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10 Aprile 2026 - 14:31
Castelli e ville aperti al pubblico: il Pinerolese celebra 10 anni di patrimonio condiviso
C’è un patrimonio che spesso resta fuori dai grandi itinerari turistici, ma che racconta in modo autentico la storia di un territorio. È quello delle dimore storiche del Pinerolese, un sistema diffuso di residenze, castelli e ville che oggi celebra un traguardo importante: i dieci anni del Circuito promosso dall’Associazione Dimore Storiche Italiane (ADSI), sezione Piemonte e Valle d’Aosta.
La ricorrenza è stata presentata nella sede della Città metropolitana di Torino, dove è stato illustrato un calendario di iniziative che accompagnerà il pubblico da aprile a ottobre 2026. Un programma che punta a rendere accessibile un patrimonio spesso poco conosciuto, ma di grande valore storico, culturale e paesaggistico.
Al centro del progetto c’è un’idea chiara: fare rete per valorizzare un territorio. Il circuito riunisce infatti tredici dimore distribuite in nove Comuni, molte delle quali ancora oggi abitate dalle famiglie proprietarie. Luoghi che non sono semplici testimonianze del passato, ma spazi vivi, capaci di raccontare storie, tradizioni e trasformazioni sociali.
Durante la presentazione, la consigliera delegata al turismo Sonia Cambursano ha sottolineato come “storia, turismo, cultura e promozione del territorio si intrecciano perfettamente parlando di dimore storiche”, evidenziando il valore strategico della collaborazione tra enti pubblici e realtà associative. Un lavoro costruito nel tempo, che oggi si traduce in un’offerta culturale strutturata e riconoscibile.
Il calendario del decennale si articola in una serie di appuntamenti che avranno come momento centrale l’apertura delle dimore, prevalentemente nell’ultima domenica del mese. Un’occasione per visitare castelli, palazzi e giardini attraverso visite guidate, mostre ed eventi tematici, entrando in spazi che normalmente restano chiusi al pubblico.
Tra gli eventi più significativi spiccano le iniziative previste dall’8 al 19 maggio in collaborazione con il Salone Off, che porteranno la letteratura all’interno di luoghi come Casa Lajolo e il Castello di Miradolo, trasformandoli in veri e propri palcoscenici culturali. Un modo per intrecciare linguaggi diversi e ampliare il pubblico, rendendo queste dimore non solo luoghi da visitare, ma esperienze da vivere.
Altro appuntamento di rilievo sarà la XVI Giornata Nazionale ADSI, il 24 maggio, durante la quale 35 dimore in tutto il Piemonte apriranno gratuitamente al pubblico. Nel Pinerolese sarà possibile visitare realtà come il Castello di Marchierù, la Cappella di San Giovanni Battista, Villa Le Peschiere, la Cascina Losetta, Villa Colombretto e la stessa Casa Lajolo. Un’opportunità concreta per avvicinare i cittadini a un patrimonio spesso percepito come distante.
Il senso dell’iniziativa è stato ribadito anche da Guido Calleri, referente del Circuito, che ha richiamato il valore della collaborazione tra realtà diverse. Un concetto condiviso da Sandor Gosztonyi, presidente ADSI Piemonte e Valle d’Aosta, che ha definito questo decennale “un passaggio strategico”, capace di diventare modello anche oltre i confini regionali.
L’elenco delle dimore coinvolte restituisce la ricchezza del progetto: dal Palazzo Conti di Bricherasio a Palazzo Ricca di Castelvecchio, da Villa Giacosa Valfrè di Bonzo a Villa Le Peschiere, passando per la Cascina Losetta, il Torrione di Pinerolo, Villa La Paesana, Casa Lajolo, il Castello di Miradolo, il Castello di Marchierù, fino ai castelli di Virle e a Palazzo Juva a Volvera. Un mosaico di architetture e storie che disegna una geografia culturale ancora tutta da esplorare.
In un’epoca in cui il turismo tende a concentrarsi su pochi poli attrattivi, il circuito delle dimore storiche propone un modello diverso: diffuso, sostenibile e radicato nei territori. Non solo valorizzazione del patrimonio, ma anche opportunità di sviluppo economico e sociale per comunità spesso fuori dai grandi flussi.
Dopo dieci anni, il bilancio è quello di un progetto che ha saputo crescere e consolidarsi. Ma soprattutto è la conferma di una direzione: fare della cultura uno strumento di connessione tra luoghi, persone e memoria, restituendo visibilità a un patrimonio che non ha bisogno di essere scoperto, ma semplicemente raccontato meglio.
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