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Fusione tra Brusasco e Cavagnolo? Bosso dice "no". Niente da fare prima del 2027: un domani, forse, chissà

Respinta al mittente la proposta di Marolo, Giacometto e Testore. I due Comuni rimangono realtà distinte

Fusione tra Brusasco e Cavagnolo? Bosso dice "no". Niente da fare prima del 2027: un domani, forse, chissà

Fusione tra Brusasco e Cavagnolo? Bosso dice "no". Niente da fare prima del 2027: un domani, forse, chissà

Ieri sera il Consiglio comunale di Brusasco ha affrontato uno dei temi più pesanti degli ultimi anni: la fusione con Cavagnolo. E la risposta della maggioranza è arrivata subito, nero su bianco, letta in aula dal sindaco Giulio Bosso: no.

Uno stop netto alla proposta dell’opposizione, che chiedeva di avviare immediatamente il percorso per arrivare al Comune unico entro il 2027. A portarla in Consiglio sono stati Anna Marolo, Carlo Giacometto e Daniele Testore, con una mozione dal titolo esplicito: “2027, l’anno giusto per la fusione Brusasco-Cavagnolo”.

Non una presa di posizione generica. Un atto costruito con un obiettivo preciso e tempi definiti. L’idea è quella di sfruttare la scadenza naturale dei due mandati amministrativi — quello di Bosso a Brusasco e quello di Andrea Gavazza a Cavagnolo — per arrivare alle elezioni del 2027 con un unico Comune. Il percorso indicato è chiaro: delibere parallele dei due Consigli comunali, richiesta alla Regione, referendum consultivo entro l’autunno 2026 e, in caso di esito favorevole, fusione operativa in tempo per il voto.

Alla base della proposta ci sono più livelli. C’è il richiamo storico — Brusasco e Cavagnolo erano un unico ente fino al 1957 — ma soprattutto c’è il tema economico. Nel testo si parla di contributi statali fino al 60% dei trasferimenti erariali, con un tetto di 2 milioni di euro annui, più incentivi regionali e risorse aggiuntive per la riorganizzazione. Tradotto: risorse consistenti per diversi anni. E poi la tesi politica: ridurre duplicazioni, abbattere costi, semplificare la macchina amministrativa.

È su questo impianto che si inserisce la risposta della maggioranza. E lo smonta.

Giulio Bosso sindaco di Brusasco

«I tempi risultano oggettivamente troppo stretti», scrive Bosso, chiarendo che una fusione richiede «studi approfonditi, valutazioni tecniche, analisi economico-finanziarie e, soprattutto, un percorso di condivisione con la cittadinanza». Non è solo una questione tecnica. È una scelta politica: niente accelerazioni a fine mandato. «Non è un passaggio che può essere affrontato in modo affrettato o nelle fasi finali di un mandato amministrativo».

Poi c’è il nodo del metodo. «Un percorso di questo tipo deve nascere dal basso», si legge nel documento, «non può essere una decisione calata dall’alto». Un passaggio che va dritto contro l’impostazione della mozione, costruita su tempi serrati e atti immediati.

La maggioranza mette in discussione anche il perimetro della proposta: «Riteniamo limitativo circoscrivere il ragionamento ai soli due Comuni indicati». Un modo per allargare il discorso — e, di fatto, congelarlo.

Infine, il punto decisivo. «Entrambe le amministrazioni sono prossime alla scadenza del proprio mandato». Avviare oggi la fusione significherebbe «impegnare in modo significativo e irreversibile le future amministrazioni su una scelta strategica». Da qui la conclusione: «Riteniamo che questa mozione non possa essere approvata in questa sede e in questo momento».

Il resto è rinvio. La disponibilità dichiarata è quella di riaprire il confronto «con l’insediamento delle nuove amministrazioni, nella primavera 2027».

Fine del dibattito. E, probabilmente, per lungo tempo ancora.

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