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27 Aprile 2026 - 11:11
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Al Pronto Soccorso di Chivasso, di notte, c’è chi non è lì per farsi curare. È lì per non dormire in strada.
La denuncia della consigliera comunale Claudia Buo parte da qui, da una notte passata in ospedale e da quello che ha visto con i suoi occhi.
“Martedì scorso, per motivi personali, sono stata al Pronto Soccorso di Chivasso dalle 23.30 alle 4.00 del mattino. In quelle ore ho visto con i miei occhi una realtà che questa amministrazione continua a ignorare: chi non ha un tetto sulla testa non dorme solo sotto i portici, ma cerca riparo anche al Pronto Soccorso, rannicchiato su una sedia a rotelle, al caldo per qualche ora, prima di tornare di nuovo in strada.”
Non è più solo il problema dei cartoni sotto i portici. È un problema che si sposta, che entra nei servizi pubblici, che si adatta agli spazi rimasti aperti.
“Ho parlato a lungo con una di queste persone. È uno di quelli che non hanno accettato la cosiddetta ‘autogestione’ proposta dal Comune in spazi del tutto inadeguati ad accogliere persone fragili. Basti ricordare che non era prevista nemmeno una doccia, almeno fino a quando non abbiamo sollevato noi il problema.”

Claudia Buo consigliera comunale di Liberamente Democratici
Il punto, ancora una volta, non è il singolo episodio. È la struttura che manca. E la conseguenza è sotto gli occhi di tutti.
“Questa persona si sente abbandonata, ignorata, invisibile. E ha ragione. Perché quando si chiude un dormitorio senza predisporre una vera alternativa dignitosa, il bisogno non sparisce: viene semplicemente scaricato altrove, sui portici, sul Pronto Soccorso, sulla città intera e soprattutto su chi è più fragile.”
Quel “altrove” oggi è ovunque: sotto i portici, nei corridoi dell’ospedale, negli angoli meno visibili della città. Esattamente quello che già si vedeva nei giorni scorsi, con i giacigli lasciati all’alba nel centro storico.
Ma qui il punto si fa più netto. Perché il sistema non regge. E non regge per una ragione precisa.
Il dormitorio comunale di via Nino Costa, aperto nel 2015 come scelta politica per evitare che le persone senza dimora finissero a dormire in strada o in ospedale, è stato chiuso il 31 dicembre 2025 dall’amministrazione guidata dal sindaco Claudio Castello.
Quel servizio era nato sotto la giunta dell’allora sindaco Libero Ciuffreda, di cui facevano parte sia l’attuale sindaco Castello sia la stessa Buo. Un progetto costruito per tenere insieme accoglienza e responsabilità pubblica. Oggi cancellato.
Al suo posto non è arrivata una struttura equivalente. Solo una soluzione temporanea nei locali di via Paleologi: un riparo emergenziale, senza assistenza continuativa, senza i servizi di un vero dormitorio.
Tradotto: il servizio è stato tolto, il bisogno è rimasto.
E infatti il bisogno ha fatto quello che fa sempre. Si è spostato. È tornato nei luoghi da cui quel dormitorio, dieci anni fa, era nato per tenerlo fuori. Anche il Pronto Soccorso.
“C’è chi a parole dice di stare vicino agli ultimi, ma nei fatti sostiene scelte che li lasciano soli. Questa non è accoglienza, non è responsabilità, non è civiltà. È solo il modo più comodo per far finta che il problema non esista.”
Non è più una questione di percezione o di decoro. È una linea politica che produce effetti concreti.
Perché quando togli un servizio costruito per contenere una fragilità, quella fragilità non sparisce. Cambia posto. E alla fine presenta il conto.
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