Le infusioni con il metodo Stamina prevedono "trapianti eterologhi multipli", che "possono costituire un problema di salute pubblica" e mostrano "livelli elevati di cellule dell'immunità, cioè in grado di generare risposte immunologiche rischiose". Lo ha dichiarato, nel corso di un'audizione in commissione Igiene e Sanità del Senato, Massimo Dominici, uno dei più autorevoli esperti di biologia delle cellule staminali in Italia e autore della relazione ministeriale sul metodo Stamina. "Ci siamo trovati davanti cellule fortemente immunologiche, quindi se utilizzate con uso allogenico, potenzialmente dannose", ha spiegato Dominici, professore aggregato presso l'Università di Modena e Reggio Emilia. Questo significa che "possono comportare rischi che vanno dalla reazione anafilattica a un'aggressione immunologica del ricevente, cioè i linfociti infusi possono aggredire l'ospitante". Ad aumentare il pericolo, il fatto che, all'uso autologo, è affiancato anche quello allogenico, ovvero da donatore a pazienti ma soprattutto, "ancor più preoccupante, da paziente a paziente, violando uno dei dogmi della medicina rigenerativa che prevede sia un donatore sano a donare. Queste modalità di infusione in qualche caso avvenivano su uno stesso malato". "Se passa questo principio si negano 50 anni di studi dei trapianti, con un impatto importante sulla salute pubblica".
Le cellule utilizzate per le infusioni del metodo Stamina, per quanto riguarda la "loro capacità di differenziamento", "non sono in grado di rispettare i criteri di staminalità" e "non sono in grado di rigenerare cellule in grado di beneficiare i bambini". In pratica, "si parlava di staminali e si infondeva altro". Lo ha dichiarato, nel corso di un'audizione in commissione Igiene e Sanità del Senato, Massimo Dominici, esperto biologo e autore, nel novembre 2012, della relazione della Commissione ministeriale in materia.
Dai campioni sequestrati dai Nas presso gli ospedali Civili di Brescia e portati a Modena per essere analizzati, ha spiegato, sono stati evidenziati "livelli molto bassi di rigenerazione adiposa. Sull'osso ancor peggio: il risultato è assenza di differenziamento osseo". Stesso risultato nel caso di un tentativo di differenziamento neuronale. "Non credo le cellule mesenchimali possano diventare neuroni. E un salto ontologico troppo grosso, almeno nel 2014", ha specificato.
"Quando sono arrivati i risultati delle analisi - ha commentato a margine dell'audizione - non ci credevo. Li ho dovuti rileggere 4 volte. Sono stato contento di aver potuto affermare davanti ai senatori quanto ripeto da due anni. Il messaggio è che non si deve parlare di 'speranza' ma di 'grave preoccupazione'".
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