A Chivasso c’è un confine che non è segnato sulle mappe ma si vede benissimo sul territorio: quello tra il centro e le periferie. Da una parte gli interventi, dall’altra l’abbandono.
A Borghetto, frazione di Chivasso, la situazione è sotto gli occhi di tutti. Rogge invase dalla vegetazione, alvei lasciati andare, acqua che fatica a scorrere. E strade ridotte a un percorso a ostacoli, con buche profonde quanto un piede. Non è una denuncia isolata. È un coro.
I residenti parlano chiaro: “C’è da vergognarsi”. E non è uno sfogo improvviso. Le segnalazioni al Comune – raccontano – vanno avanti da mesi. Senza risposte visibili.
Le immagini raccontano più di qualsiasi relazione tecnica. Le rogge lungo via Borghetto e via Monviso sono soffocate da erbacce alte, arbusti, rami. In alcuni punti l’acqua è appena visibile, in altri ristagna. La manutenzione, semplicemente, non si vede. E qui il problema non è estetico. È sicurezza.
Perché quella che scorre a lato della strada non è una roggia qualsiasi. È la Roggia Campagna, un corso artificiale che arriva da Montanaro, attraversa il territorio chivassese costeggiando anche l’area industriale e poi piega proprio verso Borghetto e Betlemme . Un asse idraulico vero e proprio. Non un fosso secondario.
E non a caso, proprio lungo via Borghetto, in passato erano stati programmati interventi per consolidare le sponde della roggia . Segno che il problema era noto. E strutturale.
La memoria è ancora fresca. Lo scorso anno, ad aprile, le piogge fecero straripare la roggia. L’acqua entrò nelle case. Mezzo metro, raccontano. Mezzo metro dentro le abitazioni. Non un disagio: un danno serio, concreto.
E oggi? Oggi lo scenario è peggiore. Perché se allora la roggia era al limite, oggi è abbandonata. E la domanda – inevitabile – è una sola: cosa succede se torna a piovere con la stessa intensità?
Il punto è qui. Non è solo incuria. È prevenzione mancata.

Ecco come si presenta la roggia
Accanto alle rogge, le strade. Via Borghetto e le traverse sono un mosaico di rattoppi, crepe, avvallamenti. In alcuni tratti l’asfalto è saltato, lasciando buche profonde. Gli automobilisti lo sanno: pneumatici danneggiati, sospensioni messe alla prova. E non è questione di comfort. È rischio quotidiano.
Borghetto non è un angolo isolato. È una frazione a pochi chilometri dal centro, a ridosso della zona industriale CHIND, un polo produttivo realizzato proprio dal Comune e collegato direttamente alla rete autostradale e alla viabilità principale . Qui passano residenti, lavoratori, mezzi. Qui c’è traffico, economia, vita quotidiana.
E allora il nodo è politico, prima ancora che tecnico.
Perché un Comune dovrebbe intervenire? Perché la manutenzione delle rogge non è un dettaglio: è difesa idraulica. Significa evitare allagamenti, proteggere le abitazioni, prevenire danni economici e rischi per le persone. E la manutenzione delle strade non è decoro: è sicurezza pubblica. Incidenti, guasti, responsabilità.
E soprattutto: perché le segnalazioni ci sono già state. Più volte. Da mesi.

Buche nelle strade: ci sta un piede
Il sindaco Claudio Castello e l’assessore ai Lavori pubblici Fabrizio Debernardi conoscono la situazione? La conoscono da quanto tempo? E soprattutto: perché non si è ancora intervenuti in modo risolutivo?
Qui non si tratta di rincorrere l’emergenza. Si tratta di evitarla.
Perché se l’anno scorso l’acqua si è fermata a mezzo metro dentro le case, con le rogge in queste condizioni il rischio è che la prossima volta si vada oltre. E a quel punto non basteranno più le segnalazioni ignorate a spiegare cosa non ha funzionato.

La situazione delle strade