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09 Aprile 2026 - 11:44
«L'80% delle telecamere della videosorveglianza non funziona! Mentre quelle della ZTL funzionano benissimo!»
La discussione parte da una domanda precisa e arriva a una crepa profonda nel sistema, emersa nel Consiglio comunale del 31 marzo: il sistema di videosorveglianza a Chivasso funziona a singhiozzo. E allora la domanda diventa inevitabile: come si fa a garantire la sicurezza dei cittadini e dei commercianti se le telecamere non funzionano?
Il tema lo porta in aula il consigliere Bruno Prestìa, capogruppo di Per Chivasso. L’interrogazione nasce da una sequenza di episodi che negli ultimi mesi hanno colpito il centro città: furti ripetuti ai danni dei commercianti, vetrine spaccate con tombini, un’escalation che ha trasformato una serie di casi in un problema strutturale. Non più episodi isolati, ma una pressione costante su chi lavora nel cuore di Chivasso, da via Torino a via Roma e via Italia.
Prestìa lo scrive nero su bianco: i commercianti sono «allo stremo», il clima è quello della paura e della sfiducia, e la richiesta è chiara — più controlli, più presidio, più strumenti concreti per garantire sicurezza, compreso il potenziamento della videosorveglianza e un’integrazione reale con le forze dell’ordine.
Non solo. Nell’interrogazione c’è anche un altro punto: la possibilità di prevedere forme di sostegno economico, come esenzioni TARI o sul canone unico, per i commercianti colpiti dai furti. Un segnale, più che una misura strutturale. Un modo per dire che il Comune c’è.
La risposta del sindaco Claudio Castello, da una parte, difende l’operato dell’amministrazione; dall’altra chiude alcune porte.
Castello rivendica innanzitutto il lavoro fatto sulla sicurezza. Ricorda che il sistema di videosorveglianza è stato installato durante il suo primo mandato e ampliato nel tempo, anche nelle frazioni. Annuncia che è allo studio un ulteriore potenziamento, con nuove telecamere nella zona della stazione, uno dei punti più sensibili della città. Parla di un confronto costante con la Prefettura e le forze dell’ordine, di tavoli già attivi, di una collaborazione che definisce continua. E su questo fronte, pochi giorni dopo, arriva anche la conferma concreta: la proroga della cosiddetta zona rossa attorno alla stazione per altri tre mesi.
Ma nella risposta c’è anche un passaggio meno lineare. Il sindaco ammette che il sistema di videosorveglianza non è ancora pienamente integrato con la sala operativa dei Carabinieri. Il motivo? Problemi burocratici, questioni legate alla privacy, difficoltà nella sottoscrizione degli accordi necessari. Tradotto: le telecamere ci sono, ma il sistema non è ancora collegato come dovrebbe.
Poi arriva il no alla richiesta di agevolazioni per i commercianti.
Castello entra nel dettaglio tecnico: la TARI deve coprire il 100% del costo del servizio, eventuali riduzioni devono essere compensate con altre risorse di bilancio e comunque ricadrebbero sulla collettività. Non solo. Agevolazioni mirate rischierebbero di essere discriminatorie e, in alcuni casi, configurarsi come aiuti di Stato. E poi c’è un altro elemento: i danni subiti dalle attività, ricorda, dovrebbero essere coperti da assicurazioni e sono già deducibili fiscalmente.
La linea è chiara: sulla sicurezza si investe, sugli aiuti economici no.
Il dibattito avrebbe anche potuto chiudersi lì, non fosse che Prestìa, nella replica, sgancia una denuncia destinata a pesare: la maggior parte delle telecamere della videosorveglianza non funziona o funziona male.

Bruno Prestìa consigliere comunale del gruppo "Per Chivasso"
«Mi chiedo su che base diventa credibile un investimento su una nuova videosorveglianza», attacca, prima di chiarire subito da dove arrivano i dati che sta per citare: accesso agli atti e documentazione fornita dagli uffici comunali. Non opinioni, quindi, ma numeri.
E i numeri raccontano un sistema che, almeno sulla carta, non regge: nel capoluogo risultano 18 telecamere funzionanti e 24 non funzionanti. Nelle frazioni il divario è ancora più marcato: 2 funzionanti contro 35 non funzionanti. I varchi OCR, quelli per il controllo degli accessi, sono appena due funzionanti. Il resto è fuori uso.
La sintesi è secca: «l’80% circa di queste telecamere non funziona». Prestìa lo dice senza costruzioni retoriche: «Parliamo di ampliamento quando quello che c’è non funziona quasi per nulla». E poi affonda: «è aberrante».
Il punto non è solo il dato tecnico. È la conseguenza politica. Perché se il sistema attuale non funziona, ogni investimento futuro perde credibilità.
E a questo si aggiunge un confronto che, in aula, pesa. Prestìa mette accanto due sistemi: quello della videosorveglianza per la sicurezza e quello delle telecamere ZTL. Il primo, dice, non funziona. Il secondo sì. E produce anche risultati economici.
«Funzionano molto bene quelle che servono per la ZTL». E cita le cifre: circa 20 mila euro al giorno di incassi medi fino a pochi mesi fa, una previsione di circa 2 milioni di euro di multe, con un aumento di 500 mila euro rispetto all’anno precedente.
Non è solo una questione di numeri. È un messaggio. Perché suggerisce una priorità implicita: ciò che serve a sanzionare è efficiente, ciò che dovrebbe garantire sicurezza no. «Queste risposte suonano un po’ come una presa in giro».
La denuncia di Prestìa non si ferma qui. Perché ai numeri affianca i fatti.
Il 2 marzo, racconta, una donna viene tamponata in zona Prealpina. L’altro conducente finge di compilare il CID e poi scappa. Viene chiesto alla polizia municipale se esistono immagini. La risposta ufficiale è: «le immagini non sono disponibili».
Un altro episodio. Un’aggressione nei pressi della passerella della stazione. Anche lì viene fatta richiesta di verifica. Risposta: «in via Roma non ci sono telecamere». Una delle vie principali della città, una delle più esposte anche ai furti recenti.
Due episodi diversi. Stesso esito. Nessuna immagine.
E allora la domanda torna, più concreta di prima: il sistema di videosorveglianza, così com’è, serve davvero?
«Non si può parlare di sicurezza quando poi nei fatti non c’è», conclude il consigliere di opposizione.
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