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Parroco indagato, i fedeli restano al fianco di don Mario Viano: per lui una fiaccolata da San Benigno a Bosconero

Dopo le dimissioni e l’inchiesta, Bosconero e San Benigno si stringono attorno al sacerdote

Don Mario Viano

Le luci si accenderanno nel buio della sera. Non per una festa, non per una celebrazione, ma per qualcosa di più fragile e insieme più potente: la fiducia. Domenica, tra San Benigno e Bosconero, una comunità scenderà in strada con una fiaccolata “pacifica e solidale” per don Mario Viano, il parroco che fino a pochi giorni fa era il punto di riferimento di due paesi e che oggi è al centro di un’indagine giudiziaria. È l’ultimo capitolo di una vicenda che ha scosso nel profondo il tessuto sociale di questo angolo di Canavese. Una storia che non è più soltanto cronaca, ma qualcosa che tocca corde più intime: la fede, l’identità, il rapporto tra una comunità e chi la guida.

La fiaccolata partirà alle 20 da via Belloc, a San Benigno, per arrivare in piazza a Bosconero. Nasce sui social, cresce tra i parrocchiani, si alimenta di messaggi, condivisioni, prese di posizione. Non è una manifestazione contro qualcuno. È, almeno nelle intenzioni di chi la promuove, un gesto di vicinanza. Perché mentre la giustizia indaga, una parte della comunità ha già scelto da che parte stare.

Tutto comincia con un controllo che, sulla carta, doveva essere ordinario. I carabinieri forestali arrivano nella canonica per verificare le condizioni di alcuni animali. Ma quello che trovano cambia completamente il quadro: non solo gatti e uccelli in condizioni ritenute non adeguate, ma anche circa 200 grammi di marijuana e una quantità significativa di denaro contante. È da lì che scatta l’indagine. La Procura di Ivrea apre un fascicolo, don Mario Viano viene iscritto nel registro degli indagati per detenzione di stupefacenti. E da quel momento, la vicenda esce dai confini della parrocchia per diventare un caso pubblico.

La vera frattura arriva subito dopo. Il sacerdote rassegna le dimissioni, una scelta personale presa immediatamente dopo la perquisizione e accettata dal vescovo di Ivrea, monsignor Daniele Salera. È un passaggio che segna la fine di un ruolo, almeno per ora, e cambia il clima. Nei primi giorni la comunità era compatta, con messaggi di sostegno e difesa. Don Mario era prima di tutto un parroco, una presenza quotidiana. Le dimissioni, però, aprono interrogativi più profondi e la comunità si divide: da una parte chi continua a difenderlo, dall’altra chi chiede chiarezza.

Il vescovo di Ivrea, monsignor Daniele Salera

Nel mezzo, un silenzio. Un silenzio scelto, condiviso con la diocesi, “necessario per il rispetto delle indagini preliminari”. Ma il silenzio non spegne le domande. Le amplifica. Perché oltre alla sostanza stupefacente c’è il nodo del denaro, la cui origine è ancora da chiarire. Le spiegazioni — offerte dei fedeli — non convincono pienamente gli investigatori. L’indagine procede su più fronti: droga, condizioni degli animali, provenienza del denaro.

Nel frattempo, la vita delle parrocchie continua. Le celebrazioni vanno avanti, affidate a un nuovo amministratore parrocchiale. Un segnale necessario, ma che non cancella il disorientamento. Perché quando viene meno una figura di riferimento, non è solo una questione organizzativa. È un equilibrio che si rompe.

Ed è qui che la fiaccolata assume un significato più profondo. Non è solo solidarietà, è il tentativo di ricucire una comunità, di ritrovare un senso di appartenenza. Ma è anche un gesto che prende posizione e che può dividere. Perché in queste storie convivono percezioni diverse, attese, paure.

Il caso di don Mario Viano diventa così più di una vicenda giudiziaria. È uno specchio che riflette il rapporto tra fiducia e responsabilità, tra bisogno di credere e bisogno di sapere. E lascia una domanda sospesa: cosa resta quando una figura simbolo viene messa in discussione? Forse proprio ciò che si vedrà domenica sera. Le persone, le luci, il silenzio condiviso. Una comunità che cammina insieme, anche senza avere tutte le risposte.

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