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Eporedia Futura
28 Aprile 2026 - 06:39
Allora era davvero un marciapiede
C’è un punto, in tutta la vicenda legata al negozio di ortofrutta di Corso Vercelli, che non può essere aggirato con formule di circostanza o rassicurazioni di rito: i fatti, ancora una volta, confermano ciò che era già stato denunciato. E lo fanno nel modo più inequivocabile possibile, cioè attraverso l’intervento delle autorità competenti e l’irrogazione di sanzioni tutt’altro che marginali.

Il recente blitz delle Forze dell’Ordine in Corso Vercelli, culminato con circa 15 mila euro di multe, non è un episodio isolato né tantomeno imprevedibile. È, al contrario, l’ennesima tappa di una vicenda che si trascina da mesi, tra segnalazioni, controlli, provvedimenti e polemiche. Le irregolarità riscontrate – dall’occupazione abusiva del suolo pubblico alla presenza di lavoratori in nero, fino a criticità legate alla sicurezza e alla gestione dei rifiuti – delineano un quadro chiaro e già noto.
Ed è proprio questo il nodo politico della questione.
Perché se è vero che l’intervento delle forze dell’ordine certifica l’esistenza di violazioni, è altrettanto vero che tali violazioni erano state segnalate con precisione attraverso una nostra interpellanza consiliare. Non si è trattato, dunque, di una scoperta improvvisa, ma della verifica – tardiva – di una situazione già portata all’attenzione dell’Amministrazione.
E non può certo il Sindaco Chiantore nascondersi dietro al mancato esame della Conferenza dei Capigruppo, dal momento che la notizia della presentazione dell’interpellanza era già stata ampiamente diffusa dalla stampa locale.
Da qui deriva una conseguenza inevitabile: non solo quell’interpellanza non deve essere ritirata, ma deve essere discussa fino in fondo, in sede istituzionale. Non per rivendicare un primato politico, ma per affrontare una questione che riguarda direttamente il funzionamento della Città e la credibilità delle sue regole.
Perché il problema, oggi, non è più soltanto quello delle singole irregolarità. È il loro carattere reiterato.
Il negozio finito sotto i riflettori, infatti, era già stato oggetto in passato di controlli, sanzioni e persino provvedimenti di chiusura, senza che questo bastasse a ristabilire una condizione stabile di legalità.
E allora la domanda non può che essere politica, prima ancora che amministrativa: quali strumenti intende adottare il Comune per evitare che situazioni analoghe si ripetano ciclicamente?
Non è accettabile che la tutela della sicurezza urbana, della legalità commerciale e della fruibilità degli spazi pubblici dipenda ogni volta da un’iniziativa della minoranza. Non può essere il Consiglio comunale, su impulso di singoli consiglieri, a dover riattivare controlli che dovrebbero essere sistematici. Né può diventare normale che un marciapiede venga progressivamente sottratto alla collettività, trasformandosi in un’estensione privata di fatto, con evidenti ricadute anche sulla sicurezza dei cittadini.
Il punto, in definitiva, è tutto qui: la legalità non può essere episodica.
Non può manifestarsi solo in occasione di un blitz, per poi dissolversi nel tempo, lasciando che le stesse criticità si ripresentino identiche a se stesse. Serve continuità nell’azione amministrativa, serve un sistema di controlli efficace e soprattutto serve una chiara assunzione di responsabilità politica.
Perché ogni volta che una situazione di illegalità si ripropone, non è soltanto una norma a essere violata: è la fiducia dei cittadini a essere messa in discussione.
Ed è proprio questa fiducia – quella degli Eporediesi – che oggi va ricostruita, con atti concreti e non con interventi occasionali.
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