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23 Aprile 2026 - 14:43
Una nuova spinta dal basso su un tema che continua a dividere, ma che torna al centro del dibattito politico e sociale. È partita oggi anche a Torino la raccolta firme per la proposta di legge regionale di iniziativa popolare “Liberi Subito”, promossa dall’Associazione Luca Coscioni, con l’obiettivo di regolamentare in modo chiaro l’accesso al suicidio medicalmente assistito.
Dopo il Lazio, l’iniziativa approda dunque anche sotto la Mole, con un traguardo preciso: raccogliere almeno 8mila firme di cittadini piemontesi entro il 15 ottobre. L’obiettivo è portare il Consiglio regionale a discutere e approvare una norma simile a quelle già adottate in Toscana e Sardegna, alla luce anche della recente giurisprudenza costituzionale.
A fare da sfondo alla mobilitazione c’è infatti la sentenza n. 204/2025 della Corte costituzionale, che ha chiarito come le Regioni possano intervenire, nell’ambito della tutela della salute, per disciplinare le modalità organizzative con cui il Servizio sanitario rende effettivo l’accesso alla procedura, senza entrare nel merito delle norme penali o civili. Un passaggio che, secondo i promotori, apre definitivamente la strada a interventi legislativi regionali.
La proposta “Liberi Subito” non introduce nuovi diritti, ma punta a rendere concretamente esercitabile un diritto già riconosciuto. Il nodo centrale resta quello delle procedure: oggi, in assenza di regole uniformi, l’accesso al suicidio assistito risulta spesso lungo, complesso e disomogeneo sul territorio.

«Oggi, anche senza una legge nazionale, le persone che possiedono i requisiti stabiliti dalla Corte costituzionale possono accedere all’aiuto medico alla morte volontaria. Tuttavia, in assenza di regole regionali, questo diritto resta spesso ineffettivo. Una legge regionale serve a rendere il diritto realmente accessibile, evitando disparità e ritardi. L’assenza di procedure chiare continua infatti a produrre casi come quello di Alan (già noto come “Alberto” nella comunicazione legata al primo ricorso al suicidio medicalmente assistito in Piemonte) che proprio in Piemonte ha dovuto subire 8 mesi di condizioni di sofferenza insopportabili prima di ottenere ciò che avrebbe dovuto ottenere da subito: l’aiuto medica alla morte volontaria da parte della ASL e del Servizio Sanitario Nazionale. Ora che la Corte costituzionale ha confermato la competenza regionale sul tema, il Consiglio regionale del Piemonte ha il dovere di intervenire», ha dichiarato Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni.
Il riferimento è al caso di Alan, già noto come Alberto, primo episodio di morte volontaria assistita in Piemonte, diventato simbolo delle difficoltà burocratiche e dei tempi lunghi che ancora caratterizzano l’accesso alla procedura.
La raccolta firme rappresenta anche un ritorno su un terreno già battuto. Nel 2023, infatti, una proposta analoga era stata depositata ma non aveva mai superato lo scoglio del Consiglio regionale. Nel 2024 la maggioranza aveva impedito la discussione approvando una pregiudiziale di costituzionalità, posizione poi superata proprio dalla sentenza della Consulta.
«Ripartiamo dalla stessa piazza e con lo stesso strumento di partecipazione utilizzato nella scorsa legislatura: l'iniziativa popolare e le firme dei cittadini per una legge giusta, indifferibile, in linea con il dettato costituzionale così come quella che depositammo nel 2023. Il Consiglio regionale del Piemonte avrà l’opportunità di prestare ascolto alle istanze dei cittadini piemontesi, recuperando quanto non ha voluto discutere nella scorsa legislatura. Chiediamo a tutti i gruppi politici regionali e territoriali, a tutte le organizzazioni sindacali, alle realtà associative e ai soggetti organizzati della società civile, ai sindaci dei comuni piemontesi di sostenere concretamente e sottoscrivere la nuova proposta di legge di iniziativa popolare», hanno dichiarato Davide Di Mauro e Lidia Sessa, coordinatori della Cellula Coscioni Torino, durante la conferenza stampa di presentazione.
Ora la parola passa ai cittadini. Le firme raccolte nei prossimi mesi diranno se il Piemonte sarà pronto a riaprire il confronto su uno dei temi più delicati e controversi del panorama legislativo italiano.
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