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Costume e società
24 Aprile 2026 - 14:03
Simona Ventura “ritorna” sul red carpet: a Milano per la première de Il Diavolo veste Prada 2
Non serve alzare la voce quando si sa esattamente dove mettersi. Simona Ventura, chivassese d'adozione, al red carpet milanese de Il Diavolo veste Prada 2 fa proprio questo: arriva, si piazza davanti ai fotografi e, senza forzature, torna automaticamente al centro dell’inquadratura.
Il completo leopardato ha fatto il giro dei social. Ma il punto non è il pattern, non è nemmeno la scelta “audace” come viene raccontata. Il punto è che Ventura, anche in un contesto saturo di immagini e presenze, non sparisce mai nello sfondo. E oggi, in un sistema dove tutti cercano visibilità, è forse la qualità più difficile da mantenere.
La serata milanese, più che una première cinematografica in senso stretto, è stata una vetrina perfettamente costruita tra moda, intrattenimento e cultura pop. Il cast internazionale non c’era, ma poco importava: a riempire il tappeto rosso ci hanno pensato volti italiani, influencer, personaggi televisivi. Un microcosmo in cui l’apparenza è tutto e dove, paradossalmente, rischia di assomigliarsi ogni cosa.
È proprio lì che Ventura si distingue. Non per rottura, ma per esperienza. Perché quella dinamica — essere guardata, commentata, fotografata — la conosce da trent’anni. E la differenza si vede: non rincorre lo sguardo, lo intercetta.
C’è qualcosa di profondamente coerente nel vederla a un evento legato a Il Diavolo veste Prada. Non solo per la moda, ma per quello che il film rappresenta: il rapporto tra immagine e potere, tra estetica e gerarchie. Ventura è stata, a suo modo, una figura di potere televisivo. Una che ha costruito programmi, linguaggi, tormentoni. E che oggi continua a muoversi dentro un sistema cambiato senza sembrare fuori posto.

Il suo percorso racconta proprio questo. Dagli anni di “Mai dire Gol”, quando la televisione iniziava a contaminarsi con l’ironia e il ritmo del linguaggio pop, fino ai grandi contenitori generalisti, ai reality, ai ritorni e alle ripartenze. Ventura ha attraversato stagioni diverse senza mai sparire davvero. Ha cambiato pelle più volte, ma non ha mai perso riconoscibilità.
E forse è qui che si gioca la partita. In un’epoca dominata da volti che nascono e si consumano nel giro di pochi mesi, la sua presenza su quel red carpet racconta una cosa semplice ma rara: la durata. Non quella anagrafica, ma quella mediatica. La capacità di restare nel racconto senza essere per forza sempre protagonista assoluta, ma nemmeno comprimaria.
Il leopardato, allora, diventa quasi un dettaglio secondario. Certo, funziona: è una stampa che divide, che attira, che ha una storia precisa nella moda. Ma su Ventura sembra soprattutto una scelta naturale, non studiata a tavolino. Non c’è l’ansia di sorprendere, c’è semmai la sicurezza di chi sa che, comunque vada, verrà guardata.
E infatti succede. In mezzo a un red carpet affollato, dove ogni presenza cerca di costruire un momento, il suo resta. Senza bisogno di eccessi, senza bisogno di spiegazioni.
Il dato più interessante, però, sta altrove. Sta nel modo in cui questa apparizione si inserisce nel presente televisivo e mediatico. Ventura oggi si muove tra Rai, Mediaset, ospitate, progetti. Non è più la conduttrice dominante di un tempo, ma non è nemmeno una figura nostalgica. È qualcosa di diverso: una presenza che attraversa i contesti senza appartenere completamente a nessuno.
La première milanese diventa così un piccolo caso di studio. Non tanto per il film — che pure porta con sé un immaginario forte — ma per quello che succede intorno. Per il modo in cui i personaggi occupano lo spazio, per come si costruisce visibilità oggi.
E in questo scenario, Simona Ventura dimostra una cosa che non si improvvisa: la capacità di stare sotto i riflettori senza dipenderne. Alla fine della serata, tra foto, commenti e rilanci social, resta questa impressione. Non è stata solo una questione di outfit riuscito o meno. È stato, piuttosto, un promemoria di come si resta dentro il gioco anche quando le regole cambiano.
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