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25 Aprile 2026 - 19:05
Luciano Spalletti (foto profilo Instagram)
È molto più di una classica. È una sfida che pesa come un crocevia europeo, un Milan-Juventus che può indirizzare in maniera decisiva la corsa alla prossima Champions League. A San Siro, domenica sera, si gioca una fetta importante di stagione, e Massimiliano Allegri lo sa meglio di chiunque altro. La sua carriera è intrecciata con i colori di entrambe le squadre, e proprio per questo il tecnico rossonero vive l’attesa con lucidità e consapevolezza.
«Non è una partita snodo – chiarisce Allegri alla vigilia – perché per la certezza matematica della Champions servono ancora sette punti. Ma è una partita da vincere. Ci permetterebbe di fare un ulteriore passo avanti verso l’obiettivo. Milan-Juventus è una gara meravigliosa, una delle più affascinanti del campionato, ed è importante perché entrambe ci giochiamo un posto nelle prime quattro posizioni». Parole misurate, ma che tradiscono l’importanza di una sfida che va ben oltre i tre punti.
Il conto è semplice: cinque partite ancora da giocare, sette punti da conquistare per blindare l’Europa che conta. Eppure, proprio quella contro i bianconeri rappresenta l’ostacolo più impegnativo di questo finale. Dopo ci saranno Sassuolo, Atalanta, Genoa e Cagliari, tappe sulla carta più abbordabili. Ma il Milan, nei big match, ha dimostrato più volte di sapersi esaltare, di trovare energie e motivazioni extra. Una vittoria contro la Juventus servirebbe anche a scacciare le ombre di un periodo di lieve appannamento che ha fatto alzare qualche sopracciglio.
«Non credo che la squadra si sia mai spenta – difende il suo lavoro Allegri –. Abbiamo fatto 24 partite senza perdere, poi nel girone di ritorno ne abbiamo perse quattro, e questo cambia la percezione. Ma il risultato finale è dato dalla somma dei punti: che li fai prima o dopo, incide solo su come vengono giudicate le prestazioni». Una lettura lucida, che prova a tenere lontane pressioni eccessive nel momento più delicato della stagione.
Nel rush finale, però, sono spesso i dettagli a fare la differenza. E il Milan ha pagato qualcosa soprattutto per l’assenza di continuità dei suoi uomini più rappresentativi. L’attacco, in particolare, vive un digiuno che pesa e che inevitabilmente condiziona i risultati. Ma per Allegri non è il momento delle analisi individuali: «Adesso non conta parlare di attaccanti, difensori o centrocampisti. Conta solo il risultato. Può segnare anche Maignan, l’importante è vincere». Pragmatismo puro, in perfetto stile allegriano.
Il bel gioco può attendere, le valutazioni anche. Ci sarà tempo in estate per riflettere, intervenire sul mercato e rinforzare una rosa che, secondo il tecnico, ha già solide basi. «Quando sei immerso nel finale di stagione non ha senso parlare di mercato – sottolinea Allegri –. Quando avremo raggiunto l’obiettivo, potremo analizzare tutto con maggiore chiarezza. L’anno prossimo ripartiremo da una buona base: con la società c’è un confronto continuo, uno scambio di idee costante. La rosa è composta da ottimi giocatori, sia tecnicamente sia moralmente, e da lì dobbiamo ripartire».
Fiducia, dunque, ma senza sottovalutare l’avversario. La Juventus arriva a San Siro in crescita, rinvigorita anche dal lavoro di Luciano Spalletti, capace di dare nuova identità e solidità alla squadra. «Sono cresciuti molto – ammette Allegri –. L’arrivo di Spalletti ha portato qualcosa in più. Stanno facendo bene sia dal punto di vista del gioco sia della compattezza difensiva. Non prendono gol da tre partite… speriamo che domenica lo prendano», aggiunge con un sorriso.
In fondo, la filosofia è sempre la stessa: vincere, anche “a corto muso”, come piace al tecnico toscano. Basterà un gol in più dell’avversario per portare a casa una vittoria che potrebbe valere oro, accorciare le distanze e avvicinare concretamente il traguardo Champions. Perché certe partite non si giocano soltanto: si pesano, si sentono, e soprattutto si devono vincere.
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