25 aprile 1911, Strada del Lauro.
Sono passate da poco le 18 e una lavandaia di 26 anni, Luigia Quirico, sta raccogliendo della legna nel bosco di una delle colline più alte di Torino.
Arriva in un punto dove gli alberi e i cespugli si interrompono e in cui si trova un piccolo crepaccio. Impallidisce. Urla. Scappa, va a chiamare la polizia. C’è un cadavere nel burrone.
Gli uomini della questura si trovano davanti il corpo di un cinquantenne in gilet, camicia, cappello e cravatta, morto probabilmente da una decina di ore. Nella mano destra un rasoio con il quale si è reciso la carotide e si è auto-procurato una profonda ferita sul ventre. Nelle tasche nessun documento, solo 5 lire d’argento e la ricevuta firmata di un pacco di manoscritti inviati dal suicida a una casa editrice di Firenze. Da questa si riesce a risalire all’identità della vittima e alla sua abitazione di corso Casale 205.
Qui gli inquirenti trovano tre lettere. In una, indirizzata ai suoi editori si può leggere: «A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna.». In un’altra, per i figli «Sono un vinto: non vi lascio che 150 lire, più un credito di altre 600 che incasserete dalla signora...».
Le ultime parole di un uomo nato da una famiglia agiata ma con una storia alle spalle di rara tragedia. La madre morì quando aveva 25 anni e il padre si suicidò due anni dopo. Al momento della sua morte, quell’uomo ha la moglie al manicomio, dove si spegnerà, relativamente giovane, nel 1922 e quattro figli. Di questi, due si toglieranno la vita, una morirà giovanissima a causa di una tubercolosi e un altro in un incidente stradale.
Si viene a scoprire che gli ultimi anni di quell’uomo, che di mestiere fa lo scrittore, sono stati un inferno. Per pagare le cure per la moglie si è riempito di debiti e per ripagarli ha dovuto firmare contratti di scrittura per 3 libri all’anno. Si è trovato a dover scrivere tre pagine al giorno, accompagnandole con un centinaio di sigarette e decine di bicchieri di marsala. Ogni giorno.
Fino all’esaurimento nervoso, fatto di un mix fatale di stanchezza e astio per chi prima lo aveva innalzato a grande della letteratura (fino a diventare Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia nel 1897) e poi lo aveva lasciato a sé stesso.
Un uomo dalla cui penna è uscito il Ciclo dei pirati della Malesia (con protagonista Sandokan) quello dei Corsari delle Antille (con il Corsaro Nero) e più di altre 200 opere tra libri e racconti, dalle quali verranno tratti più di 50 film. Il più famoso scrittore di romanzi d’avventura italiano e uno dei precursori della fantascienza del nostro paese.
Il 25 aprile 1911, in collina, a Torino, si suicida Emilio Salgari.
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