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Economia
13 Aprile 2026 - 19:25
/Al ristorante consumi vino per 12 miliardi, al supermarket spesi 3,2 miliardi
Gli italiani non rinunciano al vino, ma cambiano abitudini: sempre più spesso lo consumano fuori casa. È questo il quadro che emerge dai dati presentati a Veronafiere durante il Vinitaly, dove l’Osservatorio Fipe-Uiv, in collaborazione con la manifestazione, ha fotografato un settore in trasformazione ma ancora centrale nell’economia e nella cultura del Paese.
Secondo l’indagine, il valore dei consumi di vino nella ristorazione – tra ristoranti, trattorie, pizzerie e wine bar – raggiunge i 12 miliardi di euro, contro i 3,2 miliardi registrati nella Grande Distribuzione Organizzata nel 2025, con 737 milioni di litri venduti.
Un dato che conferma il peso del consumo fuori casa, dove il vino rappresenta oltre il 21% del fatturato medio della ristorazione. La presenza è capillare: tre ristoranti italiani su quattro propongono una carta dei vini, così come circa la metà delle pizzerie-ristoranti, per un totale di 4,1 milioni di etichette disponibili.
Nel canale della grande distribuzione, però, emergono segnali contrastanti. Come spiegato da Virgilio Romano, Insight Director di Circana, si registra una lieve flessione del valore (-0,5%) ma un calo più marcato dei volumi (-2,7%), compensato da un aumento medio dei prezzi (+2,3%).
Un equilibrio che racconta un cambio nelle scelte dei consumatori: meno quantità, ma maggiore attenzione alla qualità.
Le preferenze si spostano infatti verso vini più freschi e leggeri. Nella ristorazione calano i rossi strutturati, mentre tengono i bianchi e gli spumanti. Anche nei supermercati il trend è simile: gli spumanti crescono (+1,5% nei volumi e +1,2% nei valori), così come il rosato (+3,8%) e il bianco (+2,2%).
I vini fermi registrano invece una contrazione contenuta (-3,1% nei volumi, -0,5% nei valori), con i rossi in calo (-4,2%), pur restando la tipologia più diffusa con il 36% del mercato. Più in difficoltà i frizzanti, che segnano un -5,7% nei volumi e -5,5% nei valori.

Nel cuore del Vinitaly, il settore guarda anche al futuro e alle sfide internazionali. Il viceministro all’Economia Maurizio Leo ha rilanciato il ruolo strategico della manifestazione: «dobbiamo attrarre investitori esteri e lo stiamo facendo proprio con eventi come il Vinitaly a cui il governo attribuisce molta importanza».
Leo ha inoltre illustrato le novità sul regime fiscale dei vini dealcolati, la cui produzione partirà quest’anno in Italia: «Fino a mille ettolitri di estrazione dell'alcol etilico resta il sistema fiscale previgente, mentre l'eccedenza diventerà reddito d'impresa».
La presenza del Commissario europeo all’Agricoltura Christophe Hansen ha aperto il confronto su temi cruciali come il rincaro dei fertilizzanti e le opportunità del Pacchetto Vino. Sul piano internazionale, Italia e Serbia hanno siglato un memorandum di collaborazione agricola.
A sostenere il comparto anche il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che ha premiato le eccellenze della cucina, e il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, presente per il terzo giorno consecutivo al fianco delle aziende del settore.

ADOLFO URSO, MINISTRO IMPRESE
Per Urso, il quadro resta positivo: «il sistema Italia è una nave che sa reggere la tempesta e trovare il porto giusto».
Tra tradizione e cambiamento, il vino italiano continua così a rappresentare un pilastro economico e culturale, capace di adattarsi alle nuove abitudini di consumo senza perdere il proprio valore identitario.
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