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Medici contro il decreto Schillaci: “Riforma inutile e dannosa”. Scontro aperto sulla sanità territoriale

Sindacati sul piede di guerra e appello a Meloni: nel mirino la doppia via tra convenzioni e dipendenza pubblica

ORAZIO SCHILLACI, MINISTRO DELLA SALUTE

ORAZIO SCHILLACI, MINISTRO DELLA SALUTE

Si accende lo scontro sulla riforma della medicina generale proposta dal ministro della Salute Orazio Schillaci. Il progetto, presentato alle Regioni, ha scatenato una dura reazione da parte dei medici, che contestano sia il merito sia il metodo del provvedimento, arrivando a chiedere l’intervento diretto della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

La critica più netta arriva da Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo), che non usa mezzi termini: «È una riforma fatta senza i medici e senza i cittadini: inefficace, inutile e dannosa». Secondo Anelli, il testo metterebbe in discussione un principio cardine della medicina territoriale: «oggi il medico di famiglia è il medico del cittadino» e opera con l’obiettivo di tutelarne la salute, mentre con la riforma rischierebbe di diventare «il medico dell’azienda tutelando l’interesse aziendalistico».

FILIPPO ANELLI PRESIDENTE FNOMCEO

Al centro della proposta c’è un sistema a doppio binario: da una parte i medici di famiglia con una convenzione riformata con le Regioni, che prevede anche nuovi vincoli legati alle Case di Comunità; dall’altra, la possibilità di diventare medici dipendenti del Servizio sanitario.

Una prospettiva che ha fatto scattare la mobilitazione della Fimmg, il principale sindacato della medicina generale, che definisce il provvedimento «che distruggerà il medico di famiglia», «mai discusso con le categorie, inattuabile e pericoloso per i pazienti». La stessa organizzazione ha chiesto esplicitamente alla premier di intervenire: «intervenire direttamente per sospendere l'iter del decreto». Tra i rischi indicati, la fuga dei giovani medici dal settore, con conseguenze come «accessi impropri al Pronto Soccorso, cronicità non gestita, peggioramento delle disuguaglianze territoriali».

Critiche anche dai pediatri della Fimp, che pur riconoscendo l’obiettivo di rafforzare la sanità territoriale e le Case della Comunità, avvertono: «il rafforzamento della sanità territoriale e delle Case della Comunità è un obiettivo condivisibile, ma non può essere perseguito attraverso modelli imposti dall'alto». Preoccupazione espressa anche dalla Federazione Cimo-Fesmed, secondo cui la riforma rischia di creare una «competizione» tra medici capace di «destabilizzare l'intero servizio sanitario».

Sul fronte politico le posizioni sono più articolate. La senatrice del Movimento 5 Stelle Mariolina Castellone intravede margini di miglioramento: «contiene alcuni spunti che, almeno nelle intenzioni, potrebbero andare nella giusta direzione». Più critico il deputato del Partito Democratico Gian Antonio Girelli, che punta il dito sul metodo: «ogni intervento in materia deve nascere da un confronto serio, schietto e approfondito con chi quella riforma è chiamato ad attuarla ogni giorno».

GIAN ANTONIO GIRELLI POLITICO

Diversa invece la posizione di alcuni governatori di centrodestra. Il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto si dice favorevole: «Guardo con favore alla riforma. Rappresenta un buon punto di partenza». Sulla stessa linea il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, che commenta: «L'illustrazione orale di principio mi ha convinto. Aspettiamo il testo».

Il confronto resta aperto, mentre manca ancora un testo legislativo definitivo. Sullo sfondo, una riforma che punta a ridisegnare la medicina di base ma che, almeno per ora, ha già acceso uno scontro frontale tra istituzioni e professionisti della sanità.

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