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11 Aprile 2026 - 13:56
Vino (foto di repertorio)
Non è solo una presenza. È una dichiarazione d’identità. Il Piemonte del vino arriva alla 58ª edizione di Vinitaly con numeri, simboli e ambizioni che raccontano molto più di una semplice partecipazione fieristica. Dentro i 700 metri quadrati del Padiglione 10, la Regione costruisce una vera e propria piattaforma narrativa: 108 aziende produttrici, quattro Consorzi di tutela — Gavi, Barbera, Asti e Brachetto — e un allestimento pensato per mettere insieme business, cultura e visione. Uno spazio che non è solo espositivo, ma esperienziale, con un grande auditorium centrale per eventi e presentazioni, un lounge dedicato a incontri e degustazioni e, a sorprendere, il trofeo delle Atp Finals, esposto per tutta la durata della manifestazione come simbolo di un territorio capace di connettere vino, sport e immagine internazionale.
È una scelta precisa, perché oggi il vino non si limita più a essere prodotto: deve essere raccontato, posizionato, reso riconoscibile. E il Piemonte sembra averlo capito. L’inaugurazione ufficiale dello Spazio Piemonte è fissata per domani alle 16.30, sotto il segno del brand “Piemonte Is – Eccellenza Piemonte”, alla presenza del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, dell’assessore regionale Paolo Bongioanni e del commissario europeo Christophe Hansen. Una presenza istituzionale che certifica il peso strategico del comparto, perché il vino in Piemonte non è solo economia: è sistema, identità, leva internazionale.
Un sistema che oggi si confronta con un cambio di scenario. Mercati che mutano, consumi che evolvono, concorrenza globale sempre più aggressiva. Ed è proprio da qui che parte la linea della Regione. Il presidente Alberto Cirio e l’assessore Bongioanni indicano quattro direttrici chiare: ricerca, innovazione, promozione e nuovi mercati. Non slogan, ma una strategia per restare competitivi in un contesto che non concede margini di errore. Perché produrre qualità non basta più: serve leggere il mercato, anticiparlo, guidarlo.
In questa direzione si inserisce uno dei passaggi più significativi della presenza piemontese a Vinitaly: la firma del protocollo per la nascita del nuovo Osservatorio sul mercato vitivinicolo, coordinato dalla Fondazione Agrion. Uno strumento pensato per analizzare dati, intercettare trend, trasformare informazioni in scelte. È qui che si gioca una parte del futuro del settore: nella capacità di passare dall’intuizione alla strategia.
Accanto alla visione resta il prodotto, e Vinitaly è anche questo. Lunedì sarà presentato ufficialmente l’Asti Docg vino dell’anno 2026, anche nella nuova versione rosé, segnale di un comparto che sa evolversi senza perdere identità. È questo il filo che tiene insieme tutto: tradizione e cambiamento, radici e futuro. Il Piemonte arriva a Verona con un patrimonio consolidato, ma consapevole che quel patrimonio va continuamente reinterpretato.
Perché oggi il vino è anche turismo, esperienza, cultura. E lo Spazio Piemonte prova a raccontarlo in modo completo: non solo bottiglie, ma storie; non solo degustazioni, ma relazioni; non solo promozione, ma posizionamento. In un momento in cui il settore vitivinicolo affronta sfide globali — dal cambiamento climatico alle nuove abitudini di consumo — Vinitaly diventa un banco di prova decisivo. Un luogo dove misurare la propria capacità di stare nel mercato e, soprattutto, di anticiparlo.
Per il Piemonte la partita è aperta. Ma la sensazione è che non si giochi solo sulla qualità del vino, che resta indiscutibile, bensì sulla capacità di costruire un racconto forte, coerente, riconoscibile. Un racconto che parte da Verona e guarda lontano.

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