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BALANGERO. Coronavirus: "Messa solo sui social? Tornerò tra la gente"

CORONAVIRUS BALANGERO  -  Tre dirette al giorno, su Facebook. Messa, Catechesi e carezze della buona notte. Un «grande esperimento» in attesa di poter tornare in mezzo alla gente, alla comunità di fedeli, alla normalità. Ce ne parla don Luigi Magnano, parroco di San Giacomo Apostolo a Balangero e Cappellano degli Ospedali di Lanzo e Ciriè.

Don Magnano, la Chiesa come sta affrontando questa emergenza?

La CEI ha fatto propri i decreti sul Coronavirus che hanno sospeso sull’intero territorio nazionale “le cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelle funebri”. L’interpretazione fornita dal Governo include rigorosamente le Sante Messe e le esequie tra le “cerimonie religiose”  alla pari delle manifestazione ludiche e di aggregazione.  Si tratta di un passaggio fortemente restrittivo, anche sotto il profilo costituzionale circa la libertà religiosa in uno Stato democratico, la cui accoglienza ha incontrato e incontra difficoltà nei sacerdoti e nei fedeli, fermo restando il bene primario e valore insindacabile della persona e della sua salute. Per la volontà di fare la propria parte per contribuire alla tutela della salute pubblica, la Chiesa nella persona del Presidente e del Consiglio Permanente hanno mandato le disposizioni note e che ogni Diocesi, come ha fatto il nostro Arcivescovo, ha provveduto a specificare indicandoci chiari criteri per la vita pastorale e sacramentale delle Parrocchie.

E le parrocchie come la sua come si stanno comportando?

La pandemia che stiamo affrontando insieme, ci mette di fronte a sfide inedite ed inediti scenari sociali, ecclesiali e personali. Per fare fronte a tutto ciò, sto usando in modo inedito Facebook, con tre dirette quotidiane (Messa, Catechesi e Carezze della buona notte) facendo inconsapevolmente un grande esperimento. So che anche altri confratelli del territorio raggiungono i loro fedeli in questo modo o attraverso i canali streaming. Il digitale è uno strumento, ma non uno qualunque: è molto potente pur sembrando molto semplice, considerevolmente pervasivo pur restando domestico: è una idea,  un suggerimento per cominciare a capire un po’ meglio il peso reale che può avere nella nostra vita, qualche intuizione per restare umani e credenti. Cerco di trasmettere la fede, la verità della beatitudine, avvalendomi anche della testimonianza autorevole di grandi Santi come Giovanni Paolo II e Teresa di Calcutta, le cui reliquie sono custodite nella Parrocchia di Balangero.

In tanti hanno rivolto accuse alla Chiesa che non avrebbe mosso un dito per aiutare la comunità. È così?

No, non è per nulla così. I leoni da tastiera si sono sbizzarriti anche nel criticare il gesto del Pontefice nel dono di 30 respiratori, avvilendo sia il senso del gesto sia la sua alta personalità. La Cei ha stanziato 16,5 i milioni di fondi 8xmille. Ma l’impegno del mondo cattolico è molto più esteso: stanze per la quarantena e i medici, respiratori e mascherine. Oltre la triste contabilità (purtroppo in continuo aumento) dei sacerdoti morti e contagiati - proprio giovedì 2 aprile ho benedetto Don Pierfranco Chiadò, Parroco di Bosconero deceduto per il Covid a Ciriè - in Italia, centinaia di iniziative testimoniano il capillare impegno a favore della popolazione e specialmente delle sue fasce più svantaggiate, in questa emergenza. La conferma viene anche da un altro dato: oltre agli stanziamenti della Cei, le ore di volontariato messi in campo a tutti i livelli dal mondo cattolico italiano, per aiutare gli ospedali, per continuare a garantire un pasto caldo e un ricovero a chi non lo ha mai avuto, per aiutare gli anziani che non possono uscire neanche a fare la spesa, per offrire strutture di quarantena a chi ne ha bisogno e su tutte le altre frontiere della carità. La Chiesa in Italia continua a svolgere la sua funzione sussidiaria per assicurare una presenza laddove le strutture pubbliche non ci sono o non possono arrivare. Una cifra – quei 16,5 milioni di euro – che già da sola smentisce la falsa notizia, messa in circolazione ad arte sui social e rilanciata con sospetta evidenza anche da qualche quotidiano, di un presunto immobilismo della Chiesa cattolica, nell’attuale contingenza. Tra l’altro dimenticando che questi soldi si vanno ad aggiungere a tutti gli interventi dei tempi normali. I quali non sono stati cancellati e non cessano affatto di produrre i loro benefici per la società italiana.

Come ha riorganizzato l’attività religiosa nella sua parrocchia?

Al momento come detto, faccio tre dirette Facebook al giorno. Ogni tanto celebro messa anche dalle cappelle degli ospedali territoriali, dato che sono il Cappellano dei due presidi territoriali di Ciriè e Lanzo. La Parrocchia è aperta dal mattino alla sera e chiaramente, avendo la possibilità di stare molto larghi e ben distanziati quindi, chi può viene a pregare un momento o a sperimentare nel silenzio la preghiera dell’Adorazione e dell’intercessione per i sofferenti.

Come sta vivendo la pandemia Coronavirus, come parroco e come uomo?

Per me non sono due aspetti divisibili, perché definiscono e avvalorano quello che sono: una persona che ha scelto di fare nella sua vita il sacerdote. Semmai, come figlio, sono un po’ preoccupato per i miei genitori che vivono in Sicilia. È vero che accanto a loro vi è mia sorella con la sua famiglia, ma la distanza certe volte non è un buon deterrente!  Ho anche dei familiari stretti in provincia di Lodi dove è cominciata la vicenda epidemica e siamo in collegamento telefonico.

Ha paura?

Non le so dire se ho paura, non è un sentimento che ho valutato in questo tempo. Certamente sono prudente, attento e obbediente alle disposizioni dell’Arcivescovo e dell’Amministrazione: questo mi permette di avere una certa lucidità intellettuale e una volontà ferma anche nell’esercizio responsabile del mio sacerdozio.  Sono anche Legale Rappresentante di una Casa di Riposo e anche in quel caso, grazie al valido e prezioso aiuto della Direttrice della casa e del Direttore Sanitario e dei vari Consulenti tutte le procedure sono state attivate per tutelare ospiti e personale.

Cosa farà alla fine di questa emergenza?

Credo che farò la cosa più importante che mi riguarda: ritornare a celebrare con la gente, rivedere bambini, ragazzi, giovani e adulti varcare la soglia dei locali parrocchiali, riprendere o continuare a vivere cristianamente la propria vita, cercando di essere e di testimoniare quello che sono: un sacerdote! E tornare a guardare i volti dei malati nei reparti degli ospedali territoriali e a condividere professionalità e cordialità con tutti gli operatori sanitari.

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