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Amaro Bairo... "L'Amaro dell'immortalità"... in un giallo di Massimo Tallone

Bairo amaro"L'Amaro dell'immortalità" è il curioso titolo di un giallo pubblicato lo scorso anno dall'autore torinese Massimo Tallone. Curioso perchè l'amaro in questione, come hanno scoperto i lettori più accorti, non era altro che il famoso Amaro Bairo dell'antica ricetta di Pietro Bairo.... L'Autore Massimo Tallone, nato a Fossano nel 1956 e residente a Torino, ha tratto spunto per la stesura del suo libro dall'incontro con il Bairese Fabrizio Romano (già ricercatore storico e autore con Walter Ruffatto e Alberto Cerini del dvd "Desiderio, Histoire d'u Bagard" ispirato alla storia vera di Desiderio Trabucco, delinquente di inizio '900 originario del paese). Così, grazie alle sue preziose informazioni, ha scritto il suo nuovo dodicesimo libro... "Il giallo italiano - spiega l'autore - ha ormai una forte connotazione territoriale, al punto che per molti autori le componenti geografiche hanno assunto caratteri specifici, alla stregua dei personaggi. Così, dopo un incontro con il bairese Fabrizio Romano, che mi ha illustrato la storia locale e i fasti della distilleria locale, ho deciso di immaginare una storia gialla e paradossale incentrata proprio su un amaro prodotto a Bairo intorno a cui, complice l'enigmatica eco di leggendari poteri, ruotano illusioni e sogni criminali...". In primavera il libro verrà presentato anche nel paese dove si avventura il protagonista, in collaborazione con il Comune di Bairo.

Storia Amaro Bairo ( tratto da il CANAVESANO 2012)

Bairo amarooFino al 1976 il paese di Bairo era associato soprattutto all’omonimo Amaro. La ricetta risalirebbe al celebre Medico ed Archiatra Pietro De Monte o De Micheli nato a Bairo nel 1468, dal paese di nascita prese il cognome con il quale egli è rimasto conosciuto, ma il suo cognome reale, come scrisse il vescovo Chiesa nella Corona Reale di Savoia «in Bairo nacque Pietro de Michaeli, che dalla patria Bairo si chiamò», affermazione da lui ripetuta nel Catalogo degli scrittori piemontesi. La ricetta era basata su trentasei erbe rare ed il Cardamomo (pianta aromatica che cresce solo in India). L’attività di distilleria fu ufficialmente avviata nel 1882 per iniziativa del Barone Eugenio Vagina d’Emarese in un locale fino ad allora adibito a Filanda in Via Prale. L’Azienda ricevette numerosi attestati partecipando a esposizioni Nazionali e Internazionali ma il nome “Amaro Bairo” comparve solo tra i prodotti nel 1898. Nel 1911 l’attività fu ceduta ad Alessandro Giachetti ed in seguito cambiò altre due volte proprietà. Nel 1958 si inserì l’I-RUR (Istituto per il Rinnovamento Urbano e Rurale per il Canavese) che acquisì anche l’esclusiva di vendita in tutta Italia di marche straniere e del vino Carema per il quale lo stesso I-RUR creò un consorzio di piccoli produttori. Nel 1969 alla morte di Adriano Olivetti si sciolse l’I-RUR e la distilleria fu venduta alla BUTON che produsse un Amaro simile e il “DON BAIRO” poi modificato in “DOM BAIRO”. Il DON BAIRO fu pubblicizzato da una nota serie di spot di Carosello, Le avventure di Cimabue. Il protagonista era un fraticello di nome Cimabue che era canzonato dei confratelli per i molti errori commessi con le parole “Cimabue, Cimabue, fai una cosa, ne sbagli due”. La sua consueta replica, anch'essa al tempo passata nel parlare comune, era: ” Ma che cagnara, sbagliando si impara!”

a cura di Ivo Chiolerio

 
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