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Costume e Società
18 Aprile 2026 - 15:45
Simona Ventura
Quando un programma storico come L’Isola dei Famosi decide di cambiare pelle, il rumore non resta mai confinato dietro le quinte: esce, rimbalza, si ingigantisce e diventa quasi uno spettacolo parallelo. E infatti, mentre la produzione studia la prossima mossa, c’è già un altro reality in corso, quello della conduzione, con nomi che entrano ed escono come concorrenti al televoto. In cima alla lista, con una certa ostinazione, continuano a spuntare Belen Rodriguez e Simona Ventura: due universi televisivi che più distanti non si potrebbe, ma entrambi perfettamente spendibili quando si tratta di reggere un format che cerca disperatamente una nuova identità.

A riaccendere il dibattito ci ha pensato Il Tempo, parlando apertamente di una corsa a più nomi per guidare la prossima edizione su Canale 5. Ma come spesso succede, la scrematura la fanno direttamente i rumors: alla fine la partita sembra giocarsi soprattutto tra Belen Rodriguez e Simona Ventura, con Veronica Gentili pronta a rappresentare la continuità nel caso in cui qualcuno decidesse che, in fondo, cambiare troppo fa male alla salute degli ascolti. Nel frattempo, però, le indiscrezioni più insistenti raccontano di una Belen Rodriguez leggermente in vantaggio, un nome che torna ciclicamente, quasi fosse parte del DNA del programma.
E in effetti, più che un volto esterno, nel suo caso si tratterebbe di un ritorno a casa. Il legame tra Belen Rodriguez e l’Isola è uno di quelli che in tv piacciono molto perché sanno di narrazione già pronta: tutto parte dal 2008, quando approdò come naufraga, e da lì il reality è diventato una specie di album di famiglia, con Cecilia Rodriguez, Jeremias Rodriguez e perfino papà Gustavo Rodriguez che negli anni hanno fatto la loro comparsa. Senza dimenticare Stefano De Martino, inviato di un’edizione che ormai sembra appartenere a un’altra era televisiva. Insomma, affidarle la conduzione sarebbe un po’ come chiudere un cerchio, con buona pace di chi sostiene che in televisione nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si ricicla con eleganza.
Dall’altra parte c’è la chivassese Simona Ventura, che con l’Isola ha un rapporto che sfiora il mitologico. Parlare del programma senza citarla è un esercizio quasi innaturale, come raccontare il Festival di Sanremo senza nominare almeno una volta Pippo Baudo. Dopo una fase di allontanamento, è rientrata gradualmente nel giro Mediaset, prima come opinionista e poi alla guida del Grande Fratello versione “nip”, esperienza che però non ha lasciato il segno sperato in termini di ascolti. Ma il suo nome resta lì, saldo, perché rappresenta una garanzia: se vuoi riportare ordine e memoria storica, Simona Ventura è sempre una telefonata possibile.
A rendere il tutto ancora più “televisivamente interessante” ci si mette anche l’ipotesi di Niccolò Bettarini tra i possibili concorrenti. E qui il confine tra reality e sceneggiatura scritta si fa sempre più sottile: una madre alla conduzione e il figlio tra i naufraghi sarebbe il tipo di incastro narrativo che gli autori non disdegnano affatto, anzi, probabilmente segnano con l’evidenziatore.
Nel frattempo, però, la vera rivoluzione riguarda il programma stesso. L’Isola che verrà dovrebbe dire addio a buona parte delle sue certezze: niente più diretta, niente più Honduras e una possibile nuova casa nelle Filippine, con registrazioni concentrate tra fine giugno e inizio luglio e una messa in onda posticipata. Tradotto: meno improvvisazione e più costruzione, meno “vediamo cosa succede” e più “decidiamo cosa deve succedere”. Un modello che strizza l’occhio a format come Temptation Island, dove il racconto nasce soprattutto in sala montaggio e non davanti alle telecamere in tempo reale.
In questo nuovo assetto, la scelta della conduzione diventa tutt’altro che secondaria. Non si tratta solo di mettere un volto in primo piano, ma di decidere il tono dell’intero racconto: Simona Ventura significherebbe affidarsi all’esperienza e alla memoria storica, Veronica Gentili garantirebbe continuità, mentre Belen Rodriguez porterebbe con sé un richiamo emotivo forte e una capacità indiscutibile di catalizzare attenzione. E a Cologno Monzese, si sa, l’attenzione è una moneta che vale sempre qualcosa.
Così, mentre la macchina produttiva si mette in moto e le riprese iniziano a prendere forma all’orizzonte, la sensazione è che la vera partita si giochi tutta qui, prima ancora che i naufraghi mettano piede su una spiaggia — qualunque essa sia. Perché in fondo, più che un’isola da sopravvivere, questa sembra sempre di più un’isola da raccontare. E possibilmente nel modo più efficace possibile. Anche a costo di far sembrare tutto spontaneo quando spontaneo, forse, non lo è più da un pezzo.
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