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Per chi suona la campana

L'altra Resistenza e il Triangolo Rosso

Il ruolo dei sacerdoti tra Resistenza e dopoguerra: mediazione, coraggio e sacrificio, dal Piemonte al “Triangolo rosso”

L'altra Resistenza e il Triangolo Rosso

Rolando Rivi

Nei mesi e nei giorni drammatici che vanno dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945, quando spesso le popolazioni dei nostri paesi si sono ritrovate strette tra nazifascisti e partigiani — nessuna equivalenza o equidistanza è possibile tra Resistenza e Repubblica di Salò se non la pietà per i caduti dei fronti — rifulse in ogni occasione l’opera dei sacerdoti e in particolare dei parroci. Opera di mediazione fra le parti, di conforto ai civili, spesso di supplenza dell’autorità civile fuggita o latitante, di riscatto di ostaggi volta a scongiurare le rappresaglie contro gli inermi e ad evitare la distruzione dei paesi.

Di questa grandiosa epopea si sa ancora troppo poco, eppure le fonti non mancherebbero e fino a qualche anno fa abbiamo ancora ascoltato, vivae vocis oraculo, testimoni diretti che ci raccontavano come, quando tutte le autorità costituite, legittime o provvisorie, fuggivano, solo il parroco restava ad assumersi la responsabilità di situazioni il più delle volte tragiche.

Soltanto per rimanere nel Chivassese, che conosciamo meglio, pensiamo all’opera del prevosto di Chivasso, monsignor Giuseppe Dublino, del parroco di Settimo Torinese, don Luigi Paviolo, del parroco di Brandizzo, don Luigi Febraro, del parroco di Casalborgone, don Bartolomeo De Marchi, del parroco di Volpiano, monsignor Domenico Gili, del parroco di Montanaro, monsignor Vittorio Tos, e si potrebbe continuare per tutto il Canavese e l’intero Piemonte raccontando episodi di cui solo una minima parte è stata raccolta nel volume di don Giuseppe Tuninetti, Clero, guerra e Resistenza nella diocesi di Torino (1940-1945).

Dove però i parroci diedero prova di vero eroismo fu nei giorni dopo il 25 aprile 1945, quando l’enorme massa delle truppe tedesche percorse il Piemonte, armate fino ai denti, per andarsi ad arrendere a Ivrea agli anglo-americani. Ovunque passavano, se solo avevano il sentore di qualche agguato partigiano, mettevano a fuoco il paese e prendevano la popolazione come ostaggio, minacciando — e spesso mettendo in atto — la rappresaglia.

Fu quella che venne definita dagli storici la «scia di sangue», perché lasciò nei paesi diversi morti innocenti e, in questa occasione, i preti non si risparmiarono per evitare conseguenze più gravi, veri eccidi. Questo la gente non lo dimenticò e, dopo la guerra, la Chiesa italiana godette di un prestigio mai più raggiunto: la strepitosa vittoria della Democrazia Cristiana il 18 aprile 1948 fu anche dovuta a quell’impegno di imparzialità e di coraggio dei sacerdoti.

Il maggior tributo di sangue dei preti italiani si ebbe però in quello che fu detto il «Triangolo della morte» o «Triangolo rosso», ad indicare l’area tra Bologna, Reggio Emilia e Ferrara, dove, tra il settembre 1943 e il 1949, si registrò un numero particolarmente elevato di omicidi a sfondo politico perpetrati da militanti — anche partigiani — di matrice comunista.

Tra questi spicca la luminosa figura del seminarista di Modena Rolando Rivi — beatificato nel 2013 — torturato e ucciso il 10 aprile 1945 perché non voleva togliersi la veste talare, dicendo: «Io sono di Cristo e questa è la mia bandiera».

Oggi, invece, di quella bandiera molti preti si vergognano, vantandosi di non averla mai indossata. Perché, dicono loro, quelli del beato Rolando erano tempi di ignoranza ed oscurantismo clericale. Che sono poi le parole dei suoi carnefici, i quali — è bene saperlo — furono giudicati e condannati dopo la guerra a 22 anni di carcere, ma ne scontarono solo 6 per effetto dell’amnistia Togliatti.

* Frà Martino

Chi è Fra Martino? Un parroco? Un esperto di chiesa? Uno che origlia? Uno che si diverte è basta? Che si tratti di uno pseudonimo è chiaro, così com’è chiaro che ha deciso di fare suonare le campane tutte le domeniche... Ci racconta di vescovi, preti e cardinali fin dentro ai loro più reconditi segreti. E non è una santa messa ma di sicuro una gran bella messa, Amen

Tutti gli articoli di Fra' Martino qui

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