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29 Aprile 2026 - 16:53
A Torino 150 ragazze sfidano gli stereotipi: nasce Hackher, l’hackathon che punta sull’IA
Non è solo una gara, ma un messaggio preciso: la tecnologia non ha genere. A Torino arriva Hackher, la rassegna italiana dedicata alla parità nel mondo Stem, e lo fa con un evento che mette al centro 150 ragazze delle scuole superiori, chiamate a progettare il futuro partendo dall’intelligenza artificiale.
La decima edizione della manifestazione, dopo aver attraversato città come Milano, Roma e Napoli, fa tappa alla Fabbrica delle E, uno spazio simbolico che ospita realtà impegnate nel sociale come Gruppo Abele e Libera. Qui prende forma una vera e propria maratona di idee, in cui le partecipanti non si limitano a studiare, ma imparano facendo.
Divise in dieci team e affiancate da una ventina di coach universitarie, le studentesse lavorano alla creazione di un’applicazione mobile basata sull’IA. Non un esercizio teorico, ma un progetto concreto: l’obiettivo è individuare problemi reali e provare a risolverli con strumenti tecnologici, mettendo insieme competenze, creatività e visione.
Accanto allo sviluppo tecnico, c’è un altro livello, meno visibile ma altrettanto centrale. Le ragazze sono chiamate a confrontarsi con logiche tipiche del mondo imprenditoriale: dall’analisi di mercato al pitching, fino alla sostenibilità dei progetti. Un percorso completo, pensato per dimostrare che le professioni del futuro non sono terreno esclusivo di qualcuno.

L’iniziativa si inserisce in un contesto in cui il divario di genere nelle discipline scientifiche resta ancora evidente. È proprio su questo che punta Hackher: non solo fornire strumenti, ma anche scardinare quegli ostacoli culturali che spesso agiscono in modo silenzioso. Nel pomeriggio, infatti, è previsto anche un momento di confronto sulle cosiddette “barriere invisibili”, quelle che continuano a influenzare scelte e opportunità.
Dietro il progetto c’è una rete ampia, che coinvolge anche grandi aziende del settore tecnologico e industriale. Un segnale importante, perché lega formazione e mondo del lavoro, creando un ponte tra scuola e professione.
“L’idea è contribuire a rimuovere quei limiti culturali ed economici che ancora oggi condizionano le ragazze”, spiega l’ideatrice Scilla Signa. Il punto, sottolinea, è permettere scelte davvero libere, basate sulle inclinazioni personali e non su aspettative esterne.
A Torino, per un giorno, la tecnologia si trasforma così in uno strumento di inclusione. Non solo codici e algoritmi, ma anche consapevolezza e possibilità. Perché se è vero che il futuro passa sempre più dall’innovazione, è altrettanto vero che il modo in cui lo si costruisce fa la differenza.
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