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17 Aprile 2026 - 18:15
La matematica che incanta: viaggio tra Fibonacci e la sezione aurea
Mercoledì 15 aprile, alle ore 15.30, nella Sala Conferenze Trinità di Cuorgnè, l’Unitrè locale ha proposto un appuntamento capace di coniugare rigore scientifico e fascino divulgativo. Protagonista dell’incontro, dal titolo “Dai conigli di Fibonacci ai pentagoni dei Pitagorici: un percorso di esplorazione della Sezione Aurea”, è stato il docente Alberto Turigliatto, che ha guidato il pubblico in un itinerario tra matematica, storia e natura.
Più che una lezione, si è trattato di un viaggio attraverso i secoli: dalle difficoltà del Medioevo europeo alle raffinate costruzioni del mondo antico, fino alle loro inattese applicazioni contemporanee. Un percorso che ha preso avvio nel XII secolo, quando, grazie ai contatti con il mondo arabo, l’Europa conobbe il sistema di numerazione indo-arabo. Una rivoluzione silenziosa ma decisiva, raccolta e diffusa da Leonardo Fibonacci con il suo Liber Abaci, che introdusse il sistema posizionale rendendo i calcoli più rapidi ed efficaci. Un passaggio oggi scontato, ma allora determinante per il commercio e per lo sviluppo del pensiero scientifico.
Il nome di Fibonacci è però legato soprattutto a un problema apparentemente semplice: quello dei conigli. Da questa curiosa situazione nasce una successione numerica — 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13… — in cui ogni termine è la somma dei due precedenti. Un gioco matematico solo in apparenza, perché quella sequenza si ritrova sorprendentemente nelle forme della natura: nei petali dei fiori, nelle spirali dei girasoli, nella disposizione delle foglie. Non coincidenze, ma strategie di ottimizzazione attraverso cui la natura organizza spazio e luce.
Da qui il collegamento con la sezione aurea, il numero irrazionale pari a circa 1,618, da sempre associato all’idea di armonia. Il rapporto tra numeri consecutivi della successione di Fibonacci tende progressivamente a questo valore, trasformando una dinamica numerica in una proporzione geometrica. Un ponte ideale tra calcolo e bellezza che attraversa secoli di studi, dall’architettura all’arte.
Nel percorso tracciato dal relatore trova spazio anche Archimede, con la sua celebre spirale: una costruzione che traduce il numero in forma, il calcolo in figura. Pur diversa da quella legata alla successione di Fibonacci, ne condivide il principio di crescita ordinata, suggerendo l’esistenza di un linguaggio universale che unisce discipline e epoche.
Le radici di questa visione affondano ancora più indietro, nella scuola pitagorica. Nei pentagoni regolari e nelle loro diagonali, i pitagorici individuarono la proporzione aurea, attribuendole non solo un valore matematico, ma anche simbolico. Per loro, i numeri erano la chiave per comprendere l’ordine del cosmo.
Ed è proprio questa prospettiva ad aver reso l’incontro particolarmente coinvolgente. Non solo formule, ma una riflessione più ampia: matematica, natura, arte e filosofia come parti di un unico sistema. Il pubblico è stato invitato a riconoscere queste strutture nella quotidianità, spesso invisibili ma costantemente presenti.
Resta, infine, una domanda aperta: perché alcune forme ci appaiono così armoniose? Forse perché riflettono un ordine che ci appartiene, inscritto nella nostra percezione e nel nostro stesso corpo. Osservare una spirale, un fiore o una facciata equilibrata non significa soltanto apprezzarne l’estetica, ma riconoscere un principio più profondo: un legame silenzioso tra il pensiero umano e la struttura dell’universo.
Foto di Osvaldo Marchetti
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