Senza un perché, all’improvviso, la tranquilla vita di una coppia di Balangero sprofonda nell’incubo. Dopo 25 anni di normali rapporti di vicinato, Flavio Bonino e sua moglie Loredana Ferrero, si trovano a fare i conti con Francesco Giacometti, 44 anni, il vicino di casa che fino all’agosto del 2016 non aveva mai dato problemi.
“Impossibile dire cos’abbia scatenato tanta furia” dichiara a margine dell’udienza l’avvocato Gianluca Garaffo, rappresentante di parte civile dei due coniugi. Martedì mattina, dinnanzi al giudice monocratico Angela Rizzo del Tribunale di Ivrea, ha avuto inizio il processo a carico di Giacometti. L’accusa nei suoi confronti è di aver commesso, proprio a partire dal mese di agosto del 2016, atti persecutori nei vicini di casa. Deve, inoltre, rispondere del porto di armi atti ad offendere. Un capo di imputazione che si fermava agli episodi commessi nel mese di aprile 2017, ma che il Pm ha chiesto di correggere indicando che le condotte sono tutt’ora in corso. Il timore del processo, infatti, non avrebbe fermato Giacometti e l’incubo vissuto dalla coppia sarebbe tutt’ora in corso.
A spiegare l’inferno in cui si sono trovati a vivere è stata Loredana Ferrrero, chiamata a testimoniare. La donna ha ripercorso alcuni degli episodi. In particolar modo la volta in cui il vicino ha lanciato secchiate di colore contro la loro abitazione e la loro vettura Fiat Panda. La volta in cui ha portato l’altra vettura, una Lancia Y, dal meccanico e, parcheggiata in strada, se l’è ritrovata ridotta ad una mappa di geroglifici: “Non erano semplici righe – ha raccontato al giudice - ma solchi profondi scavati con un cacciavite o un coltello. Un’auto completamente rovinata: da buttare”. Poi ha aggiunto: “Siamo arrivati al punto di non poter più parcheggiare le nostre auto in strada. Lui le riconosce ovunque si trovino e le danneggia”. Alle domande dei giudici volte a capire il perché di tanto rancore e violenza la donna ha tentato di dare una spiegazione: “Sappiamo tutti benissimo che va tutti i giorni all’Asl di Ciriè – ha provato a spiegare - non certo per prendere l’aspirina…”. Un’allusione immediatamente fermata dal Pm e dal giudice Rizzo, trattandosi di una semplice considerazione della teste e non un fatto.
Nel corso dell’udienza è stato poi chiamato a testimoniare l’appuntato Luigi Salerno in servizio presso il nucleo Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Venaria. L’appuntato ha riferito di un suo sopralluogo per danneggiamento presso l’abitazione della coppia di Balangero, dichiarando di aver visto del liquido bianco sull’autovettura dei coniugi Bonino – Ferrero. Un liquido bianco che sembrava essere stato buttato dall’alto: “Non saprei dire di che liquido si trattasse, ma sembrava esser stato tirato dall’alto verso il basso. Lì accanto c’era l’abitazione del vicino confinante”.
Nel corso della prossima udienza verranno ascoltati gli ultimi testimoni della vicenda.
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