa che l’Amministrazione comunale si svegli dal letargo in cui è caduta, impegnata com’è stata a organizzare costinate di cinghiale tra le fresche frasche del torrente Orco, la risposta la anticipiamo noi. No! Non è tenuta ad alcunchè e non lo è dal 2003, da quando cioè un decreto (decreto Letta ndr) ha liberalizzato il mercato della vendita del gas, consentendo a ciascuno di noi di diventare clienti di uno dei tanti operatori in circolazione. Più o meno quel che è successo con le linee telefoniche: una volta c’era solo la Sip, oggi ce ne sono almeno una decina. C’è però un’altra domanda a cui si dovrebbe dare una risposta. Se GDF Suez non è obbligata a tenere aperti gli uffici di stradale Torino, c’è qualcun altro che lo dovrebbe fare? A quanto pare sì! Ed è “Enel Rete Gas”. Lo deve fare perchè questo c’è scritto nel contratto con cui l’Amministrazione comunale chivassese il 22 febbraio del 1999 gli ha affidato la concessione della rete gas cittadina. C’è scritto, papale papale, che deve pagare al Comune un canone in base ai consumi (qualche centinaio di migliaia di euro all’anno), che deve fare manutenzione e, infine, che deve tenere aperto “un ufficio al pubblico per la riscossione, le informazioni ed ogni altro servizio da offrire all’utenza...”. Incredibile ma vero, stando a quel che se ne sa, nessuno a Palazzo Santa Chiara, si sarebbe (il condizionale è d’obbligo) premurato di approfondire questa frase. Ergo a nessuno è venuto in mente di chiamare “Enel Rete Gas”. “Pronto, Comune di Chivasso! C’è qualcuno....?”. Va beh, va lasciamo perdere, che intanto a prenderli un po’ in giro ci ha già pensato Gene Gnocchi l’altra sera. Nessun problema. Qualche indagine l’abbiamo fatta noi e ne è venuta fuori una corrispondenza a dire poco esilarante. Ci dicono (quelli di “Enel Rete Gas”) di non essere obbligati a tenere aperto un ufficio vendite perchè “loro” il gas non lo vendono più, semplicemente gestiscono le tubature. Ma dai?! Peccato che “loro” siano subentrati nella titolarità della Concessione firmata da un’altra società, la Arcalgas che questo impegno se lo era preso eccome ... Bene. Esisterà allora una modifica contrattuale, un’appendice, qualcosa in cui sono stati riportati i nuovi diritti e i nuovi doveri di Enel Gas Reti. E magari, aggiungiamo noi, anche un’appendice per quantificare il “risparmio” che deriva dalla chiusura di un ufficio. Vale a dire che se nel 1999 si è stabilito che la Concessionaria era obbligata a pagare un canone e a tenere aperto un ufficio al pubblico tutti i santi giorni della settimana, oggi delle due l’una... O l’ufficio aperto al pubblico resta lì dov’è (e si trova un modo per farlo funzionare) o Enel Rete Gas dovrebbe quanto meno girare al comune tutti i risparmi derivanti dalla chiusura, mal contati almeno un centinaio di migliaio di euro all’anno, considerando affitto, luce, gas, imu, tassa rifiuti, riscaldamento e non meno di quattro impiegati a tempo pieno.
scambio di email
DA LA VOCE A ENEL RETE GAS Gentili signori, si dice, e l'Amministrazione conferma, che l’ufficio vendite del gas di stradale Torino 10, stia per chiudere. La distribuzione del gas è effettuata da G6 Rete Gas, ora Enel Rete Gas, di vostra proprietà. L'amministrazione comunale ha in possesso una convenzione, stipulata nel 1999 con Arcalgas, che obbliga a mantenere aperta la sede. Vorremmo sapere se la convenzione ora obbliga voi.
DA ENEL RETE GAS A LA VOCE Egregio dottore, facendo seguito al nostro colloquio di questa mattina, le allego una pagina esplicativa circa la nostra presenza a Chivasso, redatta dall'ufficio legale, che evidenzia (in modo diverso da quanto da lei auspicato) come il decreto Letta abbia modificato gli obblighi derivanti dalla concessione a cui ci riferiamo, senza bisogno di ridefinire il testo della concessione stessa. Cordiali saluti, Gianclaudio Neri Il contratto di concessione con il Comune di Chivasso è stato concluso il 5.2.1999 e comprende sia l’attività di distribuzione che di vendita del gas naturale. Il Decreto Letta (D.Lgs. n.164/2000) ha successivamente imposto: - la separazione societaria delle imprese esercenti le due attività sopra menzionate(art.21 con decorrenza dal 1.1.2003) - la liberalizzazione del mercato della vendita del gas naturale (art.22 con decorrenza 1.1.2003) e cioè il venir meno del monopolio del concessionario sui clienti di ciascun comune che possono ora scegliersi il proprio fornitore. E’ quindi divenuta priva di efficacia la disciplina dell’attività di vendita contenuta nel contratto di concessione essendo ormai detta attività liberamente esercitabile da qualunque società di vendita a ciò autorizzata dal Ministero (art.17 D.Lgs. n.164/2000). E’ rimasta invece in vigore la disciplina contrattuale dell’attività di distribuzione, esercitata in monopolio. L’obbligo previsto in concessione (art.13) di mantenere un ufficio in loco viene quindi adempiuto dal distributore, ma soltanto con riferimento all’attività da esso prestata (es. allacciamenti) e non con riferimento all’attività di vendita, esercitata da altri soggetti giuridici e cioè da qualunque società di vendita che abbia clienti nel Comune in questione. In particolare nel Comune di Chivasso Enel Rete Gas, attuale distributore del gas, ha un ufficio in Via Stradale Torino n.10 di cui non è affatto prevista la chiusura.
DA LA VOCE A ENEL RETE GAS Potremmo a questo punto parlare con il legale? Continuiamo ad avere gli stessi dubbi di prima e cioè che si tratti di una modifica unilaterale del contratto, con un evidente vantaggio per il Concessionario. Come le abbiamo detto stamane, l'obbligo di mantenere un ufficio "vendite" può anche trasformarsi “nell'obbligo di mantenere un ufficio vendite a disposizione di chi vende”. A nostro avviso e di tutti gli avvocati che abbiamo sentito questa è l'unica interpretazione, posto che quanto scritto nel contratto non rimanda a leggi dello Stato sul mercato dell'energia elettrica, bensì al codice civile che regola un "contratto tra le parti".
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