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Stai sbagliando con il tuo cane? Gli errori più comuni da evitare

Gianmarco Cascione sfata i miti sul comportamento canino e indica gli errori da evitare per costruire una relazione serena, equilibrata e rispettosa con il cane

Stai sbagliando con il tuo cane? Gli errori più comuni da evitare

Gianmarco Cascione

Il cane è da sempre considerato il migliore amico dell’uomo: i nostri compagni a quattro zampe ci affiancano con fedeltà e affetto nella nostra quotidianità, dimostrandoci un amore incondizionato. Ma come possiamo, noi esseri umani, ricambiare davvero la loro amicizia al meglio delle nostre possibilità? Gianmarco Cascione, 28 anni, di San Maurizio Canavese, addestratore cinofilo e pet sitter, sfata alcune delle credenze più diffuse e ci guida alla scoperta degli errori più comuni da evitare quando ci relazioniamo con i cani, per costruire un rapporto sereno, equilibrato e rispettoso.

Non lo faccio annusare perché mi fanno schifo le deiezioni degli altri cani

I cani comunicano anche attraverso urina e feci, tramite le quali rilasciano segnali chimici ricchi di informazioni: indicano, per esempio, se si tratta di un maschio o di una femmina, se è in calore o se è già passato un individuo conosciuto. Privare il cane della possibilità di annusare significa limitare una componente fondamentale della sua comunicazione e socializzazione.

Il mio cane tira, quindi tengo il guinzaglio corto

Accorciare il guinzaglio limita il movimento del cane, impedendogli persino di abbassare il naso e percepire gli odori di cui ha bisogno. La libertà di movimento della testa è fondamentale e non dovrebbe essere ostacolata. Spesso, infatti, un guinzaglio troppo corto porta il cane a tirare ancora di più nel tentativo di raggiungere gli stimoli presenti nell’ambiente.

 

 


Lo porto ovunque
perché voglio che sia sempre con me

Non tutti gli ambienti sono adatti ai cani. Contesti molto affollati e caotici, come fiere o eventi, possono risultare eccessivamente stimolanti. In queste situazioni il cane può sentirsi sopraffatto e reagire cercando costantemente la vicinanza del proprietario, manifestando disagio o paura.

Quando vedo un altro cane ho paura e lo prendo in braccio (soprattutto se è di taglia piccola)

Questo comportamento può, in realtà, andare a peggiorare le cose: il cane non ha, infatti, possibilità di comunicare con il proprio simile e ciò aumenta il rischio di fraintendimenti. Inoltre, sollevarlo può attivare l’istinto predatorio dell’altro cane, che potrebbe interpretarlo come il movimento di una preda in fuga. In caso di reale pericolo può essere necessario intervenire, ma nella quotidianità è una pratica da evitare.

Metto le mani nella ciotola mentre mangia perché deve capire che posso toccare il suo cibo

Dietro questo comportamento, molto diffuso tra i proprietari, si nasconde spesso il desiderio di imporsi come “capobranco”. In realtà, la motivazione corretta dovrebbe essere diversa.
L’obiettivo non è affermare un’autorità, ma prevenire situazioni potenzialmente rischiose (ad esempio, la presenza di bambini piccoli in casa, che potrebbero avvicinarsi alla ciotola mentre il cane mangia). Il principio di base dovrebbe, quindi, essere un altro: educare il cane ad accettare l’intervento umano sul cibo per motivi di sicurezza. In caso di necessità, infatti, può essere fondamentale riuscire a sottrargli rapidamente qualcosa di pericoloso o dannoso. Non si tratta dunque di “dimostrare chi comanda”, ma di costruire un rapporto basato sulla fiducia, in cui il cane tolleri il contatto con il cibo senza percepirlo come una minaccia.

È di taglia piccola, quindi non ha bisogno di molto movimento

Nonostante i cani siano di taglia ridotta, restano animali che necessitano di muoversi, correre e interagire con l’ambiente. Per esempio, il bassotto è un cane da tana, selezionato originariamente per la caccia. L’attività motoria è quindi essenziale per i cani di qualsiasi dimensione.

Quando suonano il campanello, gli dico “Chi è? Vai a vedere”

Questo invito può costituire un problema perché mette il cane in uno stato di allerta, aumentando il suo livello di attivazione. Nel caso dei cani da pastore o da guardia, in particolare, quello che nasce come un semplice giocopuò trasformarsi in un’abitudine difficile da correggere. L’animale, infatti, può iniziare a sentirsi responsabile della gestione degli ingressi, arrivando ad abbaiare insistentemente o a saltare addosso alle persone. In alcuni casi, finisce per assumere il ruolo di “guardiano della casa”, caricandosi di una responsabilità che non gli compete.

Quando mi tira al guinzaglio, io tiro ancora di più

In questo caso si entra in competizione con il cane, finendo a giocare a chi tira di più. Questo non risolve il problema, anzi spesso lo rafforza.

Lo porto in area cani perché voglio che vada d’accordo con tutti

In area cani le interazioni non sono controllate e questo le rende fraintendibili. Difficilmente, inoltre, più cani adulti giocano fra di loro, specialmente se non si conoscono e non hanno un rapporto stretto. Spesso vediamo dei cani che sembra stiano giocando, mentre in realtà possono crearsi dinamiche di tensione e bullismo. Inoltre, così come accade per noi, anche i cani non sono obbligati ad andare d’accordo con tutti: hanno preferenze e necessità relazionali diverse.

Non lo porto fuori perché tanto sporca sulla traversina o in giardino

La passeggiata non si limita al semplice soddisfacimento dei bisogni fisiologici. Rappresenta, infatti, un momento fondamentale per la socialità del cane, oltre che per il suo benessere motorio e psicologico. Uscire gli permette di esplorare l’ambiente, entrare in contatto con nuovi stimoli — odori, suoni, situazioni diverse — e interrompere la monotonia della routine quotidiana. Proprio attraverso queste esperienze si arricchisce il suo bagaglio di conoscenze e si favorisce un equilibrio comportamentale.


Gli do il cibo dal tavolo mentre mangiamo se no abbaia tutto il tempo

È proprio per quello che il cane abbaia: ha collegato che l’abbaio è una richiesta di cibo. Si crea così un circolo vizioso in cui il comportamento indesiderato viene rinforzato.

Non lavoro sul problema, gli passerà con l’età

Nella maggior parte dei casi non è così. Un comportamento non gestito tende, infatti, a consolidarsi nel tempo, entrando a fare parte della routine del cane, animale fortemente abitudinario. Con la crescita, quindi, è più probabile che il problema si intensifichi piuttosto che risolversi spontaneamente.

Glielo lascio fare solo questa volta, perché è piccolo

Anche in questo caso entra in gioco l’abitudine. Se un comportamento viene concesso, il cane tenderà a ripeterlo con le stesse modalità. Bisogna avere una comunicazione molto chiara ed essere coerenti. Nei soggetti più sensibili, l’incoerenza può generare frustrazione: ciò che un giorno è permesso e il giorno dopo viene negato rischia di creare confusione e dare origine a dinamiche comportamentali più complesse.

Come ci spiega Gianmarco, costruire una relazione serena con il proprio cane non significa controllarne ogni comportamento, ma imparare a leggerlo, comprenderlo e guidarlo con coerenza. Molti degli “errori” più comuni nascono infatti da buone intenzioni, che però rischiano di tradursi in comunicazioni confuse. Educare un cane, in fondo, significa prima di tutto imparare a comunicare meglio con lui.

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