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Altro che Milano: il vero Paperone d’Italia vive a Maccastorna (e forse saluta tutti per nome)

Il capoluogo lombardo resta il più ricco tra le grandi città, ma in vetta alla classifica dei redditi spunta un minuscolo comune da 76 contribuenti. I dati Mef analizzati da Excellera confermano un Paese diviso

Altro che Milano: il vero Paperone d’Italia vive a Maccastorna (e forse saluta tutti per nome)

Milano

Milano si conferma locomotiva economica del Paese. È il capoluogo di provincia più ricco d’Italia, con un reddito medio dichiarato nel 2025 pari a 40.316 euro, secondo l’analisi di Excellera sui dati diffusi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Un primato solido, che riflette la concentrazione di attività finanziarie, industriali e dei servizi ad alto valore aggiunto. Ma la vera sorpresa arriva guardando alla classifica dei comuni: in testa non c’è una grande città, bensì Maccastorna, minuscolo centro del Lodigiano, che registra un reddito medio di 72.157 euro.

La fotografia dei redditi restituisce ancora una volta l’immagine di un’Italia a due velocità. Il divario tra Nord e Sud resta marcato, con le regioni meridionali che continuano a inseguire. A sostenere il peso maggiore delle dichiarazioni fiscali sono, come da tradizione, lavoratori dipendenti e pensionati, pilastri del sistema tributario nazionale.

milano

Alle spalle di Milano si colloca Monza, con un reddito medio di 35.628 euro (+3,5%). Tra le principali città italiane spiccano poi Bergamo (34.263 euro, +2,5%) e Bologna (32.302 euro, +4,2%), mentre Roma si ferma a 31.423 euro (+3,8%). Più distante Napoli, che registra 24.388 euro (+3,5%), confermando il gap persistente tra le grandi aree urbane del Centro-Nord e quelle del Mezzogiorno.

Scendendo nel dettaglio urbano, il divario si riproduce anche all’interno delle città. A Milano, il podio dei quartieri più esclusivi resta invariato: CityLife, l’area Duomo-Brera e Sant’Ambrogio si confermano ai vertici per reddito medio. All’opposto, la zona con i livelli di reddito più bassi è quella identificata dal CAP 90122 di Palermo, simbolo delle difficoltà economiche che interessano alcune aree del Sud.

Tornando ai comuni, oltre al caso eclatante di Maccastorna – dove il balzo del +195,8% è verosimilmente legato al trasferimento di residenza di uno o pochi contribuenti ad altissimo reddito in un bacino di appena 76 dichiaranti – si distinguono Lajatico, in provincia di Pisa (67.519 euro, +13,5%), e Portofino, nel Genovese (65.836 euro, -30,9%). Dinamiche particolari, spesso influenzate da pochi contribuenti facoltosi, che possono alterare significativamente le medie in realtà demograficamente ridotte.

Il quadro territoriale ribadisce una frattura ormai strutturale. La Lombardia si conferma la regione più ricca, con un reddito medio complessivo di 29.421 euro (+3,7%), seguita da Trentino-Alto Adige (27.978 euro, +3,9%) ed Emilia-Romagna (27.434 euro, +3,7%). In fondo alla classifica si trovano Calabria (18.474 euro, +4,6%), Molise (19.889 euro, +4,6%) e Puglia (19.936 euro, +4,8%), che pur registrando crescite percentuali significative restano distanti dai livelli del Nord.

Anche a livello provinciale le distanze sono evidenti: guidano la graduatoria Milano (33.803 euro), Bologna (29.933 euro) e Monza-Brianza (29.827 euro), mentre chiudono Crotone (17.481 euro), Vibo Valentia (17.672 euro) e Ragusa (17.770 euro).

Un segnale incoraggiante arriva però dall’andamento complessivo: per la prima volta dopo anni, la crescita dei redditi supera l’inflazione. Nel 2024 il reddito complessivo pro capite ha raggiunto i 25.125 euro, segnando un aumento del 4,1% rispetto all’anno precedente. Con un’inflazione ferma all’1,1%, ciò si traduce in un incremento reale del potere d’acquisto, seppur ancora disomogeneo sul territorio.

L’analisi di Excellera – società italiana specializzata nei corporate affairs – si inserisce nel Barometro Excellera, osservatorio permanente sulle dinamiche socioeconomiche del Paese. Il dato di lungo periodo evidenzia una crescita significativa: tra il 2009 e il 2024 il reddito medio imponibile pro capite è aumentato di quasi un terzo. Un’evoluzione che racconta un’Italia capace di produrre ricchezza, ma ancora alle prese con profonde disuguaglianze territoriali e sociali.

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