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Autovelox senza omologazione: due sentenze smontano le multe a Beinasco

Stessa strada, stesso dispositivo, stesso risultato: verbali annullati dai giudici Valentina Ajmone e Erminia Gazzillo su ricorso dell’avvocato Martina Fazzone. E ora si apre il caso su quante sanzioni siano davvero valide

Autovelox senza omologazione: due sentenze smontano le multe a Beinasco

Autovelox senza omologazione: due sentenze smontano le multe a Beinasco

A Beinasco, lungo strada Torino, all’altezza del civico 136, c’è un punto preciso dove la velocità si misura al chilometro orario e la pazienza degli automobilisti pure. Un rettilineo qualunque dell’hinterland torinese, traffico quotidiano, limite a 50 all’ora e un autovelox fisso "AGUIA Red&Speed" che da anni lavora senza sosta. Uno di quei dispositivi che, più che un presidio di sicurezza, molti ormai considerano una presenza stabile del paesaggio: come un semaforo, un cartello, o una tassa mascherata.

È lì che scatta la prima storia. Un’auto passa a 62,86 km/h. Undici chilometri orari in più, sufficienti per far partire il verbale.  La multa arriva puntuale, come sempre. Solo che questa volta la destinataria decide di non pagare e si affida all’avvocato Martina Fazzone.

La questione finisce in tribunale a Torino. Il 21 aprile 2026, in aula, davanti alla giudice di pace Valentina Ajmone, il Comune di Beinasco non si presenta nemmeno. Non è un dettaglio irrilevante: da una parte c’è chi contesta la legittimità della sanzione, dall’altra chi quella sanzione l’ha emessa e poi sceglie di non difenderla in udienza.

autovelox

La difesa punta su un elemento preciso: l’autovelox è approvato, ma non omologato. Non è una sfumatura, è una differenza che la legge considera sostanziale. La giudice prende atto, richiama la Cassazione e arriva al punto senza troppi giri di parole: "senza omologazione, quell’apparecchio non può essere usato per fare multe".

Il risultato è immediato: verbale annullato, Comune condannato alle spese. Tradotto: la sanzione non vale nulla. E non perché l’automobilista non stesse andando più veloce del consentito, ma perché chi controlla deve rispettare regole almeno quanto chi guida.

La seconda storia si svolge nello stesso identico punto. Stessa strada, stesso civico, stesso autovelox. Cambia solo il protagonista. Anche qui, velocità leggermente sopra il limite: 61,60 km/h. Anche qui, multa da 173 euro più spese e tre punti patente in meno. Anche qui, ricorso, sempre con l’avvocato Martina Fazzone.

Il procedimento arriva davanti alla giudice Erminia Gazzillo. Questa volta il Comune si presenta e prova a difendersi. Porta documenti, certificati di taratura, prove di funzionamento. In sostanza: l’apparecchio funziona, è stato controllato, è affidabile.

Ma il punto non è quello. Il punto è che manca l’omologazione.

La giudice affronta anche altre questioni, come quella della notifica del verbale, che viene ritenuta valida. Ma quando entra nel merito dell’autovelox, la conclusione è la stessa del caso precedente. L’apparecchio è solo approvato. Non basta. E quindi il verbale va annullato.

Due sentenze, due giudici diversi, stessa conclusione. E soprattutto stesso dispositivo utilizzato per rilevare le infrazioni.

A questo punto la domanda diventa inevitabile. Se quell’autovelox non è omologato, quante multe sono state fatte in quelle condizioni? Quante sono state pagate senza discutere? E quante, invece, avrebbero potuto essere contestate con lo stesso esito?

Il tema si allarga. Perché il problema non è il singolo verbale annullato, ma il meccanismo che sta dietro. Gli autovelox sono diventati negli anni uno strumento centrale per le casse dei Comuni. Ufficialmente servono a garantire la sicurezza stradale, e nessuno mette in dubbio l’importanza dei controlli. Ma quando emergono casi come questi, il confine tra sicurezza e gettito si fa meno netto.

Se davvero l’obiettivo fosse solo la sicurezza, la prima preoccupazione dovrebbe essere quella di utilizzare strumenti pienamente conformi alla legge, senza zone grigie. Invece ci si ritrova con dispositivi installati, attivi, produttivi – di questo si tratta – che però non rispettano tutti i requisiti richiesti.

E allora succede che il cittadino viene sanzionato per pochi chilometri orari in più, mentre l’amministrazione si permette margini di interpretazione molto più ampi sulle regole che dovrebbe applicare. Una rigidità da una parte, una certa elasticità dall’altra.

Le sentenze di Valentina Ajmone e Erminia Gazzillo riportano la questione su un piano semplice: le regole valgono per tutti. Anche per chi fa i controlli. Senza omologazione, niente prova. Senza prova, niente multa.

Il resto viene da sé. Anche se, nel frattempo, su quella strada, l’autovelox continua a scattare.

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