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“A Milano ti frega l’aperitivo”: Simona Ventura scuote Vinitaly sul rapporto con l’alcol

Tra radici emiliane, vino e responsabilità: il racconto della conduttrice tra affetti e stile di vita

“A Milano ti frega l’aperitivo”

“A Milano ti frega l’aperitivo”: Simona Ventura scuote Vinitaly sul rapporto con l’alcol

Un brindisi che sa di casa, di radici e di identità. Simona Ventura è stata tra i volti più attesi di Vinitaly 2026, dove ha partecipato come madrina dello stand dell’Emilia-Romagna, regione a cui è profondamente legata. Un ritorno simbolico, celebrato tra eccellenze gastronomiche e grandi nomi della cucina italiana, da Massimo Bottura a Carlo Cracco, in un contesto che unisce tradizione e promozione del territorio.

Nata a Bologna, ha vissuto a Chivasso, e si è sposata a Rimini, Ventura non nasconde il suo legame con la terra emiliana. «Vivo a Milano da ormai 24 anni, mi sento a casa in tanti posti, ma come in Emilia-Romagna no», ha raccontato, sottolineando un rapporto che affonda nelle radici familiari e nella memoria personale (fonte: L’Arena). Un’appartenenza che va oltre la geografia e che emerge anche nei piccoli rituali quotidiani.

Tra questi, il vino. Un elemento centrale non solo nella manifestazione veronese, ma anche nei ricordi familiari della conduttrice. «I miei figli chiamavano mia madre “Nonna cin-cin”», ha spiegato, evocando l’immagine di una convivialità semplice, fatta di un bicchiere condiviso a tavola. Un aneddoto che racconta molto più di un’abitudine: restituisce uno spaccato di cultura italiana, dove il vino è parte integrante della socialità.

Ma Ventura non nasconde anche l’altra faccia della medaglia, quella legata agli stili di vita contemporanei. «A Milano quello che ti frega è l’aperitivo», ha detto con tono diretto, riferendosi a una delle abitudini più diffuse nella città in cui vive. Un passaggio che apre a una riflessione più ampia sul rapporto tra consumo e consapevolezza.

Il messaggio, però, è chiaro: moderazione. La conduttrice insiste sull’importanza di un approccio equilibrato, soprattutto quando si tratta di alcol. Bere sì, ma con responsabilità, evitando eccessi e prestando attenzione, in particolare, quando ci si mette alla guida. Una posizione che si inserisce in un dibattito sempre più attuale, anche alla luce delle campagne di sensibilizzazione sulla sicurezza stradale.

Vinitaly, in questo senso, non è solo una vetrina per il vino italiano, ma anche un luogo di confronto su temi culturali e sociali. L’edizione 2026 conferma questa doppia anima: da un lato la celebrazione delle eccellenze enologiche, dall’altro la promozione di un consumo consapevole.

La presenza di Ventura si inserisce in un contesto più ampio, che vede l’Emilia-Romagna protagonista con una proposta capace di unire tradizione e innovazione. L’apertura simbolica di una forma di Parmigiano Reggiano e il brindisi con Pignoletto Doc hanno rappresentato un momento di sintesi tra le diverse anime della regione, rafforzando il messaggio di unità e identità.

Non manca, infine, il legame con Verona e il Veneto. «Vengo sempre volentieri», ha ricordato Ventura, sottolineando un rapporto costruito negli anni anche grazie alla sua esperienza nel mondo del calcio e alle relazioni personali sviluppate sul territorio. Un filo che unisce regioni diverse, proprio come accade a Vinitaly, dove l’Italia del vino si racconta in tutte le sue sfumature.

In questo intreccio di storie, territori e sapori, emerge un elemento comune: il valore della convivialità. Un bicchiere di vino, se vissuto con equilibrio, diventa occasione di incontro, racconto e condivisione. È questo, in fondo, il messaggio che arriva da Verona: celebrare le eccellenze senza dimenticare la responsabilità. E in un Paese come l’Italia, dove il vino è cultura prima ancora che prodotto, il confine tra piacere e consapevolezza resta il vero tema da affrontare.

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