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25 Aprile 2026 - 17:01
Elisa Ghion sindaca di Monteu da Po
A Monteu da Po non ci saranno duelli elettorali né colpi di scena dell’ultima ora: la corsa verso le elezioni comunali del prossimo 24 e 25 maggio si presenta con un solo nome in campo, quello del sindaco uscente Elisa Ghion. Una situazione che, almeno in apparenza, potrebbe sembrare la più semplice possibile. In realtà, nei piccoli Comuni italiani, quando si presenta una sola lista, la partita più delicata non si gioca contro un avversario politico, ma contro un nemico molto più insidioso: l’astensione.
L’unica lista depositata a Monteu da Po è dunque quella guidata da Elisa Ghion, "Monteu Viva", che si ripresenta agli elettori con una squadra già definita. Ne fanno parte Vincenzo Bracigliano, Giuseppe Deluca, Stefano D’Innocenzo, Graziella Giacomini, Francesco Enascut, Daniela Massaglia, Graziella Morello, Manuela Rebaudengo, Massimo Stevanella e Patrizia Talmon. Si tratta, allo stato dei fatti, dell’unica proposta amministrativa formalmente ammessa in vista dell’appuntamento elettorale di maggio. Nessuna alternativa, quindi, sulla scheda per i cittadini del paese.
Non ha invece trovato sbocco la possibile candidatura di Marco Ferrero, ex assessore, il cui nome era circolato come possibile secondo concorrente. Alla fine, però, la sua discesa in campo non si è concretizzata. Un passaggio che ha di fatto lasciato Elisa Ghion sola nella competizione elettorale. L’assenza di una seconda lista cambia profondamente il significato del voto. Non si tratterà tanto di scegliere tra programmi contrapposti, quanto piuttosto di garantire la validità stessa dell’elezione.

È questo il punto centrale della vicenda. Nei Comuni italiani con meno di 15 mila abitanti, quando viene ammessa una sola lista alle elezioni comunali, la legge prevede il superamento di due quorum specifici perché il voto sia valido. Se tali soglie non vengono raggiunte, l’elezione viene annullata e il Comune finisce sotto commissariamento. Per Monteu da Po, dunque, la priorità assoluta sarà convincere i cittadini ad andare a votare. Più che una campagna elettorale tradizionale, si profila una mobilitazione civica. In casi come questo, ogni scheda espressa pesa più del solito, perché non serve soltanto a sostenere una candidatura, ma a evitare uno stallo istituzionale che avrebbe conseguenze dirette sulla vita amministrativa del paese.
La situazione di Monteu da Po racconta anche qualcosa di più ampio sullo stato della partecipazione nei piccoli centri. Quando manca il confronto tra liste, il rischio è che una parte dell’elettorato percepisca il voto come scontato o addirittura inutile. È proprio qui, invece, che il significato democratico del gesto diventa ancora più forte. Andare alle urne, in questo caso, non è un atto formale. È una scelta che incide sulla continuità amministrativa del Comune e sulla possibilità di evitare la gestione commissariale. Per Elisa Ghion, quindi, la campagna non sarà tanto orientata a battere un rivale, quanto a superare la soglia minima di partecipazione richiesta dalla normativa.
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